Papa Francesco e la missione\1

Aparecida come esperienza.

Il Papa evidenzia 4 caratteristiche che hanno qualificato l’esperienza missionaria della V assemblea . Aparecida fu una esperienza di preghiera con il Popolo di Dio, sotto la guida di Nostra Signora, Madre dell’America che ha prodotto un Documento che si prolunga in impegno, con la Missione Continentale e che soprattutto fu una ricerca comune senza un documento iniziale. Questa affermazione è densa di significati. In verità il documento era predisposto, ma «questo documento…non fu assunto come documento di partenza. Il lavoro iniziale consistette nel porre in comune le preoccupazioni dei Pastoridavanti al cambio di epoca e la necessità di recuperare la vita di discepolato e missionaria con la quale Cristo fondò la Chiesa».

Già questa è una indicazione di metodo teologico-missionario. La comprensione dell’azione missionaria è attività nello Spirito e attività di discernimento comunitario. Le riflessioni che seguono si possono inquadrare proprio in questa prospettiva; quella del discernimento come luogo dell’agire missionario.

Le dimensioni della Missione Continentale.

Papa Francesco introduce una distinzione di metodo per la comprensione della azione missionaria. Le decisioni vanno comprese a due livelli di riflessione e discernimento. Chiama la prima «missione programmatica»; questa consiste nella proposta e realizzazione di atti di indole missionaria ovvero decisione operative che possono guidare l’azione immediata.

Chiama la seconda « missione paradigmatica [che] , invece, implica il porre in chiave missionaria le attività abituali delle Chiese particolari». Questa riflessione, che va oltre le singole decisioni, ha come scopo di continuare la riflessione per la ricerca di un nuovo paradigma o modello-guida della trasformazione missionaria del pensare la pastorale stessa. È quindi una riflessione di Nuova Evangelizzazione. Dice il Papa: «qui si dà, come conseguenza [di riflettere su], tutta una dinamica di riforma delle strutture ecclesiali. Il “cambiamento delle strutture” (da caduche a nuove) non è frutto di uno studio sull’organizzazione dell’impianto funzionale ecclesiastico, da cui risulterebbe una riorganizzazione statica, bensì è conseguenza della dinamica della missione. Ciò che fa cadere le strutture caduche, ciò che porta a cambiare i cuori dei cristiani, è precisamente la missionarietà». È importante sottolineare che, metodologicamente, egli afferma che la novità della NE si realizza nella assunzione di una prospettiva missionaria nuova. Si tratta di riorganizzare la vita pastorale e missionaria a partire da un tema generatore rinnovato.

La riorganizzazione della pastorale è missionaria quando vuole realizzare l’obiettivo di rendere tutta la comunità soggetto della missione. Egli infatti dice: «la Missione Continentale, sia programmatica sia paradigmatica, esige generare la coscienza di una Chiesa che si organizza per servire tutti i battezzati e gli uomini di buona volontà. Il discepolo di Cristo non è una persona isolata in una spiritualità intimista…». Tale impostazione chiede di mettere a tema della riorganizzazione della missione i processi formativi che sviluppano in modo adeguato la appartenenza ecclesiale.

Questa svolta ecclesiologica della Missione Continentale implica pertanto che si ripensino gli obiettivi globali dello sforzo di NE. È qui che incontriamo le novità maggiori (pur nella continuità con gli ultimi pontefici) del suo orizzonte missionario. La svolta missionaria della pastorale «richiede che ci esplicitiamo quali sono le sfide vigenti della missionarietà del discepolato. Ne evidenzierò solamente due: il rinnovamento interno della Chiesa e il dialogo con il mondo attuale».

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