Proporre la fede, formare alla vita cristiana

formazione-degli-adultiInterventi di Luciano Meddi
al clero di Terni-Narni- Amelia
Vitorchiano «La Dimora»
14 – 15 dicembre 2016

In un contesto di difficoltà di «trasmissione» generazionale, di difficoltà di comunicazione significativa della proposta cristiana, nel perdurare della «dissociazione fede-vita» nonostante il ritorno al dottrinale e le innovazioni catecumenali dei processi formativi pastorali, nella continua tentazione di «affidamento» della pastorale degli adulti ai movimenti e associazioni, è opportuno riflettere ancora sui processi di Nuova Evangelizzazione. 

 

I – Proporre il Vangelo di Gesù

  • L’evangelizzazione come compito missionario
  • I «verbi» dell’evangelizzazione
  • Una nuova narrazione?
  • Il «padre nostro», testo base di PA
  • Luoghi pastorali di evangelizzazione
  • La ministerialità adeguata

II – Formare la vita cristiana

  • La vita cristiana come competenza
  • Il processo «spirituale» dell’adulto
  • La piccola comunità scopo di ogni azione pastorale
  • Formare attraverso esperienze
  • Ministerialità adeguata
  • Il rito eucaristico, descrizione mistagogia della vita cristiana

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L. Meddi, Compiti e Pratiche di Nuova Evangelizzazione, in Dotolo-L. Meddi, Evangelizzare la vita cristiana. Teologia e Pratiche di Nuova Evangelizzazione, Cittadella, Assisi 2012, 79-150.
L. Meddi, Formare cristiani adulti. Desiderio e competenza del parroco, Cittadella, Assisi 2013.
L. Meddi, Il cammino di fede. Riorganizzare la catechesi parrocchiale, Elledici, Torino 2016

La formazione nella chiesa italiana

caritasIntervento di  Luciano Meddi al seminario Caritas Italiana, martedi 13 dicembre 2016

Il rilancio educativo di Benedetto XVI, con la Lettera alla diocesi di Roma (2008) fu troppo sbilanciato sulla funzione trasmettitiva (socializzazione) piuttosto che su quella auto-formativa. L’iniziativa (non prevista) di BXVI fece spostare l’accento della progettazione della Cei dalla comunicazione della fede (2001) alla educazione alla vita buona (2010). Il documento offre una riflessione organica nel c. III, Educare, cammino di relazione e di fiducia (nn. 25-34) facendo attenzione alla sola educazione come relazione generativa (relazione top-down) e dove prevale un modello di educazione come comunicazione.

La pratica formativa della Chiesa italiana soffre di semplificazione del concetto di educazione-formazione e  di riduzione della formazione a processo comunicativo-relazionale. Una pratica troppo sbilanciata sulla socializzazione (senza inculturazione), “falsamente” educativa, scarsamente formativa

Riferimenti bibliografici

  • G. Thils, Teologia delle realtà terrestri, Paoline, Alba 1968.
  • E. Faure (ed.), Rapporto sulle strategie dell’educazione, Armando, Roma 1973.
  • D. Lipari, Progettazione e valutazione nei processi formativi, EdizioniLavoro, Roma 1995.
  • G. Angelini, Introduzione: Primato della formazione: ragioni e problemi di un assioma della pastorale recente, in Aa. Vv., Il primato della formazione, Glossa, Milano 1997, 7-22.
  • J. Delors, Nell’educazione un tesoro. Rapporto all’UNESCO della commissione Internazionale sull’Educazione per il Ventunesimo Secolo, Armando Editore, Roma 1997.
  • M. Rotondi, Facilitare l’apprendere. Modi e percorsi per una formazione di qualità, FrancoAngeli, Milano 2000.
  • D. Lipari, Il “processo formativo” : senso di una espressione, in L. Meddi (a cura di), Diventare cristiani. La catechesi come percorso formativo, Luciano Editore, Napoli 2002, 19-37.
  • G. Chiosso, Teorie dell’educazione e della formazione, Mondadori, Città di castello 2004.
  • G. Alessandrini, Manuale per l’esperto dei processi formativi, Carocci, Roma 2005.
  • L. Meddi, Crisi della pastorale come crisi formativa, in Meddi L. (a cura di)-Associazione Italiana Catecheti, Formazione e comunità cristiana. Un contributo al futuro itinerario, Urbaniana University Press, Roma 2006, 39-64.
  • V. Nozza, L’uso della formazione nell’attività pastorale della Caritas italiana, in ivi,119-134.
  • Lettera del Santo Padre Benedetto XVI alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito dell’Educazione, 21 gennaio 2008.
  • Per una idea di educazione, in Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (a cura di), La sfida educativa. Rapporto-proposta sull’educazione, Laterza, Roma-Bari 2009, 3-24.
  • Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Roma 4 ottobre 2010.
  • R. Carelli, Evangelizzazione e educazione. Verso una pastorale in chiave generativa, in La Rivista del Clero Italiano, 93 (2012) 2, 111-133.
  • S. Ferdinandi, Quarant’anni di Caritas. Metodo e strumenti pastorali per educare alla carità., EDB, Bologna 2012.
  • L. Meddi, Il ritorno dell’educativo nella pastorale/1, in «Catechesi», 2011-2012, 81,1, 23-31; /2, in «Catechesi», 2011-2012, 81,2, 3-13.
  • L. Meddi, Apprendere nella chiesa oggi: verso nuove scelte di qualità, in Associazione Italiana dei Catecheti (AICa) – Zuppa P. (a cura di), Apprendere nella comunità cristiana. Come dare “ecclesialità” alla catechesi oggi?, Elledici, Torino 2012, 95-131.
  • C. Nosiglia, Nuove vie per l’annuncio del Vangelo. Prolusione, in In Gesù Cristo. Il nuovo umanesimo. 5° Convegno Ecclesiale Nazionale. Firenze 9-13, www.firenze2015.it, 9 novembre 2015.
  • P. Del Core, Educare, in Sintesi degli ambiti, www.firenze2015.it, 13 novembre 2015.
  • U. Margiotta, Teoria della formazione, Carocci, Roma 2015.
  • E. Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina, Milano 2015.
  • L. Meddi, Gravissimum Educationis. Introduzione e commento al testo, in Commentario ai documenti del Vaticano II. Vol. VII, EDB, Bologna 2017?

 

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Non svendo la dottrina, seguo il Concilio

Stefania Falasca, Avvenire  giovedì 17 novembre 2016, intervista Papa Francesco
Giubileo, ecumenismo, Concilio: intervista a Francesco alla vigilia della chiusura della Porta Santa: «La Chiesa non è una squadra di calcio che cerca tifosi»
«Il Giubileo? Non ho fatto un piano. Le cose sono venute. Semplicemente mi sono lasciato portare dallo Spirito. La Chiesa è il Vangelo, non è un cammino di idee. Questo Anno sulla misericordia è un processo maturato nel tempo, dal Concilio… Anche in campo ecumenico il cammino viene da lontano, con i passi dei miei predecessori. Questo è il cammino della Chiesa. Non sono io. Non ho dato nessuna accelerazione. Nella misura in cui andiamo avanti, il cammino sembra andare più veloce, è il motus in fine velocior ». Casa Santa Marta, è mezzogiorno. La conversazione con papa Francesco entra diretta nelle dinamiche di un periodo ecclesiale intenso, e non poteva che soffermarsi in particolare sugli incontri e sui passi ecumenici compiuti che hanno costellato anche i viaggi apostolici in questo Anno della misericordia che sta per concludersi e sulla ricerca prioritaria dell’unità dei cristiani, in questo tempo storico lacerato dai conflitti.

Che significato ha avuto commemorare con i luterani in Svezia i cinquecento anni della Riforma? È stata una sua “fuga in avanti”?

L’incontro con la Chiesa luterana a Lund è stato un passo in più nel cammino ecumenico che è iniziato cinquant’anni fa e in un dialogo teologico luterano-cattolico che ha dato i suoi frutti con la Dichiarazione comune, firmata nel 1999, sulla dottrina della Giustificazione, cioè su come Cristo ci rende giusti salvandoci con la sua Grazia necessaria, cioè il punto da cui erano partite le riflesprio di Lutero. Quindi, ritornare all’essenziale della fede per riscoprire la natura di ciò che unisce. Prima di me Benedetto XVI era andato a Erfurt, e su questo aveva parlato accuratamente, con molta chiarezza. Aveva ripetuto che la domanda su «come posso avere un Dio misericordioso » era penetrata nel cuore di Lutero, e stava dietro ogni sua ricerca teologica e interiore. C’è stata una purificazione della memoria. Lutero voleva fare una riforma che doveva essere come una medicina. Poi le cose si sono cristallizzate, si sono mescolati gli interessi politici del tempo, e si è finiti nel cuius regio eius religio, per cui si doveva seguire la confessione religiosa di chi aveva il potere.

Ma c’è chi pensa che in questi incontri ecumenici lei voglia “svendere” la dottrina cattolica. Qualcuno ha detto che si vuole “protestantizzare” la Chiesa… Non mi toglie il sonno. Io proseguo sulla strada di chi mi ha preceduto, seguo il Concilio.

Quanto alle opinioni, bisogna sempre distinguere lo spirito col quale vengono dette. Quando non c’è un cattivo spirito, aiutano anche a camminare. Altre volte si vede subito che le critiche prendono qua e là per giustificare una posizione già assunta, non sono oneste, sono fatte con spirito cattivo per fomentare divisione. Si vede subito che certi rigorismi nascono da una mancanza, dal voler nascondere dentro un’armatura la propria triste insoddisfazione. Se guardi il film Il pranzo di Babette c’è questo comportamento rigido.

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Il ruolo del catechismo nella missione della Chiesa

catechismo-e-missioneIl lavoro del prof. Rizzi presenta notevoli punti di interesse sia dal punto di vista teologico che etno-antropologico. Il mio intervento sottolinea soprattutto l’interesse catechetico.

Con questa parola voglio intendere prevalentemente la dimensione pedagogica presente nei testi catalogati utilizzata nella presentazione della fede e della vita cristiana nel tempo del post-tridentinismo nei luoghi della missione. È quindi un interesse di catechesi missionaria.

In modo particolare ci può aiutare a dare risposta ad un interrogativo che si è sviluppato nel tempo successivo al Vaticano II e che riguarda la opportunità missionaria del catechismo stesso sia nella evangelizzazione che nella formazione cristiana.

La importante ricostruzione di Giovanni Rizzi
Anche solo dalla analisi degli indici [pp. 85-238; 1613-1672] si possono ricavare notevoli indicazioni catechetiche.

  • La quantità: 18.000 catechismi che indica l’importanza dello strumento “catechismo” per la missione post-tridentina
  • La ecclesialità e vera soggettualità ecclesiale: i catechismi rimandano ad autori, animatori pastorali e soprattutto adattamenti e forme di inculturazione
  • Uso delle lingue e riconoscimento dell’universo di significato dei destinatari, forse non per la dottrina ma almeno per la presentazione della vita cristiana.
  • Offre indicazioni sul genere letterario: prevale il primato della fonte dottrinale su quella biblica e liturgica; quadripartito non sempre nella logica del C.Romano (1566)
  • Si deve segnalare, piuttosto, che molto spesso nei catechismi o accanto ad essi si trovano indicazioni sulla vita cristiana con indicazioni per la preghiera e soprattutto la vita morale spesso collegate alle singole situazioni
  • presenza di elementi didattici, uso della domanda-risposta, uso dei disegni e delle figure

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G. Rizzi, Il corpus dei catechismi nel fondo della Biblioteca Urbaniana di Propaganda Fide. Il continente Africano, 2. voll., Urbaniana University Press, Città del Vaticano 2015.

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