Direttorio per la Catechesi. Guida alla lettura 2. Orizzonti nuovi per la catechesi

R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.

La seconda parte della preziosa Guida alla lettura del nuovo Direttorio per la Catechesi (2020 =DPC) di Mons. Fisichella è dedicata a descrivere le Fondamenta che hanno guidato la redazione del documento (pp. 16-25). Mons Fisichella è Presidente del Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, istituzione responsabile della catechesi nella chiesa (in precedenza era compito della Congregazione per il Clero), ed è riconosciuto teologo. Il testo si articola in due affermazioni.

Sicuramente la vera novità di DPC è il forte utilizzo del termine mistagogia. Ma utilizzato troppo vicino a catecumenato viene a significare il metodo del catecumenato: come a dire che i passaggi catecumenali sono mistagogici nel senso che hanno come contenuto le dimensioni della fede cristiana. In questa prospettiva (che ha un indubbio valore!) non si comprende bene chi aiuta chi e come? Ritorna centrale la questione trasformativa o….pedagogica

1. Criterio e ispirazione fondamentale.
L’A. afferma che le fondamenta cioè gli orientamenti generali di DPC sono in EG, che egli legge nella continuità di temi e prospettive con EN. Più esattamente si trovano nei nn. 164-168 di EG e cioè il primato del kerygma della persona di Gesù Cristo come novità offerta ad ogni generazione per raggiungere il senso della vita (p.17). La parola che oggi reinterpreta tale annuncio è misericordia, è quindi il kerygma della misericordia. Di conseguenza la catechesi è “esperienza del catecumenato come esperienza del perdono offerto e della vita nuova di comunione con Dio che ne consegue” (p. 17). La centralità del kerygma va intesa in senso qualitativo; è primo annuncio sempre riproposto.

2. Le tre declinazioni kerygmatiche.
Questa prospettiva è presentata soprattutto come orizzonte che rimodella la catechesi e le sue finalità; un orizzonte che comporta tre opzioni di metodo o tre vie fondamentali.

2.1. In primo luogo la scelta della mistagogia “che significa essenzialmente due cose: la necessaria progressività dell’esperienza formativa in cui interviene tutta la comunità ed una rinnovata valorizzazione dei segni liturgici dell’iniziazione cristiana (pp. 19-20). L’autore lamenta come molti manuali e proposte pastorali non hanno recepito questa impostazione. Si presenta quindi come innovazione. In effetti DGC 1997 aveva dato poco spazio alla mistagogia segnalandola semplicemente come quarto momento del processo iniziatico.  DCG 1971 non conoscere neppure la parola. Sembra che per Mons. Fisichella la mistagogia sia la finalità del catecumenato; in ogni caso le due dimensioni si intersecano continuamente. “La mistagogia è una via privilegiata da seguire, ma resta obbligatoria. Non è affatto opzionale nel percorso catechetico, perché inserisce sempre più nel mistero che si crede e si celebra”… “Nel Direttorio, quindi, la mistagogia si inserisce giustamente all’interno di quel percorso di ispirazione catecumenale che taglia trasversalmente la catechesi (cf nn. 35.63-64)” (p.21).

In questa dinamica mistagogico-catecumenale “la conversione trova … il suo significato più espressivo…Essa viene colta non come un atto magico di un rito esterno e privo di significato, piuttosto come una disponibilità ad accogliere in sé la grazia che trasforma, permettendole di agire senza porre ostacoli (pp. 21-22).  Abbiamo quindi una identificazione tra processo di conversione e processo di crescita nella risposta di fede. Si potrebbe dire che si uniscono nel catecumenato-mistagogico sia la prima conversione che la conversione profonda o permanente.

2.2. In secondo luogo, sempre seguendo EG 167, per sostenere il servizio della catechesi al kerygma si suggerisce la via pulchritudinis (p. 22-23) perché la fede non è solo una cosa vera e giusta, ma anche bella. Sembra di capire che la bellezza venga intesa come espressione sintetica della dimensione emotiva-affettiva della persona. La via della bellezza potrebbe avere una forte efficacia nella catechesi e per questo DPC ha posto la via della bellezza come una delle “fonti” della catechesi (cf nn.106-109)”.

2.3. La terza scelta o via che permette sia la comunicazione che l’accoglienza del kerygma è la testimonianza (pp. 23-25; cf. EG 168\\EN 21). “La catechesi è un inserimento progressivo nel mistero della fede. Questa connotazione non può essere delegata a una sola dimensione della fede o della catechesi. La teologia indaga con gli strumenti della ratio il mistero rivelato. La liturgia celebra ed evoca il mistero con la vita sacramentale. La carità riconosce il mistero del fratello che tende la mano. La catechesi, alla stessa stregua, introduce progressivamente ad accogliere e vivere il mistero nell’esistenza quotidiana” (p. 25). Questa visione di testimonianza è cara a Mons. Fisichella che accanto al dato soggettivo e carismatico, ne sottolinea sempre la dimensione oggettiva ed ecclesiale.

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Percepiamo in queste pagine un grande sforzo di sintesi del recente cammino della catechetica. Innanzitutto un riequilibrio tra la prospettiva iniziatica di DGC 1997 (dedotta pari pari da OICA-RICA 1972) e quella catecumenale-mistagogica di DPC. Iniziare è una finalità, catecumenato e mistagogia sono pedagogie. Avvertiamo anche un maggiore equilibrio tra trasmissione-comunicazione e dimensione personale dell’atto di fede. Una visione che sottolinea plasticamente come il compito della catechesi sia la formazione e accompagnamento della trasformazione del credente e non il solo primo annuncio.

Andranno approfondire tuttavia anche alcune incertezze catechetiche. Bisognerà decidere il ruolo della conversione. DPC si riferisce globalmente sia alla prima che alla conversione permanente, che aveva ispirato il modello di DCG 1971. Questo pone alcuni interrogativi: chi si occupa della prima conversione? Che rapporto c’è tra i due momenti, sapendo che in pratica la catechesi si realizza quantitativamente nell’età dell’infanzia e prima adolescenza?  Inoltre, chiarita la natura teologica di conversione, quale interpretazione antropologica si richiede al fine di comprendere bene cosa sia catecumenato e mistagogia? Si possono questi (catecumenato e mistagogia) dedurre solo dal linguaggio misterico (dei misteri cristiani)?

Infine forse si dovrà ulteriormente chiarire il termine mistagogia. Sicuramente la vera novità di DPC. Infatti troppo spesso sembra essere inteso come equivalente di catecumenato-catecumenale. In senso stretto mistagogia si riferisce alla capacità di tradurre in esperienza una verità o principio; una operazione cioè del soggetto. Utilizzato troppo vicino a catecumenato viene a significare il metodo del catecumenato: come a dire che i passaggi catecumenali sono mistagogici ma nel senso che hanno come contenuto le dimensioni della fede cristiana. In questa prospettiva (che ha un indubbio valore!) non si comprende bene chi aiuta chi e come? Ritorna centrale la questione trasformativa o….pedagogica

Direttorio per la Catechesi. Guida alla lettura 1. Necessità e scopi del nuovo DPC

R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.

Mons. Rino Fisichella nella sua importante Guida alla lettura premessa alla pubblicazione del nuovo Direttorio per la Catechesi (2020 = DPC) ci offre alcune chiavi di lettura per una adeguata comprensione del nuovo documento. Un testo prezioso, organizzato in 4 paragrafi (5-38): Per una memoria storica, Le fondamenta, La struttura architettonica, La catechesi: un incontro fecondo. Ci soffermiamo sul primo paragrafo: per una memoria storica. Questa sezione ci sembra organizzata su tre passaggi.

La prima parte della Guida, ci offre uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

  1. Il nuovo DPC (5-7) si inserisce nel cammino di attuazione del Vaticano II, «nuova tappa nella sua [della chiesa] opera di evangelizzazione», che in questo modo intraprendeva «una strada interrotta per secoli», e di cui considera come fonte di rinnovamento principalmente la liturgia che stabilisce un rinnovato rapporto con la Parola di Dio (6). Anche la catechesi ha sviluppato questo rinnovamento che – a nostro avviso aveva contribuito a costruire già in precedenza. L’autore ne segnala le tappe: il Dcg 1971 e il Dgc 1997. Soprattutto di quest’ultimo ricorda l’apporto decisivo per una nuova metodologia e pedagogia con l’introduzione del catecumenato e della mistagogia. Non ricorda invece l’enorme influsso che sulla catechesi ha avuto la pubblicazione dell’OICa nel 1972.
  2. Nel secondo passaggio si sofferma sulla motivazione (socio-culturale) che ha generato la pubblicazione del terzo Direttorio: la grande sfida della cultura digitale e la necessaria inculturazione della catechesi (7-10). Lo sviluppo della cultura digitale favorita dalla progressiva globalizzazione comporta un radicale cambio antropologico soggiacente i nuovi modelli comunicativi; un cambio che incide sul compito e competenza ecclesiale di dire la verità e la libertà all’uomo e sull’uomo. Una situazione che chiede alla chiesa un cambio di metodo comunicativo o inculturazione. Compito del DPC sarà suggerire «quali percorsi effettuare perché la catechesi diventi una proposta che trovi l’interlocutore in grado di comprenderla [la fede] e di vederne l’adeguatezza con il proprio mondo» (9). Questo compito è stato illuminato dalla pubblicazione del CCC che Porta fidei, 8, descrive come strumento per «rendere più consapevole e a rinvigorire la loro adesione al Vangelo».
  3. Ma la pubblicazione è stata richiesta anche da motivi teologici cioè dal rinnovato contesto ecclesiale (10-16) che per l’Autore è segnato dalla continuità tra il Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (2012 con la pubblicazione di Evangelii gaudium (2013) e la celebrazione del XXV della pubblicazione del CCC (11). Da questi due riferimenti ecclesiali sembrano scaturire due affermazioni.
    1. Nella prima (11-14) si ricordano i tre contesti della missione contemporanea: la pastorale dei credenti e praticanti; dei battezzati che non vivono le esigenze del battesimo, di coloro che non conoscono o hanno rifiutato Gesù Cristo. Questi contesti sono stati ricordati dal Sinodo 2012 ma si dovrà puntualizzare che nascono da RM (1990) 33-36, e trovano il suo fondamento in AG 6. Una lettura che mette in evidenza come l’azione missionaria sia il paradigma di ogni opera della chiesa (13; cf. EG 14-15) e come l’evangelizzazione ne occupi il posto primario (13). «La catechesi, quindi, va intimamente unita all’opera di evangelizzazione e non può prescindere da essa. Ha bisogno di assumere in sé le caratteristiche stesse dell’evangelizzazione, senza cadere nella tentazione di diventarne un sostituto o di voler imporre all’evangelizzazione le proprie premesse pedagogiche. In questo rapporto il primato spetta all’evangelizzazione non alla catechesi» 13-14.  Ciò permette di comprendere perché alla luce di Evangelii gaudium  si può parlare di una catechesi kerygmatica come tutto il Direttorio  lascia chiaramente trasparire» (13-14).
    2. Nella seconda affermazione (14-16) si prende in considerazione il ruolo del CCC per la inculturazione che si vuole affidare alla catechesi. La Chiesa è «impegnata a presentare la fede come la risposta significativa per l’esistenza umana in questo particolare momento storico». Un compito che viene inteso come «esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella Parola di Dio, non sono ancora venute alla luce» (p. 15, con citazione di Papa Francesco nel Discorso nel XXV del Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 2017). Con citazione indiretta della Prefazione del Catechismo Romano (1566, n. 5) l’autore attribuisce al CCC questa possibilità quando si considerasse il fine ultimo della esposizione della (dottrina della) fede la esplorazione e iniziazione dell’amore di Dio (16). Questa scelta, quindi, per la catechesi «comporta una conseguenza di inestimabile valore pedagogico, quale il rimando all’amore come forma di conoscenza» (16).

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La prima parte della Guida, ci offre quindi uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

Certamente la catechetica e la teologia tutta potrà riflettere sul valore della comunicazione digitale, della conseguente trasformazione antropologica e della cultura contemporanea; se risulta davvero essere un ostacolo alla evangelizzazione o una opportunità. Sembra infatti che in questa prospettiva non si debba includere il processo di ermeneutica delle fonti proprio di molta teologia contemporanea. Si potrà riflettere cioè se il problema missionario nasce dalla opposizione della cultura o dal perdurare di una interpretazione troppo ecclesiocentrica della proposta cristiana.

Allo stesso modo si potrà approfondire l’analisi dell’interessante affermazione di p. 6 circa la «strada interrotta per secoli» a cui il Vaticano II ha voluto rimediare. Probabilmente l’Autore si riverisce alla separazione chiesa-mondo o al dottrinalismo e sacramentalismo post-tridentino.

Si potrà inoltre riflettere se davvero le scelte operative che sembrano emergere (evangelizzare con il CCC; più avanti si farà riferimento anche alla prospettiva catecumenale, narrativa e alla via pulchritudinis) esprimano davvero una continuità con tutto il rinnovamento catechetico del XX secolo, le posizioni del Vaticano II (DV 2.7; GE 2.4; CD 14; AG 14) e la prima proposta catechistica (Dcg 1971). Così come sarà utile approfondire se tra Sinodo 2012 ed Evangeli gaudium ci sia una vera continuità come sembra affermare l’importante testo di Mons. Fisichella.

Direttorio per la Catechesi: un indice audace

Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la catechesi, 23 giugno 2020. 

L’analisi dell’indice generale del nuovo DPC letto con gli analoghi indici dei precedenti direttori mostra una sostanziale conferma delle innovazioni proposte da DGC 1997 rispetto al primo DCG 1971, ma anche alcune novità che si prestano a diverse interpretazioni. Il nuovo DPC riorganizza l’intera materia catechistica secondo tre capitoli: il primo dedicato alla natura e i compiti della catechesi; il secondo alla pedagogia catechistica; il terzo alla organizzazione della catechesi nella chiesa locale (che il direttorio sceglie di chiamare chiesa particolare.

L’insieme sembra essere guidato più dalla prospettiva sistematica che quella teologico-pastorale; una prospettiva che deriva, come lascia intendere soprattutto la Guida alla lettura offerta da Mons. Fisichella Presidente del PCPNE, dal concetto di trasmissione della fede approfondito nel 2012 dalla XIII Assemblea dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione.

DCG 1971 DGC1997 DPC 2020
Proemio Esposizione introduttiva
’annuncio del Vangelo
nel mondo contemporaneo
 
Presentazione         »              43

Introduzione (1-10) »              55

PARTE I
ATTUALITÀ DEL PROBLEMA
La situazione attuale nel mondo
La situazione attuale nella chiesa
=======
Parte II
IL MINISTERO DELLA PAROLA
1. Il ministero della parola e la rivelazione
2. La catechesi nella missione pastorale della chiesa
Parte prima
LA CATECHESI NELLA MISSIONE EVANGELIZZATRICE DELLA CHIESACapitolo primo
La Rivelazione e la sua trasmissione mediante l’evangelizzazione

Capitolo secondo
La catechesi nel processo dell’evangelizzazione

Capitolo terzo
Natura, finalità e compiti della catechesi

Parte Prima
LA CATECHESI NELLA MISSIONE EVANGELIZZATRICE DELLA CHIESACAPITOLO I
La RIVELAZIONE E LA SUA TRASMISSIONE
Capitolo II: L’identità della catechesi
Capitolo III: IL catechista
CAPITOLO IV:
La FORMAZIONE DEI CATECHISTI   
PARTE III
IL MESSAGGIO CRISTIANO1. norme e criteri
2. gli elementi essenziali del messaggio cristiano
Parte seconda
IL MESSAGGIO EVANGELICO
Significato e finalità di questa parte

Capitolo primo
Norme e criteri per la presentazione del messaggio evangelico nella catechesi

Capitolo secondo
Il Catechismo della Chiesa Cattolica

 

PARTE IV
ELEMENTI DI METODOLOGIACatechista, metodo induttivo e deduttivo, formule esperienza
Parte terza LA PEDAGOGIA DELLA FEDE« Uno solo è il vostro Maestro, il Cristo » (Mt 23,10)

Significato e finalità di questa parte
Capitolo primo
La pedagogia di Dio, fonte e modello della pedagogia della fede

Capitolo secondo
“Elementi di metodologia

Parte Seconda IL PROCESSO DELLA CATECHESI

CAPITOLO V: La PEDAGOGIA DELLA FEDE 181

CAPITOLO VI: IL CATECHISMO DELLA CHIESA CATTOLICA »              199

CAPITOLO VIII: La CATECHESI NELLA VITA DELLE PERSONE »   225

PARTE V
LA CATECHESI SECONDO LE ETÀInfanzia, fanciullezza, preadolescenza adolescenza  e giovinezza, Adulti, vecchiaia
Parte quarta
I DESTINATARI DELLA CATECHESI
« Il Regno riguarda tutti » (RM 15)   Significato e finalità di questa parte
Capitolo primo
L’adattamento al destinatario: aspetti generaliCapitolo secondo
le catechesi per età

Capitolo terzo
Catechesi per situazioni speciali, mentalità e ambienti

Capitolo quarto
Catechesi in contesto socio-religioso

Capitolo quinto
Catechesi in contesto socio-culturale

PARTE VI: LA PASTORALE DEL MINISTERO DELLA PAROLA

cap. I analisi della situazione
cap. II il programma di azione
cap. III la formazione catechistica
cap. IV gli strumenti
cap. V l’organizzazione della catechesi
cap. VI: coordinamento della pastorale catechistica con l’insieme dell’azione pastorale:
cap. VII necessità di promuovere la ricerca scientifica
cap. VIII la cooperazione internazionale e le relazioni con la santa sede

Parte quinta
LA CATECHESI NELLA CHIESA PARTICOLARESignificato e finalità di questa parte

Capitolo primo
Il  ministero della catechesi nella Chiesa particolare e i suoi agenti

Capitolo secondo
La formazione per il servizio della catechesi

Capitolo terzo
Luoghi e vie della catechesi

Capitolo quarto
L’organizzazione della pastorale catechistica nella Chiesa particolare

 

Parte Terza

LA CATECHESI NELLE CHIESE PARTICOLARI

CAPITOLO IX: LA COMUNITÀ CRISTIANA

SOGGETTO DELLA CATECHESI »                273

CAPITOLO X: La CATECHESI DI FRONTE AGLI SCENARI

CULTURALI CONTEMPORANEI

CAPITOLO XI: LA CATECHESI A SERVIZIO

DELL’INCULTURAZIONE DELLA FEDE

CAPITOLO XII: GLI ORGANISMI

A SERVIZIO DELLA CATECHESI

Allegato
INIZIAZIONE AI SACRAMENTI DELLA PENITENZA E DELL’EUCARISTIA
Conclusione             Conclusione

In generale la continuità è soprattutto con il DGC 1997 di cui segue alcune scelte:
– non dedica un capitolo sulla analisi della situazione socio-culturale ed ecclesiale (analisi che è presente nel testo in più luoghi ma non tematizzata in una parte specifica)
– interpreta la natura e i compiti della catechesi dentro la teologia della missione e non nella sola teologia della rivelazione (il ministero della Paola di DCG 1971)
– preferisce parlare di pedagogia divina e pedagogia della fede piuttosto che di metodologia catechistica
– mantiene un ruolo decisivo (anche se ricollocato) al CCC

In discontinuità oltre la già ricordata scelta di non offrire un capitolo specifico alla analisi della situazione, colpisce
– la scelta tripartita (natura, pedagogia, chiesa locale) e quindi la logica più sistematica della definizione del compito, il metodo che ne deriva, il soggetto agente (la chiesa). (Tuttavia si fa fatica a capire perchè due capitoli della Parte Prima – sulla natura della catechesi – siano dedicati al catechista)
– questa scelta sacrifica due sezioni: quella dedicata ai criteri del messaggio e quella dedicata ai destinatari (ambedue presenti come temi, ma inseriti e quindi illuminati da una differente visione d’insieme).

L’insieme, infatti, sembra essere guidato più dalla prospettiva sistematica che quella teologico-pastorale; dalla scelta di preferire più il linguaggio della definizione e della applicazione più che il linguaggio della progettazione e contestualizzazione. Una prospettiva che deriva, come lascia intendere soprattutto la Guida alla lettura offerta da Mons. Fisichella Presidente del PCPNE, dal concetto di trasmissione della fede approfondito nel 2012 dalla XIII Assemblea dei Vescovi sulla Nuova Evangelizzazione.

Una scelta che fa interrogare sulla collocazione e il ruolo dei destinatari, della cultura, della complessità del fenomeno religioso. Temi su cui si dovrà indagare maggiormente per capire le direzioni che DPC offre e suggerisce alle chiese.

Direttorio per la Catechesi: il compito della catechesi missionaria

Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2020

E’ stata presentata la nuova edizione del Direttorio per la Catechesi a 23 anni dal Direttorio Generale per la catechesi. Il Direttorio vuole conservare le linee guida per la competenza catechistica che dal Vaticano II è giunta fino a noi, ma al tempo stesso riformulare tale compito nella prospettiva delle riflessioni contemporanee. Circa la definizione del compito della catechesi, il documento usa l’espressione catechesi missionaria che viene descritta ai nn.- 3-4 della Introduzione

3. Alla luce di queste linee che caratterizzano la catechesi in chiave missionaria, si riscopre anche lo scopo del processo catechistico. La comprensione contemporanea dei dinamismi formativi delle persone propone che l’unione intima con Cristo, obiettivo finale della proposta catechistica sempre indicato dal Magistero, non dovrebbe essere presentato solo come un grande valore in sé, ma deve essere realizzato con un processo di accompagnamento (EG 169-173).

In effetti, il complesso processo di interiorizzazione del Vangelo coinvolge l’intera persona nella tua esperienza di vita. Solo una catechesi che si concentra sulla risposta alla fede che ogni persona dovrebbe dare, può focalizzare lo scopo indicato. Questo è il motivo per cui il presente Direttorio insiste nella importanza della catechesi che accompagna la maturazione di mentalità di fede con una dinamica di trasformazione, che è sicuramente un’azione spirituale. Questa sarebbe la forma corretta e necessaria di inculturazione della fede.

4. Pertanto, nel rileggere la natura e lo scopo della catechesi, questo Direttorio presenta alcune prospettive che sono il frutto del discernimento realizzato nel contesto ecclesiale degli ultimi decenni e che attraversa tutto il documento e costituisce il suo quadro principale.

– Si riafferma la completa fiducia nello Spirito Santo, che è presente e agisce nella Chiesa, nel mondo e nei cuori delle persone. Questa convinzione dà al compito catechistico una nota di gioia, serenità e di responsabilità.
– L’atto di fede nasce dall’amore che desidera conosce ogni volta di più il Signore Gesù, vivo nella Chiesa;  per questo iniziare i credenti alla vita cristiana equivale a portarli in un incontro vivente con Lui.
– La Chiesa, mistero della comunione, guidata dallo Spirito Santo, genera una nuova vita. Con questo sguardo di fede si riafferma il ruolo della comunità cristiana come luogo adatto per la generazione e la maturazione della vita cristiana.
– Il processo di evangelizzazione insieme a quello di catechesi costituiscono un’azione spirituale. Ciò richiede che i catechisti siano veri “evangelizzatori dallo Spirito” (EG 259-283) e fedeli collaboratori dei pastori.
– Viene riconosciuto il ruolo fondamentale dei battezzati. Nella loro dignità propri dei figli di Dio, tutti i credenti lo sono soggetti attivi della proposta catechistica, non sono ospiti passivi o semplici destinatari. di un servizio e quindi sono chiamati ad essere veri discepoli missionari.
– Vivere il mistero della fede in termini di relazione con il Signore ha conseguenze per l’annuncio del Vangelo. Chiede di superare ogni contrasto tra contenuto e metodo, tra fede e vita.

(Traduzione dal testo spagnolo)

si vedano gli interventi nella conferenza stampa di Presentazione del 25 giugno
R. Fisichella\  J.O. Ruiz ArenasF.-P. Tebartz

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