Il Sinodo dei giovani 2018. Una lettura epistemologica

Logo-Sinodo-dei-GiovaniIntervento all’AICA-Romana,
22 novembre 2018

Desidero rispondere alla domanda a quale modello di pastorale missionaria si ispira il Documento Finale (DF) del recente Sinodo 2018 per i Giovani? Credo di poterlo fare (1) individuando l’interesse del Sinodo; (2) comprendendo le diverse epistemologie che costituiscono la trama del documento; (3) esplorando due azioni pastorali: la pastorale giovanile e la formazione cristiana. Usando quindi una metodologia ermeneutica propria dell’analisi linguistica.

Mi sembra si possa dire che complessivamente l’epistemologia di DF sia legata alla consolidata ermeneutica veritativa propria di Sinodo 2012, che ritiene la cultura quasi solo destinataria dell’annuncio, che utilizza le scienze umane solo come ancilla theologiae o in chiave multidisciplinare; prevalentemente legate agli utilizzi del broadcastingi e alla relazione interpersonale.

1. La evoluzione del temario

  • In tutto il Sinodo2018 il titolo è rimasto lo stesso: I giovani, la fede e il discernimento vocazionale. Ma l’analisi dell’articolato degli indici mostra come da IL in poi il Sinodo si sia concentrato soprattutto sul rapporto giovani e Chiesa inteso quasi solo come tema vocazionale dei giovani, marginalizzando il tema più ampio della cura dei giovani.
  • Per approdare ad una rivisitazione della conversione missionaria proposta da Evangelii gaudium (2013) e alla riaffermazione della via della sinodalità recentemente proposta da Papa Francesco.
  • Pre-sinodo, invece, chiedeva una parola dei vescovi sulla questione giovanile, una teologia della giovinezza (come età spirituale) e il suo valore per la missione ecclesiale.

2. Epistemologia del Documento Finale

  • Sarà utile indagare tre gruppi di parole che strutturano il vocabolario di DF:
  • La teologia della evangelizzazione sembra avere un impianto decisamente dottrinale legato al Sinodo 2012 sulla trasmissione della fede: L’espressione evangelizzazione compare 10 x ma senza una definizione del termine; si realizza senza inculturazione o ermeneutica del messaggio (termini mai citati) perché fondamentalmente è intesa come trasmissione (8x di cui 5 volte trasmissione della fede), comunicazione 5x (tuttavia mai l’espressione comunicazione della fede); l’espressione cultura 56x, è solo destinataria
  • La teologia della vocazione si è bloccata sulla questione del rapporto tra chiamata universale, vocazione cristiana e il tema degli stati di vita; non si è accettata l’espressione “progetto di vita” per cui si confonde la vocazione come prospettiva e la vocazione come compito (appunto, quella vocazionale). L’espressione vocazione/zionale è ben presente (95x), come pure chiamata (36x) e libero\libertà (62x) e coscienza (27x); ma viene poco usata l’espressione scelta (8x) e risposta (6). Con l’interrogativo di cosa si intenda con libertà, essendoci un numero intero dedicato alla interpretazione retta della coscienza (n.107) con la conseguenza che la scelta libera va intesa come libera adesione alla prospettiva ecclesiale (nella linea della antropologia vocazionale della scuola di Rulla). Risulta equivoco inoltre continuare a pensare la vocazione (ministeriale e carismatica) identificandola con la età psico-sociale e spirituale giovanile.
  • La antropologia della formazione è in apparenza molto presente in riferimento alla tematica dell’accompagnamento-discernimento ma in una prospettiva decisamente teologica e poco pedagogica. Infatti l’espressione formazione è ben presente (53x + formativo 16x, tuttavia senza una definizione di formazione) anche se l’interesse è chiaramente su l’accompagnamento (105x) e discernimento (51x). Si deve però osservare che questo processo è pensato teologicamente: l’espressione scienze umane non è presente e il lemma psicolo– solo 7x con uso aggettivato; sociologico 1x aggettivato; è anche troppo poco utilizzato il lemma trasformazione (2x in senso teologico). Sorge la domanda: come crede DF che si possa operare il processo formativo?
  • Nelle finalità dell’accompagnamento si sottolinea il compito di integrare la persona attorno alla chiamata divina. L’espressione è molto usata, 31x; viene usata prevalentemente con lo scopo di unire le dimensioni pastorali e facilitare la crescita vocazionale e non per esprimere il dialogo tra scopi ecclesiali e processi interiori alla persona; quasi mai nei significati psicosociali.
  • Soprattutto i CM di lingua inglese avevano invece sottolineato l’ampia prospettiva del discernimento e accompagnamento attraverso una ricca declinazione di parole: training, mentoring, counseling e coaching ed empowering
  • Mi sembra si possa dire che complessivamente l’epistemologia di DF sia legata alla consolidata ermeneutica veritativa propria di Sinodo 2012, che ritiene la cultura quasi solo destinataria dell’annuncio, che utilizza le scienze umane solo come ancilla theologiae o in chiave multidisciplinare; prevalentemente legate agli utilizzi del broadcastingi e alla relazione interpersonale.

3. L’annuncio ai giovani?

  • L’espressione «pastorale giovanile» è presente almeno 9x (un intero paragrafo, 138-143 ne illustra la visione). Prevale l’affermazione che la PG debba essere identificata con la pastorale vocazionale (2x, 16=139) «perché la giovinezza è la  stagione  privilegiata  delle  scelte  di  vita  e  della risposta alla chiamata di Dio» (140); una semplificazione problematica se non la si apre al tema (e alla epistemologia) del progetto di vita.
  • Il temario esplicito di PG: formare discepoli missionari (160, di chiara impronta dottrinale e apologetico); il discernimento (vocazionale – 161); l’accompagnamento al matrimonio (162). Mancano i temi dell’annuncio e della umanizzazione (la cura dei giovani). La via da seguire è solo quella pastorale (integrazione delle azioni e dei soggetti pastorali) e comunicativa (qualità delle relazioni e accoglienza).
  • Davvero debole la proposta di impostare la cura dei giovani come pastorale giovanile e vocazionale in quanto si ritiene che sia la vocazione il compito principale di questa età (DF 140-141).
  • Si rimane sconcertati dal disinteresse verso l’evangelizzazione dei giovani; certamente ci sono diversi paragrafi riferiti al disagio giovanile (PG per la umanizzazione) ma se non risulta chiaro per cosa la Chiesa voglia impegnarsi in questo contesto e a chi affida questo compito. Manca invece una proposta organica circa la proposta della fede ai giovani. In verità alcuni Circoli Minori avevano chiesto di trattare il tema del kerygma ai giovani (soprattutto CM FRA 1 e CM SPA 2).
  • In DF è assente la domanda cruciale sulle origini del fallimento della PG attuale; sia del modello della catechesi tradizionale o permanente; sia del modello catecumenale contemporaneo; mentre almeno 8 citazioni del CM chiedevano la revisione del momento crismale della IC.
  • Si segue quindi il modello della animazione vocazionale affrontato con la prospettiva di PG come teologia fondamentale e rafforzamento della appartenenza ecclesiale.

4. La formazione cristiana

  • Nel c. IV,II si offrono riflessioni che riguardano la formazione cristiana o catechesi. DF 128 chiede di superare i percorsi di catechesi come semplice preparazione ai  sacramenti, per far sperimentare ai giovani il realismo quotidiano della fede e offrire loro una  visione  più  organica  del  cristianesimo [quale?]; si usa il quadro di riferimento di comunità generativa (DF 129), senza disambiguare l’espressione quando riferita ai giovani.
  • Alla catechesi è dedicano un denso numero (n. 133) costruito su quattro affermazioni: una catechesi kerigmatica capace di far scoprire i segni dell’amore di Dio e la comunità come luogo di incontro con Cristo [esige l’inculturazione e l’ermeneutica]; una catechesi composta di itinerari continuativi e organici che sappiano integrare le diverse dimensioni della vita cristiana [l’integrazione è fattore psico-sociale]; itinerari che mostrino l’intima connessione della fede con l’esperienza concreta della vita quotidiana [cioè integrazione]; una catechesi rinnovata dai linguaggi e negli strumenti (YouCat e DoCat e si suggeriva anche un KidCat; cf. CM ENG 1).

Dunque una catechesi che recupera la centralità dell’itinerario catechistico. Una catechesi che sottolinea il luogo catechistico, la vita della comunità cristiana, che recupera la visione di educazione/formazione permanente (più che catecumenale?, 1 sola citaz.!) ma che non risolve il tema delle fonti (= cosa è kerigmatico?) e del processo pedagogico da privilegiare per raggiungere tali finalità. Sembra centrata sui processi di socializzazione e/o appartenenza (ma far fare esperienza implica la pedagogia della comunità di pratica cioè di apprendimento oltre che la sola generatività). Non è più centrata sul compito comunicativo (=PA) ma neppure centrata sui processi psicosociali e spirituali della conversione permanente (o profonda o maturità di fede o integrazione fede-vita o risposta di fede).

Ripensare l’orizzonte iniziatico della pastorale

catechesiLo Spirito della missione. Ripensare l’orizzonte iniziatico della pastorale, «Catechesi», 87 (2018) 4, 29-44

Il titolo di questa riflessione è volutamente ambiguo. Esso riprende una espressione analoga proposta da B. De Marchi[1] in un saggio recente che a nostro parere riassume bene la complessa ma illuminante prospettiva della missione nella luce dello Spirito di Dio nel mondo[2]. Scopo è mostrare l’opportunità di ripensare l’agire pastorale e catechetico nella prospettiva pneumatica ovvero nella prospettiva del sostegno ecclesiale ai dinamismi spirituali della persona come risposta all’agire di Dio nella storia[3].

Questa prospettiva pare utile per riflettere ancora sulla pastorale di iniziazione cristiana (IC), uno dei cardini del rinnovamento missionario della pastorale; rinnovamento che sembra tardi a dare i suoi frutti perché a nostro avviso ci si è troppo velocemente lasciati attrarre dalla prospettiva catecumenale senza avere sufficientemente riflettuto sulla prospettiva iniziatica o, come sempre più sembra emergere, la prospettiva generativa. Ma non sarà possibile utilizzare pienamente la categoria generativa se in un primo momento non viene separata dalla responsabilità ecclesiale per ricomprenderla – appunto – dentro la missione dello Spirito. Cioè in una prospettiva mistica[4].

Tuttavia per recuperare la dimensione mistica della salvezza è necessario andare oltre la comprensione del rapporto natura-Grazia come è stato compreso a partire dal primato liturgico-sacramentale centrato sul Mistero Pasquale. Se il Mistero Pasquale venisse ricompreso oltre la prospettiva tridentina e se si pensasse come attestazione simbolica (rituale) della missione trinitaria, allora avremmo una prospettiva iniziatica che non si limita ad assicurare in modo oggettivo ed esteriore il processo di trasformazione interiore, ma sarebbe incentrata sulla progressione spirituale o mistica della risposta di fede. Prospettiva dell’oggettivo che a livello di pedagogia cristiana rimane il problema fondamentale della crisi pastorale. D’altra parte è intuito da tutti che se non si risolve la questione iniziatica non potremo avere comunità adulte, soggetto della missione locale e testimoni autentiche del Vangelo.

Introduzione
1. Iniziazioni sempre più difficili
1.1. La difficoltà iniziatica in occidente tra abbandoni e non accettazioni
1.2. Dalla iniziazione attività alla pastorale iniziatica
2. Dio continuamente inizia
2.1. La missione è di Dio
2.2. La lettura cristologico-trinitaria della missione
2.3. La riconsiderazione pneumatica del processo missionario
3. Iniziazione e Spirito. La dimensione spirituale della formazione cristiana
3.1. Dio evangelizza-inizia attraverso la coscienza della persona.
3.2. La fede come conversione (opzione o atteggiamento fondamentale)
4. Un necessario nuovo rapporto tra iniziazione, liturgia e mistica

[1] B. de Marchi, The Holy Spirit, Artist of God’s Kingdom Spirit and Mission, in «Urbaniana University Journal» 67 (2014) 1, 93-138.

[2] Citazione indiretta di un’opera molto contestata ma alla lunga decisiva di K. Rahner: Geist in Welt: zur Metaphysik der endlichen Erkenntnis bei Thomas von Aquin, Innsbruck, Rauch 1939 (tr. it. 1989); testo ripresentato in forma più divulgativa in K. Rahner, Uditori della Parola, Borla, Roma 1977 (1941); testo che terremo molto presente in questa riflessione.

[3] Crediamo di sviluppare ulteriormente le riflessioni già apparse su questa rivista: L. Meddi, Catechesi missionaria. Analisi di una definizione in Europa, in «Catechesi» 87 (2018) 1, 29-41.

[4] V. M. Fernández, La forza salvifica della mistica. Liberazione spirituale per tutti, Cinisello B., San Paolo 2018.

 

Il futuro della catechesi, la catechesi del futuro

L. Meddi, Futuro della catechetica, il compito e i compiti. Approccio fondamentale, in Istituto di Catechetica-J.L. Moral (a cura di), Studiare catechetica oggi. La proposta dell’Università Pontificia salesiana, Las, Roma 2018, 135-170

 

Abbiamo bisogno di ripensare il quadro della catechesi (catechetica) descritto dal Direttorio generale per la catechesi 1997? Se si, perché?, e in che direzione?

 

 

Si parla di futuro della catechetica perché si ipotizza che l’attuale proposta (genericamente chiamata catecumenale) non risponda adeguatamente ai compiti missionari e abbia perso molte delle innovazioni precedenti. Un segnale di non condivisione, inoltre, è la diversità di impostazioni catechetiche di autori, progetti e degli stessi documenti e interventi magisteriali. Ancora di più: la assenza di riflessioni sulle finalità e i compiti della catechesi.

Questa breve riflessione ha lo scopo di individuare un punto di convergenza tra diverse opinioni che riguardano le finalità, i compiti e quindi la natura della catechetica. Siamo dell’opinione che la catechetica e quindi la pratica catechistica soffra di una incompiutezza e che la radice di questa si trovi già nel Concilio Vaticano II che propose nuovi compiti-finalità senza adeguata riflessione epistemologica con la conseguenza che le innovazioni vennero implementate con il quadro catechetico precedente o semplicemente rifiutate. Chi scrive ritiene che la catechesi abbia il compito di sostenere la risposta di fede e l’esercizio della vita cristiana, cioè la fides qua, e che possa farlo solo con una epistemologia completa. Ritiene, inoltre, che sia un errore spostare l’accento della catechesi sia sulla questione del Primo annuncio sia sulla stessa Iniziazione Cristiana.

Si muoverà da una rapida discussione sulle direzioni attuali della catechesi, per poi disambiguare il linguaggio oggi più in uso per descrivere i compiti della catechesi e, infine, proporre una descrizione del compito e dei compiti della catechesi stessa. Il cuore di questa riflessione è quindi l’invito a recuperare e portare a compimento le innovazioni conciliari.

 

INTRODUZIONE
1. LA PROGRESSIVA SEMPLIFICAZIONE DELLA CATECHESI
1.1. LA COMPLESSITÀ DELLE INVOLUZIONI
1.2. DISAMBIGUARE IL «PROCESSO DI EVANGELIZZAZIONE»
2. LA CATECHESI PER LA RISPOSTA DELLA FEDE. RITORNARE E APPROFONDIRE LE INTUIZIONI PRECEDENTI
2.1. OLTRE LA SEMPLIFICAZIONE, LA CATECHESI PER L’ECHO INTERIORE
2.2. MANTENERE LA DIREZIONE E RECUPERARE L’IMPIANTO CONCILIARE
3. LA COMPETENZA CATECHETICA
3.1. IL COMPITO: SOSTENERE LA PERSONALITÀ CRISTIANA (GE 2)
La ricca stagione della educazione dei cristiani
La persona e i suoi dinamismi come via decisiva della catechesi
3.2. I COMPITI: ABILITARE I DISCEPOLI MISSIONARI
La integrazione fede-vita: superare il formalismo e la dissociazione fede-vita
Abilitare la competenza cristiana: la testimonianza della vita cristiana
Rinnovate forme di sostegno alla socializzazione religiosa
La costruzione dell’itinerario di risposta.
4. LA CATECHETICA COME DIALOGO TRA TEOLOGIA E SCIENZE UMANE.
4.1. LA RADICE TEOLOGICA DELLA CATECHETICA
4.2. LA NATURA TRANS-DISCIPLINARE DEL GIUDIZIO CATECHETICO
4.3. LE DIMENSIONI E I SAPÉRI DELLA CATECHETICA
CONCLUSIONE

I quattro cammini del Sinodo con i Giovani

Il Sinodo ci invita a capire nuovamente quale sia la natura del compito che la Chiesa vuole assumersi. Si può dire che si tratta di aiutare i giovani a realizzare una piena umanizzazione, una prima evangelizzazione, una chiara proposta di collaborazione alla missione ecclesiale, un vero percorso iniziatico-vocazionale?

Ciascuna di queste finalità va approfondita perché rimanda a dibattiti aperti e che chiedono di non essere semplificati con frettolose ricette. Sono espressioni che rimandano a sapéri e discipline di diversa natura. Più esattamente sono questioni descritte, comprese e realizzate dalle scienze umane a cui la rivelazione dona una prospettiva di senso cioè una finalizzazione secondo il Vangelo.

Umanizzazione dei giovani

Molti documenti, autori e progetti sottolineano il tema della piena umanizzazione. Con questa espressione intendono una vasta gamma di temi. Quelli più sociali: dare risposte alla possibilità di vita del mondo giovanile; personali: aiutare la costruzione del personale autentico progetto di vita; culturali: dare spazio alla cultura giovanile. Il magistero e la pastorale spesso collegano questo obiettivo al tema delle aspirazioni umane.

Prima evangelizzazione dei giovani

Si è parlato sloganisticamente di prima generazione incredula. L’espressione è decisamente fuorviante perché può nascondere il dato oggettivo per cui ogni generazione, raggiungendo la adolescenza-giovinezza, diventa critica verso le espressioni culturali e religiose della generazione precedente. Non c’è altra via per raggiungere la maturità di fede che la presa di distacco dalla religiosità infantile. Spesso sono le comunità che non sanno accompagnare questo momento di “crisi”.

Percorso iniziatico-vocazionale

Il Sinodo chiede di sviluppare una pastorale di accompagnamento vocazionale. Si propone al giovane di imparare a prendere posizione, ad elaborare una decisione che diventi poi progetto di vita. La categoria accompagnamento collegata alle categorie decisione e progetto di vita, è categoria delicata. Va chiarito il dinamismo socializzazione-educazione-formazione senza il quale anche le pratiche pastorali rischiano di essere psicologismi. Soprattutto quando si parla di discernimento spirituale.

Collaborazione alla missione ecclesiale

Fin dalla Lettera ai Giovani del Concilio, i documenti ecclesiali hanno sottolineato lo scopo di rendere i giovani soggetto della propria evangelizzazione e soprattutto soggetto del futuro missionario della Chiesa. È solo un invito al protagonismo giovanile? Cosa significa pastoralmente affermare che i giovani sono il futuro della Chiesa e che il futuro della Chiesa è dei giovani? Fondamentalmente significa che alcuni aspetti della cultura giovanile guideranno la Chiesa. La cultura giovanile, quella che in questi anni la Chiesa ha troppo spesso incompreso, “perso”; la cultura continuamente definita “deserto spirituale”; la cultura genericamente chiamata post-moderna dovrà essere aiutata ad esprimere in modo nuovo il Vangelo.

La via pastorale normale:
il catecumenato crismale in età giovanile

Sarà utile tornare a riflettere sul cuore del problema pastorale. È tempo di prendere atto che la necessità di una attività specifica con i giovani è in parte motivata dal fallimento sia del modello della catechesi tradizionale o permanente; sia del modello iniziatico contemporaneo. Tutto quello che il Sinodo sogna, fatto salvo il momento di riproposta della fede, va attuato mentre avviene il processo iniziatico. Processo che non può essere concluso prima dell’età giovanile.

Se il cuore della cura pastorale con i giovani è la proposta di integrazione fede e vita attraverso la interiorizzazione del messaggio e se questa finalità, che ha una natura sia antropologica che spirituale, è un processo iniziatico, quale è il momento più adatto per la conclusione del processo di iniziazione cristiana delle nuove generazioni se non proprio la cura pastorale con i giovani? E perché continuare con la pastorale che vuole rincorrere dopo coloro che non abbiamo aiutato prima, quando in grande numero abbiamo la presenza dei ragazzi? È, questo il compito di una rinnovata pastorale della confermazione o di catecumenato crismale (cf. L. Meddi, Il catecumenato crismale. Risorsa per la pastorale degli adolescenti, Elledici 2014).

 

vedi anche

Come realizzare i desideri formativi del prossimo sinodo con i giovani?

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