Elementi di metodologia catechistica: il processo formativo

Interventi di don Luciano MEDDI al corso di formazione La catechesi e l’evangelizzazione. Caratteristiche, percorsi, prospettive, organizzato dall’ Istituto di scienze pastorali della  Sezione San Tommaso della PFTIM in collaborazione con l’UCD di Napoli 2. Lunedi 10 giugno 2019

La catechesi ha bisogno di elaborare una teologia dell’educazione senza limitarsi alla teologia fondamentale e alla teologia liturgica. Infatti la maturità di fede non può prescindere dall’educazione della libertà della persona e questa non è separabile dallo sviluppo dell’intero ciclo di vita umano (umanizzazione) in cui Dio ha impresso la sua immagine.

Al cuore di tale long life cycle Dio ha posto la dimensione o atteggiamento religioso, il cui studio deve ormai essere riconosciuto come uno dei luoghi per la realizzazione della integrazione fede e vita (EN 18-20).

La scienza catechetica studia questa progressiva trasformazione mettendo in evidenza che tali obiettivi e compiti si possono realizzare solo in un quadro trans-disciplinare (Veritatis Gaudium 2018, Proemio, 4c).

Integrare e interiorizzare
La animazione catechistica
Lo sviluppo religioso
Il processo catechistico
Formare con esperienze

 

slides seconda parte: il processo formativo
slides prima parte: i modelli attuali di catechesi

Animazione alla vita di carità nelle/delle comunità 

Animazione alla vita di carità nelle/delle comunità. Intervento di don Luciano MEDDI all’incontro direttori Caritas regione Lazio. Latina 15 maggio

 

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Elementi di metodologia catechistica: i modelli

interventi di don Luciano MEDDI al corso di formazione La catechesi e l’evangelizzazione. Caratteristiche, percorsi, prospettive, organizzato dall’ Istituto di scienze pastorali della  Sezione San Tommaso della PFTIM in collaborazione con l’UCD di Napoli

Come testimoniano i documenti alla catechesi è stato richiesto di sostenere la receptio del Vaticano II e a volte anche di interpretarlo con sapienza. Ci sembra ingiusta, quindi l’accusa rivolta alla catechesi da alcuni interventi ascoltati nel Sinodo 2012 secondo i quali lo tsunami di scristianizzazione in cui si trova la missione sia dovuto alla «catechesi veramente scarsa o incompleta» dei decenni precedenti.

Dobbiamo però evidenziare anche i limiti di alcuni modelli di catechesi che derivano dall’attuale organizzazione guidata dal Direttorio Generale per la Catechesi (= Dcg 1997) che ha chiesto alla catechesi di sostenere soprattutto il primo annuncio

La catechesi ha un suo compito specifico – si dice – la educazione (permanente) della fede; tuttavia in tutta la chiesa essa si fa carico di realizzare il compito di primo annuncio sempre necessario sia nella missio ad gentes sia per la vita cristiana; si fa inoltre carico di organizzare i percorsi formativi propri della iniziazione cristiana. Questa impostazione genericamente chiamata catecumenale porta con sé molti vantaggi ma può essere anche causa di un impoverimento delle comunità cristiane. In modo particolare perché vuol caricare sulla catechesi tutto il compito di evangelizzazione che spetta ad altre ministerialità ecclesiali.

 

slides prima parte: i modelli attuali di catechesi

Lo Spirito soggetto della missione

“Lo Spirito Santo protagonista della Missione nei documenti della Chiesa”  
Sintesi dell’intervento di don Luciano MEDDI al 63° CONVEGNO MISSIONARIO NAZIONALE SEMINARISTI. Firenze 3 Maggio 2019

Scopo di questo intervento è di mettere in evidenza una delle evoluzioni nella teoria e pratica della missione conseguenti la evoluzione dei testi dei documenti del Concilio Vaticano II. La definizione di missione come azione di Dio (il “rimpatrio trinitario”) ha portato alla riconsiderazione dei due soggetti missionari più importanti: la missione di Gesù di Nazareth e la missione dello Spirito Santo. La Chiesa scopre di essere a servizio di queste due missioni ma ancora non comprendiamo tutte le conseguenze. Questo tema ha come cuore indagare il modello di missione che ne deriva attraverso una rilettura dei testi fondamentali, sia del Concilio che dei progressivi post-concili (receptio) attraverso cui i testi vengono sempre più compresi.

Lo scopo della missione dello Spirito è sempre la attivazione del mistero pasquale come, ad. es., dice GS 22 «E ciò vale non solamente per i cristiani, ma anche per tutti gli uomini di buona volontà, nel cui cuore lavora invisibilmente la grazia». Ma svincolata sia dal tempo che dallo spazio. La precedenza missionaria dello Spirito, infatti, si comprende nel dinamismo rivelativo di DV 2 (lo Spirito è il principio di illuminazione del mistero pasquale) e come principio di adesione interiore al Vangelo (DV 5, la obbedienza della fede è virtù teologica). La missione nello Spirito consiste nell’esaltare questi dinamismi in una duplice strada: la comprensione delle presenze di Dio e dei dinamismi salvifici presenti nella creazione (cf. GS 11 e NA 2).

Come afferma Dominus Jesus (2000), che forse è stato interpretato solo nella prospettiva oppositiva – la visione della missione senza Cristo, quello che si deve impedire è la separazione tra Cristo e lo Spirito. Lo Spirito è sempre, quindi, mediatore della missione del Figlio. L’innovazione conciliare riguarda la comprensione di questa attività missionaria. La redenzione più che essere un evento è un principio dinamico, è il desiderio di Dio. Inoltre più che essere una azione esterna alla persona è un dinamismo interiore. L’universalità della redenzione è possibile per l’azione dello Spirito, avviene nella missione dello Spirito e si realizza secondo i dinamismi spirituali.

Testo breve
slides conferenza

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