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Pastorale di evangelizzazione e primo annuncio

Interventi di don Luciano Meddi al seminario di formazione del clero. Torre Artale (PA), 24-25 settembre 2019.

Negli ultimi tre secoli si è sviluppato un lungo dibattito tra fede e cultura. Cultura indica i percorsi di “salvezza” e di interpretazione del mondo. Abbiamo avuto una strategia ecclesiale altalenante.

Una imperniata sulla contrapposizione alla cultura: le due stagioni antimoderniste di Pio IX e Pio X e la “strumentalizzazione culturale” di Papa Woytila; questa prospettiva si manifesta come rifiuto di alcune “culture o linguaggi”: la soggettività, la democrazia sociale, la libertà, l’analisi psicosociale della vita, la crisi del linguaggio religioso, l’emergere della religione come spiritualità.

L’altra è la prospettiva del dialogo e ripensamento della fede attraverso la categoria Giovannea (Mission de France) dell’aggiornamento. Il Vaticano II nasce proprio dal riconoscimento della opportunità di questa strategia utilizzando la distinzione tra secolarismo e secolarizzazione. Il Vaticano II si conclude con la prospettiva del valore missionario della cultura e il dialogo con il mondo (secolarizzazione) come “via”.

La crisi del cristianesimo dovrebbe essere interpretata come crisi di significato del linguaggio religioso tradizionale che non risponde più alla umanizzazione contemporanea. Le diverse pratiche pastorali devono mettere al centro la questione del senso della religione e dei processi di formazione della risposta di fede.

La fine dei grandi racconti non è stata la “rivincita di Dio”. Una seconda situazione è emersa recentemente. Tra il XIX e XX secolo la cultura ha relativizzato le diverse derive dei grandi racconti o ideologie (o filosofie): quelle del potere, della falsa democrazia, dello scientismo, del naturalismo spirituale, dello psicologismo; ma questo (1979; 1989) non ha segnato il ritorno alla cultura religiosa precedente perché le persone hanno preso distacco dalle ideologie, ma non dalle “aspirazioni” (GS 4; 6; 8; 9; 10; 11; AG 8; 12; 15) che le avevano generate.

La frattura tra fede e cultura ha messo in evidenza la insufficienza del racconto tradizionale incapace di dialogare con i nuovi linguaggi e dare risposta alle aspirazioni della storia.  In modo particolare la crisi dell’annuncio si manifesta nella crisi “irreversibile” del racconto redentivo (la salvezza come perdono dei peccati) e – paradossalmente – nella sua ostinata riaffermazione politica da parte di un settore della chiesa.

I. Pa come problema: c’è crisi di annuncio?
1.Lettura della situazione
2.Strategie di primo annuncio
3.Teologia del PA

II.Il compito del PA: quale è il «lieto annuncio»?
1.La narrazione cristiana oggi
2.Nuove narrazioni
3.Pastorale del PA

sintesi dell’intervento

Il prete e l’annuncio del Vangelo

prete.annuncioL’annuncio del Vangelo della Gioia
di Evangelii Gaudium

La comprensione della “conversione missionaria” di EG si arricchisce molto se si chiarisce in primo luogo il valore della espressione “evangelizzazione”.

Il vocabolario della evangelizzazione (Vangelo, evangelizzazione, annuncio, kerygma, dottrina) struttura il compito missionario individuato da EG.

Si identifica con il messaggio di Gesù che testimonia l’amore di Dio senza escludere il mistero della sua persona.

Il coraggio del Primo Annuncio

seminatore

Annunciare il Vangelo
di Gesù. 
Il coraggio del
Primo Annuncio.


Intervento di don Luciano Meddi sul cap. II de “Incontriamo Gesù”.
Perugia, Casa Sacro Cuore, 11 dicembre 2014

Il c. II presenta questa innovazione pastorale, il PA,  con la finalità di attivare (recuperare) il compito della testimonianza dei laici nelle delle chiese locali come soggetto principale della NE.  Il PA è definito come  vangelo della Pasqua ed è presentato come risposta al bisogno di orientamento della persona e risposta alla tragedia della quotidianità. È quindi una parziale innovazione del dispositivo missionario di Trento.

La prima riflessione (L’invito a credere, n. 32-34), riferendosi ad EG e ad alcuni documenti episcopali italiani,  sottolinea il messaggio o PA, la sua importanza nella pastorale e i soggetti privilegiati.

  • Dobbiamo recuperare il coraggio di annunciare “Gesù Cristo, crocifisso e risorto che è il cuore del messaggio. Ne individua i cinque passaggi, quasi modello o struttura fondamentale: il PA evento sorprendente collegato alla memoria viva di Gesù, è annuncio della sua Risurrezione, contiene il riferimento alle Scritture e genera un appello alla conversione e alla fede battesimale.
  • Ricorda che il PA è una dimensione e di esso «vanno innervate tutte le azioni pastorali»; è diretto anche ai battezzati, persone che non hanno ancora maturato una personale decisione di fede
  • Infine che il soggetto pastorale privilegiato sono i laici perché essi rendono presente il Vangelo nei diversi ambienti della vita quotidiana

La seconda (Nei luoghi della vita quotidiana, nn. 35-42) l’attenzione è posta sul rapporto PA e dimensioni della vita dei destinatari. Con questo il documento riprende la scelta fondamentale dei vescovi già espressa in CVMC: l’annuncio si presenta sempre come risposta al bisogno di umanizzazione.

  • Alla sapiente creatività delle comunità locali è affidata la responsabilità di discernere i «luoghi» Considerando anzitutto i legami di prossimità: nel quartiere, come nel mondo del lavoro, nel confronto a partire dalle problematiche locali e dal coinvolgimento nelle iniziative culturali del territorio.
  • Questa parte è fortemente guidata dalla Nota dopo Verona (2007) e alla successiva Lettera ai cercatori di Dio (2009). Ritornano espressioni importanti: mettere la persona al centro, occorre farsi prossimi, occorre uscire dal tempio e andare incontro alle persone, occorre stare in mezzo alla gente. Riconosce che il PA si caratterizza per mettere in conto la libertà della persona di aderire o meno al messaggio. Riafferma che i credenti adulti nella fede vanno aiutati a rendersi capaci di incontrare i non credenti, di stabilire con loro rapporti di amicizia e di dialogo e di comunicare loro la propria esperienza di fede, attenti a lasciarsi interrogare dallo Spirito che opera dentro le pieghe esistenziali della vita e a proporre domande che provochino la ricerca.
  • In questo modo il PA diviene offerta di compagnia e speranza (n. 36) valorizzando le occasioni offerte dall’esistenza, soprattutto i momenti forti, le «soglie della vita»; diventano cioè luoghi di annuncio i «cinque ambiti» di Verona. Il PA dei cristiani realizzato in clima di prossimità permette alla esperienza della nascita può far riscoprire la paternità di Dio (n. 37 Essere figli); di passare dal vagare al viaggiare; essere cercatori soprattutto nella fase giovanile (n. 38); di scoprire il bisogno di amor e superamento della solitudine come occasione per la costruzione della identità e una chiamata alla scoperta ella propria vocazione (n. 39: Riscoprirsi amanti e amati); permette di scoprire la passione verso il bello e il buono, le passioni e le compassioni (n. 40 Essere appassionati e compassionevoli), soprattutto le diverse forme di volontariato, come un potenziale luogo di rivelazione e di svelamento di un Dio; infine la prossimità permette di sostenere la vasta gamma delle fragilità che segnano profondamente la vita nelle sue infinite sfaccettature,  ossia il significato del morire (n. 41 Scoprirsi fragili); con questo siamo nel cuore della fede, dell’annuncio del Dio della vita, della rivelazione della pasqua di morte e risurrezione del Signore, siamo nel kerigma pasquale

La terza riflessione è dedicata alle “proposte pastorali”. In generale si propongono le manifestazioni di pietà popolare, i pellegrinaggi, i luoghi di preghiera, la valorizzazione del patrimonio artistico ecclesiale, il Progetto culturale e iniziative come Il Cortile dei Gentili. A livello parrocchiale si sottolineano: Gruppi di ascolto del Vangelo, le opere che «parlano»; i laboratori di annuncio.

Allargamenti delle Pratiche di PA

Qualche interrogativo  e chiarimento

  • Troppo centrato sul consenso da “recuperare”, più che cercare le vie attuali per il servizio al Vangelo nella persona?
  • Il “contenuto” del PA nella pluralità di annunci del NT e nella chiesa oggi; è un annuncio che non tiene conto dell’esaurimento della narrazione tridentina? Necessità di ampliare verso la prospettiva messianica[1] (la misericordia come kerigma per oggi?)
  • Il ruolo della cultura: da antagonista (sfida) a via dell’annuncio (spessore teologico della cultura)[2]
  • La persona soggetto di apprendimento e rielaborazione della fede (la biografia spirituale e l’azione dello Spirito)[3]
  • Che fine hanno fatto QNF (2005) e AeC (2010)?
  • La necessità di una ministerialità specifica per il PA oltre la responsabilità diffusa e il ruolo dei movimenti
  • La necessità delle SU nella realizzazione della pastorale dei «cinque ambiti» di Verona[4]

[1] Meddi L.  Catechismo della Chiesa Cattolica e comunicazione della fede. Linguaggio  e linguaggi per la Nuova Evangelizzazione, in Il Catechismo della Chiesa Cattolica a 20 anni dalla sua pubblicazione. A servizio della catechesi missionaria nel contesto culturale attuale, Elledici, Leumann  2013, 54-84.

[2]  Perugia: il cardinale Gualtiero Bassetti ha concluso la Visita pastorale alle comunità parrocchiali della V Zona pastorale “Marsciano – Valle del Nestore”, diocesi.perugia.it  2014, 1 dicembre, [http://diocesi.perugia.it] .

[3] Meddi L., Educare la risposta della fede. La receptio fidei compito della catechesi di “Nuova Evangelizzazione”,  Urbaniana University Journal 2013, 56, 3, 117-161.

[4] Meddi L., Nuova Evangelizzazione e gli “Ambiti” di Verona, CredereOggi , 2012,191, 5, 95-104.

Slides conferenza

Vedi anche

 

 

Narrare e raccontare Gesù. Compito della (nuova) evangelizzazione

battisteroportaredentore

[Intervento di don Luciano Meddi. Parma 26 novembre]

Porta del redentore (porta ovest) del Battistero di Parma, Battistero. Il giudizio finale è “sostituito” dall’evento della morte-risurrezione che dona la rendenzione; a cui i battezzati sono invitati a rispondere con le opere di misericordia. Esempio di superamento della visione “giudiziale” dell’escatologia. Tuttavia si rimane nella prospettiva che identifica la missione di Gesù solo nella redenzione, svalutando gli altri aspetti della sua missione e soprattutto il valore della pratica messianica pre-pasquale. Per il futuro della NE questo modello di annuncio va integrato o ripensato a partire dall’annuncio del regno di Dio.

Nell’attuale contesto sociale e pastorale della Chiesa di Parma

1. NT: trasmettere, comunicare, narrare, raccontare la fede: scopi

  • La centralità del messaggio
  • Dal Cristocentrismo alla «fede di Gesù»
  • Il rapporto messaggio e destinatario
  • Il rapporto messaggio ed esperienza

2. Annunciare la persona di Gesù: 4 interpretazioni fondamentali

  • Pluralità di kerigma
  • Gesù è il redentore
  • Gesù dona lo Spirito
  • Gesù è il Messia
  • Gesù è un uomo significativo

3. Ridire la fede di Gesù: nuclei fondamentali

  • La sua vocazione
  • La sua missione
  • La sua comunità
  • Gli esiti (morì-fu risuscitato)
  • Le interpretazioni fondamentali

4. La relazione via della comunicazione

  • Proporre la fede di Gesù in una qualità relazionale

 

Per approfondire

  • Credere ci impegna,   Lettera pastorale 2013 – 2014 del Vescovo Enrico Solmi
  • Meddi L., 4. Seminare: un nuovo racconto per la fede cristiana, in Dotolo C.-Meddi L., Evangelizzare la vita cristiana. Teologia e Pratiche di Nuova Evangelizzazione , Cittadella, Assisi  2012, 123-138.
  • Meddi L., Formare cristiani adulti. Desiderio e competenza del parroco, Cittadella, Assisi  2013,
  • Meddi L.  Catechismo della Chiesa Cattolica e comunicazione della fede. Linguaggio  e linguaggi per la Nuova Evangelizzazione, in Il Catechismo della Chiesa Cattolica a 20 anni dalla sua pubblicazione. A servizio della catechesi missionaria nel contesto culturale attuale, Elledici, Leumann  2013, 54-84.

slides della conferenza
Narrare e raccontare Gesù

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