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Educare nella comunità cristiana e co-educarsi come comunità

Riflessione teologico-pastorale fondamentale
Intervento al convegno diocesano di Benevento 18 giugno 2012

La chiesa evangelizza per quello che è.  Questa affermazione di Paolo VI ha davvero molti significati. Significa che il soggetto, il  contenuto ma anche la via della missione è quello che vive.

Significa che nella chiesa i doni escatologici sono sempre presenti, ma che la decisione e la crescita nel vangelo è legata alla organizzazione e alla qualità della vita comunitaria (Y. Congar). Questo sembra valere soprattutto in riferimento alla formazione dei battezzati.

Per essere crocevia delle istanze educative si dovrà verificare la “qualità” formativa della comunità ovvero a quali condizioni una comunità ecclesiale diventa “educante”.

La riflessione dovrà essere condotta a più livelli. È un tema Sociologico perché si sono trasformate le forme di apprendimento e appartenenze sociali che ormai si coniugano con la questione della democraticità, partecipazione, gestione e controllo sociale della cultura. in buona sostanza è il crisi il rapporto di autorità e le forme di esercizio del potere.

È tema teologico perché è in gioco è la ricomprensione della rivelazione, del tradere e del ruolo del magistero. Infatti la cultura del destinarlo entra nel gioco della interpretazione e non solo della comprensione della fede. Chiede una ricomprensione della mission della chiesa  in rapporto ai bisogni culturali di oggi; alle forme che la leadership in ordine alla sua carismaticità, alle decisioni, distribuzione dei compiti, sistemi di controllo.

Ma anche un tema pastorale per la responsabilità che ha la catechesi  nella comunità cristiana. La formula iniziazione e formazione in parrocchia è insufficiente perché viene interpretata come “attività che si svolge (=è ospitata) in parrocchia.  Si tratta invece di inserire la formazione cristiana dentro esperienze di comunità …

Temi

1. Nuova Evangelizzazione e crisi formativa ecclesiale
2. Pratiche riconosciute. Oltre il modello tridentino
3. Quale comunità genera e fa crescere la fede? Ripensare la missione
4. Comunità che educano: le pratiche e attività formative
5. Comunità scopo della formazione e della pastorale tutta
Per approfondire


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Tempo di Pasqua. Tempo di missione

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Meddi L., Tempo di Pasqua. tempo di missione, in Settimana, 2009, 44, 13-14, 1.16.

Hai fatto la Pasqua? La pastorale del precetto pasquale è ancora troppo presente nelle
rappresentazioni dei nostri adulti. Non permette di comprendere e di vivere appieno i significati antropologici e cristiani di questo tempo liturgico. Con molta difficoltà potranno scoprire nei riti e nel tempo pasquale il centro simbolico e il cuore del messaggio cristiano.
D’altra parte il post‐concilio non ha sviluppato chiavi linguistiche e liturgiche efficaci. Grande è la disillusione per un facile recupero della pratica religiosa. Molti operatori pastorali la avvertono e sperimentano nel silenzio. E questo genera la tentazione di tornare al sicuro della tradizione. Ma a ben guardare anche la cultura contemporanea sembra soffrire per la mancanza di tale riferimento alla simbolica centrale del mistero cristiano. Sembra che scopra di essere stata privata di qualcosa, di essere orfana di una simbologia capace di evocare e tirare fuori da se stessa tutto il potenziale positivo che lo Spirito misteriosamente mette dentro di lei. Ma dove sono i mediatori del linguaggio religioso capaci di traghettare questa cultura e portarla alla giusta consapevolezza?  […]

Il significato che nasconde…
Cosa impedisce la comunicazione tra il rito pasquale e  la sua esperienza nella quotidianità della gente? Cosa impedisce ai battezzati di comprendere i significati del tempo pasquale?
Forse non si può ridurre ad un solo fattore la causa di tale situazione. Provo ad indicarne alcuni. Nella tradizione pastorale la pasqua appare troppo legata alla sola dimensione cristologica. È qualcosa che riguarda solo Gesù. È la “sua” storia. Troppo spesso i battezzati si identificano con la folla che stava a  guardare (quello che accadeva tra le autorità e il crocifisso!). Questa riduzione preventiva non permette di cogliere adeguatamente che il tempo pasquale non è solo quello del venerdì Santo. Quanto è espressiva la difficoltà a cambiare la tradizione che chiama l’adorazione del giovedì “sepolcri”! Lasciata a se stessa la simbolica del triduo rimane nella sola identificazione antropologica.

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No alla pastorale “fotocopia”. Riflessioni sulla nuova evangelizzazione

Ridire la fede in parrocchia. Percorsi di evangelizzazione e di formazioneE’ in libreria un mio nuovo agile volumetto  dedicato alla definizione e organizzazione della rievangelizzaione degli adulti battezzati ma che non hanno realizzato una vera scelta per il vangelo

Sintesi

Senza un’adeguata pastorale degli adulti la comunità rischia di essere sterile, d’interrompere la trasmissione del messaggio tra le generazioni e soprattutto di non vedere come il Vangelo entra in dialogo con la cultura del nostro tempo e la feconda. A fondamento della “fatica” della nuova evangelizzazione sta quindi la motivazione missionaria.

Il primo annuncio2 tra dieci anni quanti ne avremo?

Continuo la riflessione già iniziata con il post Il primo annuncio1 dentro la svolta misisonaria…

Tipologie di primo annuncio

Prendiamo atto che esiste una pluralità di PA in Italia oggi. Il rapporto tra kerigma e interpretazione produce spiritualità plurali. La Cei, i movimenti e associazioni, gli ordini religiosi, si diversificano non tanto per la selezione del kerigma quanto proprio per la interpretazione o attualizzazione o spiritualità. In forma sintetica si possono trovare tre “racconti” o interpretazioni.

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