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Catechetica in prospettiva antropologico-spirituale

E’ in libreria il mio ultimo “Catechetica” (EDB, Bologna 2022) dedicato al ripensamento della catechesi come annuncio e accompagnamento della risposta di fede. 

Per tutto il XX secolo la catechesi e la sua riflessione scientifica – la catechetica – hanno ricercato le vie più adatte per collaborare alla conversione missionaria. Una conversione richiesta dall’evidente trasformazione del ruolo della religione nelle culture contemporanee, soprattutto in Europa. Di conseguenza anche la formazione cristiana è stata invitata a rinnovarsi nel metodo, nell’annuncio, nella relazione con le culture, nel processo di proposta e iniziazione cristiana.

 

 

Il Concilio Vaticano II ne ha sollecitato diversi approfondimenti, che riguardano l’educazione dei cristiani, l’annuncio permanente della fede, l’accompagnamento della sua maturità, l’inserimento vivo dei battezzati nella Chiesa. Questi approfondimenti hanno seguito le diverse stagioni della receptio conciliare.

Dapprima si è proposta la catechesi evangelizzatrice, con lo scopo di dare nuovo alimento alla tradizione e alla vita di fede delle comunità cristiane; successivamente si è preferito un impianto missionario finalizzato a dare sostegno alla nuova evangelizzazione, per rafforzare la domanda di sacramento. Oggi si è alla ricerca di una visione che si concentri soprattutto sui processi interiori e spirituali della persona a cui si rivolge il messaggio cristiano.  

Meddi L., Catechetica, EDB, Bologna 2022

ERRATA CORRIGE
p. 61, n. 25 = A. Fossion, La catéchèse dans le champ de la communication. Ses enjeux pour l’inculturation de la foi, Du Cerf, Paris 1990, cc. 5 e 13.
p. 62, n. 28 = H. Derroitte, Une catéchèse dans la mission de l’Église, in H. Derroitte (sous la direction), Théologie, mission et catéchèse, Novalis-Lumen Vitae, Bruxelles 2002, 191-213.

I dieci anni di “Educare”

Condivido e se posso rafforzo le riflessioni di L. Balugani, I dieci anni di “Educare”, SettianaNews 6 febbraio 2019 

Cara Settimana,

ho deciso di scriverti prima che si concluda il decennio dedicato dalla Chiesa italiana all’educazione. E ho deciso di farlo mettendo a confronto quanto successo con quello che scrissi all’uscita degli Orientamenti pastorali proprio su questa rivista (cf. Settimana n. 44/2010). Eri ancora cartacea e già questo fa intuire come quel “mondo che cambia”, che aveva caratterizzato il decennio di inizio millennio, sia una descrizione assolutamente calzante.

La tesi di chi scrive è un’altra ed è legata all’atteggiamento più generale con cui la Chiesa affronta la questione educativa: sull’educazione non vogliamo né critiche né autocritica. Già allora biasimavo il documento per l’impermeabilità alle scienze umane e al dibattito contemporaneo (non c’erano citazioni esterne al magistero se non per piccola parte), ma soprattutto mai vengono riconosciuti i limiti dell’azione educativa della Chiesa stessa.

Gli Orientamenti infatti attribuiscono, usando l’indicativo, caratteristiche alla Chiesa che i giovani non sentono più come tali. Si dice, ad esempio, che la Chiesa è madre e grembo accogliente, è maestra di verità (n. 21); promuove nei suoi figli un’autentica vita spirituale (n. 22). Ma le ricerche sociologiche sul rapporto tra i giovani e la Chiesa dicono che essa non viene sentita così, ragione per cui assorda il silenzio su questa distanza o “divorzio silenzioso”, come Triani l’aveva definito al 4° convegno ecclesiale a Verona.

Se vogliamo essere onesti con noi stessi, dobbiamo riconoscere che, pur continuando ad educare nelle nostre sale parrocchiali, non abbiamo riflettuto su ciò che non funziona nella nostra azione pastorale e pedagogica. In maniera un po’ presuntuosa, riteniamo di saper educare e di non aver bisogno di nessun maestro che ci insegni; anzi, crediamo di esser chiamati noi ad insegnare agli altri come si educa. Continuiamo regolarmente a sperimentare tutta la fallibilità della nostra azione educativa ma, invece di prenderne atto, bypassiamo la questione in maniera sistematica.

La rimozione del tema dell’educazione in questo decennio è il simbolo della rinuncia a farci domande sul perché dei nostri fallimenti educativi: verso i giovani, verso i seminaristi, verso i preti, verso le comunità cristiane, verso la società, verso la politica, verso l’economia ecc.

La colpa non va perciò data al documento o alle nuove emergenze o alla nostra incapacità. C’è qualcosa di molto più drammatico: un’impotenza che viene avvertita e perciò scacciata. La Chiesa ha l’angoscia di diventare irrilevante, di essere un grembo che non sa più generare: così, al vedere le culle vuote e le assemblee sempre più anziane, continua a ripetersi (e con insistenza) di essere madre e maestra. Si rende cieca agli specchi, sorda alle voci esterne ed interne, insensibile agli odori e alle consistenze che la circondano: i sensi si attutiscono e rimane solo la propria voce a riempire il silenzio assordante.

 

vedi tra i miei post

Crisi della pastorale come crisi formativa
La formazione nella chiesa italiana
La spiritualità via della formazione cristiana
Alleanza educativa nei contesti di vita 
Educare nella comunità cristiana e co-educarsi come comunità 
Un nuovo itinerario per la formazione cristiana in Italia
La formazione degli adulti nella Chiesa italiana. Una nuova stagione formativa

La formazione nella chiesa italiana

caritasIntervento di  Luciano Meddi al seminario Caritas Italiana, martedi 13 dicembre 2016

Il rilancio educativo di Benedetto XVI, con la Lettera alla diocesi di Roma (2008) fu troppo sbilanciato sulla funzione trasmettitiva (socializzazione) piuttosto che su quella auto-formativa. L’iniziativa (non prevista) di BXVI fece spostare l’accento della progettazione della Cei dalla comunicazione della fede (2001) alla educazione alla vita buona (2010). Il documento offre una riflessione organica nel c. III, Educare, cammino di relazione e di fiducia (nn. 25-34) facendo attenzione alla sola educazione come relazione generativa (relazione top-down) e dove prevale un modello di educazione come comunicazione.

La pratica formativa della Chiesa italiana soffre di semplificazione del concetto di educazione-formazione e  di riduzione della formazione a processo comunicativo-relazionale. Una pratica troppo sbilanciata sulla socializzazione (senza inculturazione), “falsamente” educativa, scarsamente formativa

Riferimenti bibliografici

  • G. Thils, Teologia delle realtà terrestri, Paoline, Alba 1968.
  • E. Faure (ed.), Rapporto sulle strategie dell’educazione, Armando, Roma 1973.
  • D. Lipari, Progettazione e valutazione nei processi formativi, EdizioniLavoro, Roma 1995.
  • G. Angelini, Introduzione: Primato della formazione: ragioni e problemi di un assioma della pastorale recente, in Aa. Vv., Il primato della formazione, Glossa, Milano 1997, 7-22.
  • J. Delors, Nell’educazione un tesoro. Rapporto all’UNESCO della commissione Internazionale sull’Educazione per il Ventunesimo Secolo, Armando Editore, Roma 1997.
  • M. Rotondi, Facilitare l’apprendere. Modi e percorsi per una formazione di qualità, FrancoAngeli, Milano 2000.
  • D. Lipari, Il “processo formativo” : senso di una espressione, in L. Meddi (a cura di), Diventare cristiani. La catechesi come percorso formativo, Luciano Editore, Napoli 2002, 19-37.
  • G. Chiosso, Teorie dell’educazione e della formazione, Mondadori, Città di castello 2004.
  • G. Alessandrini, Manuale per l’esperto dei processi formativi, Carocci, Roma 2005.
  • L. Meddi, Crisi della pastorale come crisi formativa, in Meddi L. (a cura di)-Associazione Italiana Catecheti, Formazione e comunità cristiana. Un contributo al futuro itinerario, Urbaniana University Press, Roma 2006, 39-64.
  • V. Nozza, L’uso della formazione nell’attività pastorale della Caritas italiana, in ivi,119-134.
  • Lettera del Santo Padre Benedetto XVI alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito dell’Educazione, 21 gennaio 2008.
  • Per una idea di educazione, in Comitato per il progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana (a cura di), La sfida educativa. Rapporto-proposta sull’educazione, Laterza, Roma-Bari 2009, 3-24.
  • Conferenza Episcopale Italiana, Educare alla vita buona del Vangelo. Orientamenti pastorali dell’Episcopato italiano per il decennio 2010-2020, Roma 4 ottobre 2010.
  • R. Carelli, Evangelizzazione e educazione. Verso una pastorale in chiave generativa, in La Rivista del Clero Italiano, 93 (2012) 2, 111-133.
  • S. Ferdinandi, Quarant’anni di Caritas. Metodo e strumenti pastorali per educare alla carità., EDB, Bologna 2012.
  • L. Meddi, Il ritorno dell’educativo nella pastorale/1, in «Catechesi», 2011-2012, 81,1, 23-31; /2, in «Catechesi», 2011-2012, 81,2, 3-13.
  • L. Meddi, Apprendere nella chiesa oggi: verso nuove scelte di qualità, in Associazione Italiana dei Catecheti (AICa) – Zuppa P. (a cura di), Apprendere nella comunità cristiana. Come dare “ecclesialità” alla catechesi oggi?, Elledici, Torino 2012, 95-131.
  • C. Nosiglia, Nuove vie per l’annuncio del Vangelo. Prolusione, in In Gesù Cristo. Il nuovo umanesimo. 5° Convegno Ecclesiale Nazionale. Firenze 9-13, www.firenze2015.it, 9 novembre 2015.
  • P. Del Core, Educare, in Sintesi degli ambiti, www.firenze2015.it, 13 novembre 2015.
  • U. Margiotta, Teoria della formazione, Carocci, Roma 2015.
  • E. Morin, Insegnare a vivere. Manifesto per cambiare l’educazione, Raffaello Cortina, Milano 2015.
  • L. Meddi, Gravissimum Educationis. Introduzione e commento al testo, in Commentario ai documenti del Vaticano II. Vol. VII, EDB, Bologna 2017?

 

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La spiritualità via della formazione cristiana

Diapositiva1Ricentrare l’azione formativa avendo la persona come soggetto e non solo come destinatario del processo significa parlare delle sue energie spirituali (sia come spirito che come Spirito). La spiritualità entra di diritto in questa riqualificazione offrendo notevoli apporti. 

Uso il termine spiritualità  in un triplice significato: quello antropologico cioè la dimensione psichica e interiore della persona; quello religioso cioè la dimensione spirituale  delle culture; quello propriamente cristiano (soprattutto cattolico) cioè l’esperienza spirituale legata alla rivelazione e a Gesù di Nazaret. La pedagogia della fede riceve equali e notevoli contributi anche se certamente esistono differenze di valore.

La spiritualità come via o linguaggio si interessa della crescita del discepolo nella sua vocazione battesimale; sia come sequela sia come unione con Dio-Trinità. Certamente anche la “dottrina spirituale” ha avuto progressivi ampliamenti e comprensioni, una sua evoluzione come pratica formativa. La storia della spiritualità sottolinea infatti alcuni grandi passaggi.

In modo particolare il tempo contemporaneo è segnato teologicamente dalle questioni del ripensamento della spiritualità in chiave antropologica, storica e trasformativa con notevoli innovazioni nelle finalità e nelle pratiche spirituali. Uno ripensamento che mette in evidenza l’unità psico-fisica (non fuggire, ma integrare); trasformazione del mondo e testimonianza diretta; lo sviluppo dei propri carismi e della loro personalizzazione; l’utilizzo delle vie delle religioni.

Nell’insieme l’attuale autocoscienza della spiritualità aiuta il SEE ecclesiale in tre dimensioni.

Sintesi della conferenza

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