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Il coraggio del Primo Annuncio

seminatore

Annunciare il Vangelo
di Gesù. 
Il coraggio del
Primo Annuncio.


Intervento di don Luciano Meddi sul cap. II de “Incontriamo Gesù”.
Perugia, Casa Sacro Cuore, 11 dicembre 2014

Il c. II presenta questa innovazione pastorale, il PA,  con la finalità di attivare (recuperare) il compito della testimonianza dei laici nelle delle chiese locali come soggetto principale della NE.  Il PA è definito come  vangelo della Pasqua ed è presentato come risposta al bisogno di orientamento della persona e risposta alla tragedia della quotidianità. È quindi una parziale innovazione del dispositivo missionario di Trento.

La prima riflessione (L’invito a credere, n. 32-34), riferendosi ad EG e ad alcuni documenti episcopali italiani,  sottolinea il messaggio o PA, la sua importanza nella pastorale e i soggetti privilegiati.

  • Dobbiamo recuperare il coraggio di annunciare “Gesù Cristo, crocifisso e risorto che è il cuore del messaggio. Ne individua i cinque passaggi, quasi modello o struttura fondamentale: il PA evento sorprendente collegato alla memoria viva di Gesù, è annuncio della sua Risurrezione, contiene il riferimento alle Scritture e genera un appello alla conversione e alla fede battesimale.
  • Ricorda che il PA è una dimensione e di esso «vanno innervate tutte le azioni pastorali»; è diretto anche ai battezzati, persone che non hanno ancora maturato una personale decisione di fede
  • Infine che il soggetto pastorale privilegiato sono i laici perché essi rendono presente il Vangelo nei diversi ambienti della vita quotidiana

La seconda (Nei luoghi della vita quotidiana, nn. 35-42) l’attenzione è posta sul rapporto PA e dimensioni della vita dei destinatari. Con questo il documento riprende la scelta fondamentale dei vescovi già espressa in CVMC: l’annuncio si presenta sempre come risposta al bisogno di umanizzazione.

  • Alla sapiente creatività delle comunità locali è affidata la responsabilità di discernere i «luoghi» Considerando anzitutto i legami di prossimità: nel quartiere, come nel mondo del lavoro, nel confronto a partire dalle problematiche locali e dal coinvolgimento nelle iniziative culturali del territorio.
  • Questa parte è fortemente guidata dalla Nota dopo Verona (2007) e alla successiva Lettera ai cercatori di Dio (2009). Ritornano espressioni importanti: mettere la persona al centro, occorre farsi prossimi, occorre uscire dal tempio e andare incontro alle persone, occorre stare in mezzo alla gente. Riconosce che il PA si caratterizza per mettere in conto la libertà della persona di aderire o meno al messaggio. Riafferma che i credenti adulti nella fede vanno aiutati a rendersi capaci di incontrare i non credenti, di stabilire con loro rapporti di amicizia e di dialogo e di comunicare loro la propria esperienza di fede, attenti a lasciarsi interrogare dallo Spirito che opera dentro le pieghe esistenziali della vita e a proporre domande che provochino la ricerca.
  • In questo modo il PA diviene offerta di compagnia e speranza (n. 36) valorizzando le occasioni offerte dall’esistenza, soprattutto i momenti forti, le «soglie della vita»; diventano cioè luoghi di annuncio i «cinque ambiti» di Verona. Il PA dei cristiani realizzato in clima di prossimità permette alla esperienza della nascita può far riscoprire la paternità di Dio (n. 37 Essere figli); di passare dal vagare al viaggiare; essere cercatori soprattutto nella fase giovanile (n. 38); di scoprire il bisogno di amor e superamento della solitudine come occasione per la costruzione della identità e una chiamata alla scoperta ella propria vocazione (n. 39: Riscoprirsi amanti e amati); permette di scoprire la passione verso il bello e il buono, le passioni e le compassioni (n. 40 Essere appassionati e compassionevoli), soprattutto le diverse forme di volontariato, come un potenziale luogo di rivelazione e di svelamento di un Dio; infine la prossimità permette di sostenere la vasta gamma delle fragilità che segnano profondamente la vita nelle sue infinite sfaccettature,  ossia il significato del morire (n. 41 Scoprirsi fragili); con questo siamo nel cuore della fede, dell’annuncio del Dio della vita, della rivelazione della pasqua di morte e risurrezione del Signore, siamo nel kerigma pasquale

La terza riflessione è dedicata alle “proposte pastorali”. In generale si propongono le manifestazioni di pietà popolare, i pellegrinaggi, i luoghi di preghiera, la valorizzazione del patrimonio artistico ecclesiale, il Progetto culturale e iniziative come Il Cortile dei Gentili. A livello parrocchiale si sottolineano: Gruppi di ascolto del Vangelo, le opere che «parlano»; i laboratori di annuncio.

Allargamenti delle Pratiche di PA

Qualche interrogativo  e chiarimento

  • Troppo centrato sul consenso da “recuperare”, più che cercare le vie attuali per il servizio al Vangelo nella persona?
  • Il “contenuto” del PA nella pluralità di annunci del NT e nella chiesa oggi; è un annuncio che non tiene conto dell’esaurimento della narrazione tridentina? Necessità di ampliare verso la prospettiva messianica[1] (la misericordia come kerigma per oggi?)
  • Il ruolo della cultura: da antagonista (sfida) a via dell’annuncio (spessore teologico della cultura)[2]
  • La persona soggetto di apprendimento e rielaborazione della fede (la biografia spirituale e l’azione dello Spirito)[3]
  • Che fine hanno fatto QNF (2005) e AeC (2010)?
  • La necessità di una ministerialità specifica per il PA oltre la responsabilità diffusa e il ruolo dei movimenti
  • La necessità delle SU nella realizzazione della pastorale dei «cinque ambiti» di Verona[4]

[1] Meddi L.  Catechismo della Chiesa Cattolica e comunicazione della fede. Linguaggio  e linguaggi per la Nuova Evangelizzazione, in Il Catechismo della Chiesa Cattolica a 20 anni dalla sua pubblicazione. A servizio della catechesi missionaria nel contesto culturale attuale, Elledici, Leumann  2013, 54-84.

[2]  Perugia: il cardinale Gualtiero Bassetti ha concluso la Visita pastorale alle comunità parrocchiali della V Zona pastorale “Marsciano – Valle del Nestore”, diocesi.perugia.it  2014, 1 dicembre, [http://diocesi.perugia.it] .

[3] Meddi L., Educare la risposta della fede. La receptio fidei compito della catechesi di “Nuova Evangelizzazione”,  Urbaniana University Journal 2013, 56, 3, 117-161.

[4] Meddi L., Nuova Evangelizzazione e gli “Ambiti” di Verona, CredereOggi , 2012,191, 5, 95-104.

Slides conferenza

Vedi anche

 

 

Papa Francesco e la catechesi

bergoglioLa catechesi nella “Evangelium gaudium”.

Il modello di catechesi di papa Francesco si inserisce nella tradizione del movimento catechistico riequilibrando aspetti recenti solo preoccupati della crisi della trasmissione della dottrina e rimettendo al centro il compito della formazione dei battezzati perché siano aiutati ad essere discepoli, cioè missionari.

  • Il suo modello di catechesi è descritto nella sua azione quotidiana. È catechista cioè ci riporta sempre all’essenziale della fede, lo collega alla vita, ci esorta e ci incoraggia a realizzarlo; lo fa con una comunicazione immediata, positiva, con tutto il suo corpo, ricca di simboli, partendo dalla scrittura e collegandola alla vita della chiesa.
  • Una catechesi per la missione della chiesa. Ogni paragrafo della Esortazione trasuda l’esperienza diretta del pastore Bergoglio-Francesco; ma dietro lo stile colloquiale si intravedono scelte e posizioni in ordine alla teologia della missione e alla catechetica. Il testo, che pure è scritto dopo il Sinodo per la Nuova Evangelizzazione del 2012, non usa volentieri tale espressione preferendole la più chiara evangelizzazione e radicandola nella riflessione sulla missione della chiesa.
  • La catechesi nel servizio alla Parola. L’evangelizzazione, intesa come missione globale della chiesa, non termina con l’annuncio. «Il primo annuncio deve dar luogo anche ad un cammino di formazione e di maturazione. Questo è il compito specifico della catechesi. Non si cada nell’equivoco di rinnovare la catechesi attribuendole solo compiti di annuncio per lasciare di nuovo il catecumeno e il battezzato soli nella impresa di vivere da cristiani. 
  • Il modello di catechesi che esprime. Certamente il Papa si pone in continuità con il magistero precedente. Una catechesi che ha come scopo la formazione della risposta di fede fino alla acquisizione della “statura o maturità di Cristo” e che si lascia aiutare dalle scienze della formazione e dalla cultura. Con questa esortazione si riascoltano nuovamente le parole-chiave del rinnovamento catechetico pre e post-conciliare. Si torna nel grande fiume della simpatia verso la cultura e la persona umana. 
  • È una catechesi – questo si deve assolutamente sottolineare – che rimette al centro la visione di Evangelii Nuntiandi n. 44, testo che parla di essa come azione ecclesiale che ha il compito di sviluppare gli atteggiamenti stabili della vita cristiana. 
  • Suggestioni per la catechesi in Italia. Nella futura riscrittura del “Documento Base” i vescovi troveranno nella esortazione ispirazione per una saggia mediazione tra il compito di annuncio e il compito della formazione dei battezzati recuperando la sintesi già individuata nel 1970 quando il Documento affidava alla catechesi il sostegno alla adesione-risposta al messaggio della fede e lo sviluppo degli atteggiamenti o competenze della vita cristiana. Compito riassunto nelle espressioni mentalità di fede (DB n. 38) ed integrazione fede-vita  (DB nn. 52-55). 

L’intera riflessione è pubblicata in Meddi L., La catechesi nella “Evangelium gaudium”, © Settimana 2014, 49,10, 8-9.
La rivista Settimana lo ha gentilmente reso pubblico; si può leggere e scaricare qui.

Leggi anche
Papa Francesco e la missione\2
Papa Francesco e la missione\1

 

 

Il catechista per la Nuova Evangelizzazione

sullestradeMeddi L., Il tempo della Nuova Evangelizzazione. Risorsa per i catechisti nell’attuale contesto culturale e religioso. Intervento al Convegno dei Catechisti della diocesi di Cagliari, 2013, 9 novembre.

Il tema riassunto nel titolo è ricco di molte suggestioni. Il termine tempo indica sia le caratteristiche socio-culturali sia le opportunità teologiche. Ogni tempo è kairos di Dio da accogliere; è annuncio della fede di Gesù mediata attraverso il discernimento della comunità.

La cultura è via e quasi sacramento della missione. Lo Spirito di Dio sta guidando anche il nostro tempo e la Nuova Evangelizzazione (NE) desidera mettersi a servizio di questa missione. Per questo propongo una visione del compito del catechista e della sua formazione improntato non a contrastare o riconquistare la cultura, ma – al suo contrario – facendo tesoro delle innovazioni culturali che permettono alle persone di realizzare se stesse in questo contesto di complessità. In particolare voglio sottolinearne due: la persona è soggetto della decisione (anche religiosa) e l’utilità di pensare la scelta come frutto della sperimentazione di liberazione che la proposta evangelizzatrice promette.

In questo tempo di NE catechista ha un compito importante. Di fatto in molti paesi  è il vero e proprio missionario. Papa Francesco nel suo recente accorato appello ai catechisti evangelizzatori ha indicato prospettive decisive. l’identità del catechista è una vocazione radicata nell’essere in comunione con l’amore di Cristo. Il papa indica tre radicamenti. L’essere si realizza nella frequentazione di Gesù, nella familiarità con Lui. Il lavoro del catechista è uscire continuamente da sé per amore, per testimoniare Gesù e parlare di Gesù, predicare Gesù. Il compito della catechesi\catechista – infine – è uscire da sè e annunciare lo stesso dono ricevuto; senza aver paura di andare con Lui nelle periferie perchè nelle periferie Dio ci precede[i].

L’intero discorso potrà essere una guida per riformulare il compito della evangelizzazione e della catechesi in contesto di NE. Egli le vede centrate sull’annuncio  cristologico (la fede di Gesù) più che sulla questione del dire Dio. Le pensa come attività ancorate nella fedeltà alla tradizione ma ancora di più aperte alla creatività  e fiducia verso la cultura.

Leggi anche

 


[i] Francesco, Discorso del Santo Padre Francesco ai partecipanti al Congresso Internazionale sulla catechesi. Aula Paolo VI, 2013, 27 settembre, [http://www.vatican.va/holy_father/francesco/speeches/2013/september/documents/papa-francesco_20130927_pellegrinaggio-catechisti_it.html] .

 

 

La via della bellezza

Nel contesto della Nuova Evangelizzazione, che aiuto può dare il linguaggio dell’arte? È l’interrogativo approfondito dall’annuale convegno dell’Aica (Associazione Italiana dei Catecheti). Il Presidente, prof. S. Currò, lo ha collocato all’interno del cammino associativo quadriennale dedicato al tema “Catechesi come educazione: tra antropologia e cultura”.  Oltre la riflessione sui contesti vitali della pastorale, tuttavia, la associazione avverte il bisogno di rinnovare le pratiche della comunicazione-educazione catechetica. Una ipotesi  (non l’unica)  è quella di esplorare la via del  bello.  Il bello tocca. Nell’esperienza del bello, ci si sente toccati dal mistero e, insieme, si tocca (si entra nel) il mistero. Tali processi sono stati studiati con uno sforzo interdisciplinare, e anche transdisciplinare, facendo interagire diversi punti di vista, in particolare: il punto di vista pedagogico-culturale, quello ecclesiologico e naturalmente quello catechetico.

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