Quando la catechesi (e la pastorale) è missionaria?

catechesi missionariaE’ arrivato il momento di fare chiarezza sull’aggettivo “missionario” usato in modo troppo disinvolto nelle pubblicazioni, documenti, progetti, percorsi formativi  e dialoghi pastorali?

Una espressione non riflettuta, progetti da rivedere

Il fatto stesso che nel dopo il Vaticano II abbiamo avuto una prima stagione in cui il termine non era usato a vantaggio del più chiaro termine di “evangelizzazione”, lascia qualche sospetto. Dopo il 1996 in Italia si preferì il termine “missionario” e successivamente si impose l’espressione “nuova evangelizzazione”.

Questa stagione si è conclusa con i documenti e il dibattito del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione del 2012. Espressione che è praticamente ignorata da papa Francesco. Al di là della giusta domanda sul “perchè la ignori?”, tutto questo lascia pensare che il chiarimento sia necessario. Ma anche che le parole siano usate come slogan sintetici per indicare modelli di chiesa, di rapporto chiesa-mondo e di annuncio. Quindi di catechesi e pastorale. La Chiesa italiana non è esente da questa sotterranea contrapposizione.

La richiesta dell’Associazione Italiana dei Catecheti di tenere un intervento su “Catechesi missionaria. Radici, sviluppi e prospettive” (Seveso, 12 settembre 2015), mi ha permesso di riprendere riflessioni già pubblicate per delinearne le caratteristiche principali  di una autentica pastorale missionaria. E’ una riflessione fatta per rilanciare un dibattito davvero decisivo per il futuro missionario della chiesa italiana.

Mi sembra che una valutazione delle evoluzioni recenti della «catechesi missionaria»  (dopo la pubblicazione del Direttorio generale per la catechesi, 1997) che tenga presente lo sviluppo della teologia missionaria metta in evidenza nella catechesi (forse mondiale o almeno di contesti occidentali) queste ambiguità:

  • Permanenza nella cultura della trasmissione e passività semantica del soggetto (il soggetto è destinatario, ma ci sono alcune eccezioni)
  • Eccessiva enfasi sulla comunicazione-relazione e poca attenzione al valore salvifico della cultura\religioni
  • Interpretazione riduttiva della rivelazione e permanere nella estraneità tra messaggio e storia (si rimane nella individualità, la storia come sfondo e non come contenuto)
  • Autoreferenzialità «significativa» del messaggio e non uso delle pratiche di inculturazione\contestualizzazione
  • Permanenza nel modello pedagogico della socializzazione religiosa (recupero del catecumenato sociale) e della pedagogia comunitaria

Puoi leggere

l’articolo Proporre e far crescere la fede: il contributo della catechesi alla missione, in Paluzzi S. (a cura di), Catechesi missionaria. Bilancio e prospettive, Emi, Bologna 2011, 49-70.

le slides della relazione “Catechesi missionaria. Radici, sviluppi e prospettive”

 

 

 

Grazie per il tuo commento o comunicazione

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: