Povertà strategia missionaria della chiesa italiana? riflessioni

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Continuo la riflessione sul tema della povertà come “via della missione” nella riflessione pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (leggi la prima parte).  Povertà, bellezza e alterità non sembrano essere vie della missione.  Formalmente il termine “chiesa povera” non compare mai. O in maniera insufficiente.

Concludevo la ricerca scrivendo “l’analisi compiuta ci porta ad affermare che – tuttavia – CVMC rappresenti, dal punto di vista di questa indagine, una vera e propria novità.  Si potrebbe affermare che il documento voglia tornare a riflettere sulla “qualità” della vita ecclesiale perché la chiesa, soggetto della missione, può essere significativa nel suo annuncio se vive ciò che annuncia”.

Queste affermazioni vanno ulteriormente approfondite.

 

Necessità di un chiarimento interpretativo

L’impostazione rilanciata positivamente da CVMC pone qualche interrogativo.

Certamente il recupero di una strategia centrata su povertà, alterità e bellezza va accolto con gioia proprio in nome di quella criteriologia centrata sulla memoria passionis precedentemente riferita. Il tema della povertà come via della missione ecclesiale è fortemente collegato con lo stile di Gesù di Nazareth. Come il concilio ha ricordato (LG 8 e AG 5) è questa la via prioritaria della missione: una chiesa libera dai condizionamenti di potere e di ricchezza sviluppati nel periodo della cristianità[1] sarà una chiesa capace di maggiore dialogo con il mondo contemporaneo. Allo stesso modo il tema dell’alterità. Questo si collega bene con il tema della inculturazione e della contestualizzazione della fede. L’annuncio pensato a partire dai bisogni dell’altro e l’altro pensato come partner nella ricerca della costruzione del Regno è un valore che si radica nella tradizione biblica.[2] Anche la bellezza[3] è una categoria che può aiutare i destinatari a cogliere il significato “positivo” e aperto alla realizzazione piena della vita  proprio del messaggio biblico. Ma queste riflessioni biblico-teologiche quando diventano scelte pastorali (le parole-chiave di Zulehner) hanno bisogno di una mediazione “pratica” maggiore.

In primo luogo sarà necessario non pensare in modo separato le tre opzioni missionarie. Non si tratta di scegliere “tatticamente” quella via che meglio permette una relazione comunicativa con gli uomini del nostro tempo. Non si cada nell’equivoco di pensare che tale possibile svolta nella strategia pastorale e un nuovo collegamento con la strada del ritorno alle fonti nasca da un bisogno di sola comunicazione. È un problema di linguaggio, ovvero di significati profondi e di autenticità di messaggi. La missione deve utilizzare insieme le tre vie per meglio esprimere se stessa e poi per meglio farsi ascoltare. Povertà-alterità-bellezza sono innanzitutto vie per la migliore comprensione del messaggio evangelico e poi sono strade di incontro comunicativo. L’eventuale separazione può indurre a pensare che esse vadano utilizzate solo per meglio entrare in relazione e poi comunicare il messaggio che trasmettano, forse, altre dimensioni semantiche. Ad esempio una rinnovata proposizione della dottrina cristiana.

In secondo luogo va notato che le tre espressioni non hanno un eguale valore. In realtà è la povertà che definisce il “valore semantico” delle altre due. Il luogo per capire in profondità queste espressioni, infatti, è l’incarnazione. Dio si è fatto “altro” nella prassi messianica di Gesù ed è l’assunzione dell’umanità che permette al Figlio di Dio di comprendere il bisogno di salvezza dell’umanità e di renderla presente  in modo definitivo nel mondo. L’alterità, così, viene ad esprime in altro modo il dogma fondamentale del pensiero cristiano. Anche la bellezza come via missionaria va compresa a partire dalla povertà. Il NT collega in modo esemplare infatti la “bellezza” del Figlio dell’uomo (cf. il Pastore bello del c. 10 di Giovanni) con il volto sfigurato di colui che si è identificato con l’uomo bisognoso di salvezza.

Proprio il riferimento al tema della bellezza desta, in terzo luogo, qualche perplessità. Da molte percezioni sembra di poter concludere che sia in atto una operazione puramente comunicativa nell’uso di questa categoria. Il “bello” da annunciare e con cui entrare in dialogo pastorale è il progetto di vita di Gesù. La sua vita è sicuramente bella, ma non secondo un approccio estetico-estatico (G. Brunet) molto simile alle diverse forme di separazione fede e vita. Una certa insistenza al rapporto fede-arte, fede-mass-media, fede-fiction, lascia perplessi per la facile esclusione proprio della memoria messianica della povertà.

Così povertà-alterità-bellezza sono espressione di una unica realtà teologica: la kénosis. Come hanno notato diversi autori, queste tre espressioni si fondano e si intrecciano proprio a partire dai due testi[4] del NT che esprimono la fede nella povertà cristica: Fil. 2,5-8 e 2Cor. 8,9. Il legame tra povertà e  prassi messianica di Cristo viene in questo modo facilmente stabilito.  Già il Philips[5] lo segnalava nel suo commento a LG 8: quale direzione prenderà la chiesa per i poveri e i peccatori? Si indica la via di Lc 4,18 (cf. Is 61,1-2): i poveri a cui si rivolgerà sono i piccoli senza influenza, senza fortuna, sena protettori, sotto la repressione brutale e i sottili intrighi. Ma per essere poveri di Jahvè occorre essere anche semplici e confidenti nel Signore.

Si apre la stagione della immaginazione pastorale e della creativa ricerca di una chiesa kenotica.[6]

 [Puoi leggere l’intera riflessione Meddi L., Criteri e vie della missione delle comunità cristiane in un mondo che cambia, in Sarnataro C. (a cura di), Annuncio del vangelo e percorsi di chiesa, Pontificia Facoltà dell’Italia Meridionale. Sezione S. Tommaso D’Aquino – Napoli, Napoli 2005, 347-381. QUI


[1]         RUGGIERI G., Relazione su chiesa e povertà al Congresso dell’Associazione Teologica Italiana di Anagni,  2003, 12 settembre  [testo fotocopiato].

[2]         CURRÒ S. (a cura di), Alterità e catechesi,  Torino, Ldc, 2003. in questo volume segnalo: DI SANTE C., Alterità e prossimità di Dio,   23-34.;                 CURRÒ S., A partire da…altro. Alla ricerca di un nuovo orizzonte della catechesi,   69-89; DIMONTE R., I non-luoghi ovvero i luoghi dell’altro,  157-162. cf. anche:  GALANTINO N., Alterità e pastorale,   in CIOLA N. (a cura),  Servire Ecclesiae. Miscellanea in onore di Mons. Pino Scabini, Bologna, Edb, 1998, 459-474.

[3]         FISICHELLA R., Bellezza,   in PACOMIO L. (a cura di),  Dizionario Teologico Enciclopedico [già Lexicon. Dizionario teologico Enciclopedico], Casale Monferrato, Piemme,  20044 [1993], 119.GIUSTI S., 0-19. La via della bellezza. Una proposta per l’Iniziazione Cristiana delle nuove generazioni,  Roma, Paoline, 2003; RUPNIK M., Bellezza,   in Teologia,  2002, 154-179; .GROSSI S.-NOCETI S., “Ratio imaginis”. Esperienza artistica ed esperienza teologica,    in Rassegna di Teologia, 2001,42,2, |.

[4] BAMMEL E., ptwcos [Povero],   in KITTEL G. (fondato da)-FRIEDRICH G. (continuato da),  Grande Lessico del Nuovo Testamento, vol XI, Brescia , Paideia ,  coll. 717-788;          MERKLEIN H., Povero [ptwcos],   in BALZ H.-SCHNEIDER G.,  Dizionario Esegetico del Nuovo Testamento, 2 voll., Brescia [Stuttgard], Paideia [Verlag W. Kohlhammer], 1998 [1981-1982], coll. 1211-1218. Cf. O’DONNEL C-PIÉ-NINOT S., Pobre,   in  Diccionario de Eclesiología, Madrid, San Pablo, 2001, 863-869, qui 867.

[5] L’Église et son mystère…, 1996, pp.121-123.

[6]         CODA P., Povertà,   in ANCILLI E. -Pontificio Istituto di Spiritualità del Teresianum (a cura di),  Dizionario enciclopedico di spiritualità, 3, Roma, Città Nuova , 1992, qui 1986-1989; MODA A., La gloria della croce. In dialogo con Hans. Urs von Balthasar,  Bologna, Emp, 1998.

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