La catechesi nella chiesa secondo il nuovo direttorio

Interventi di don Luciano MEDDI nella Diocesi di Locri-Gerace, 21-26 settembre 2020

La catechesi nella chiesa nel DPC

Il compito di Primo annuncio nel DPC

direttrio per la catechesi1. Il sorgere del primo annuncio

L’espressione Primo annuncio (=PA) è abbastanza recente. A Partire dagli anni ’60 e per tutti gli anni ’70-‘80 l’espressione più usata è stata evangelizzazione che sostituiva la precedente predicazione missionaria o evangelii precones. Evangelizzazione (=E.) a sua volta integrava l’espressione Kerygma.

Questa impostazione era incentrata sul kerygma paolino della redenzione, ma subito dopo il Vaticano II e per effetto del recupero pieno delle scienze bibliche la catechesi prese la via dello stretto rapporto con il kerygma pre-pasquale: l’annuncio del regno e la prassi di liberazione di Gesù. Così Medellin (c. 8) scriverà che la catechesi è evangelizzatrice perché proclama il progetto di Dio per l’umanità e la storia tutta. Il concetto di e. legato strettamente a umanizzazione fu sottolineato abbondantemente dalla Evangelii nuntiandi di Paolo VI (1975).

La crisi della Evangelizzazione (soprattutto nelle chiese di antica istituzione e di cultura occidentale) infatti non è recente e non riguarda solo l’ardore comunicativo. Essa ha molte radici e la più importante è la separazione tra messaggio e cultura. Una separazione o meglio una progressiva auto-separazione della Chiesa dalla cultura stessa. È crisi di significazione del messaggio. Il grande racconto della fede che sembra essere in crisi riguarda il senso della Morte e Risurrezione di Gesù! È necessaria una nuova narrazione del Mistero Pasquale?

Ma il perdurare della crisi del cristianesimo nei paesi di antica cristianità nella ultima parte del XX secolo e attribuita proprio all’eccessivo uso della Scrittura[2], ha provocato interpretazioni diverse concentrate nella formula Nuova Evangelizzazione che può essere riassunta nella espressione svolta veritativa.

2. Il primo annuncio nella prospettiva missionaria e catechetica del DPC

DPC considera l’E. in tre grandi ambiti: come processo missionario (processo di evangelizzazione), come azione missionaria (primo annuncio), come compito contestuale (evangelizzazione della cultura e nuova evangelizzazione.

1. Il PA come espressione della evangelizzazione e concretizzazione del kerygma. DPC con l’espressione PA (cf. nn. 66-68) descrive fondamentalmente l’azione dell’annuncio: esso è finalizzato alla conversione come effetto della conoscenza della fede (nn. 31.33.66.78.240). Il PA come azione è azione di evangelizzazione è uno dei termini che esprimono l’azione divina della sua comunicazione. La teologia dell’evangelizzazione di DPC è derivata forse in modo semplificato dalla rinnovata teologia della rivelazione (= riv.) propria del Vaticano II. È da questa prospettiva che DPC n. 14 esplicita i contenuti della rivelazione e dell’E. L’annuncio cristiano riguarda il mistero d’amore di Dio verso gli uomini; lo svelamento della verità intima di Dio come Trinità e vocazione dell’uomo; l’offerta di salvezza, il dono della grazia e della misericordia; la riunificazione dell’umanità. In questa prospettiva pasquale DPC ricomprende l’annuncio di Gesù come inaugurazione del Regno di Dio (n. 14) e il mandato missionario opera dello Spirito (n.15). È una presentazione che si limita ad una prospettiva semplificata di DV; che esalta la visione missionaria di SC 6 e non tiene presente altri luoghi del Vaticano II.  Completa l’analisi del contenuto e della natura del PA il legame stretto con l’espressione kerygma (=K.). Secondo Mons. Fisichella «alla luce di Evangelii gaudium, questo Direttorio si qualifica per sostenere una “catechesi kerygmatica”». L’importanza del testo è rafforzata dal riconoscimento, sempre al n. 58, che il NT presenta diverse formulazioni del K., cioè diverse comprensioni della salvezza secondo le esigenze delle culture e delle persone; anche la Chiesa di oggi deve presentare il K. secondo le esigenze. Ma anche qui con due lunghe e inusuali note (note 4 e 5) si afferma con decisione che si deve sottolineare la comprensione pasquale del K. Sembrano qui riecheggiare le discussioni in Aula sinodale del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione del 2012.

2. Il PA e inculturazione della fede. L’evangelizzazione, il PA e tutta la catechesi è impegnata nel compito principale della nuova tappa dell’evangelizzazione: l’inculturazione della fede. Ci sembra che DPC segua qui alcuni riferimenti: il grido di Paolo VI (EN 18-20) e le indicazioni di CT 53. Tuttavia abbiamo qualche perplessità perché a ben vedere questi riferimenti esprimono il bisogno di una evangelizzazione profonda più che una vera inculturazione. Ci sembra che l’espressione inculturazione debba esprimere, invece, il riconoscimento teologico del valore delle culture e delle religioni al fine di comprendere meglio e arricchire la stessa fede cristiana (LG 13-17). In questo aspetto inculturazione si riferisce di più al rapporto con le scienze umane e scienze della religione (cf. GS 44). Tuttavia possiamo riconoscere che poiché DPC non cita mai esplicitamente la Dominus Jesus probabilmente apre ad un possibile e futuro dialogo salvifico (cf. NA 2) con le esperienze religiose dell’uomo e dei diversi contesti.

3. Il PA e la sua pedagogia: ricerca, narrazione e via pulchritudinis. DPC – seguendo EG n. 167 – afferma che il PA ha una sua pedagogia: il laboratorio di dialogo (nn 53-54), la narrazione e narratività (nn. 207-208), la via della bellezza (nn. 61-62). Queste indicazioni raccolgono molte innovazioni introdotte nella catechesi recente ed esprimono significative proposte metodologiche. I catechisti e i predicatori dovranno fare attenzione ad alcuni equivoci. In riferimento alla metodologia del laboratorio si deve ricordare che il tema della ricerca non può essere finalizzato alla sola interiorizzazione della verità cristiana ma alla riespressione e personalizzazione; non è solo ad una tecnica di convincimento. La narrazione-narratività troppo facilmente può essere usato come strumento in mano all’emittente se non è rispettoso del gioco comunicativo e non include il ruolo del destinatario, la sua biografia. In ogni caso sembra una ulteriore riconciliazione con la questione dei metodi attivi nella catechesi. Una pedagogia di comunicazione, quindi, ambigua se non è finalizzata a sviluppare il compito di receptio e sensus fidei dei destinatari. Si rischia di affascinare ma di non creare i presupposti per una evangelizzazione integrata con i processi vitali e decisionali della persona e gruppi sociali, ma finalizzata a sostituirli.

3. Verso nuove narrazioni della proposta cristiana

Ci permettiamo alcune osservazioni finali su tutto il tema del Primo Annuncio. La crisi della Evangelizzazione (soprattutto nelle chiese di antica istituzione e di cultura occidentale) infatti non è recente e non riguarda solo l’ardore comunicativo. Essa ha molte radici e la più importante è la separazione tra messaggio e cultura. Una separazione o meglio una progressiva auto-separazione della Chiesa dalla cultura stessa. È crisi di significazione del messaggio. Il grande racconto della fede che sembra essere in crisi riguarda il senso della Morte e Risurrezione di Gesù! È necessaria una nuova narrazione del Mistero Pasquale?  Il Primo Annuncio avrà il compito di ripensare la presentazione del Mistero Pasquale in modo che includa il ministero messianico di Gesù e le altre manifestazioni dell’agire dello Spirito nel mondo. Ci permettiamo di invitare ad una attenta riflessione che sappia presentare il mistero di Gesù di Nazaret secondo altre prospettive narrative che meglio interagiscono con le culture contemporanee: nella sua messianicità, nell’accoglienza interiore dello Spirito, nel riconoscimento delle altre forme trasformative e pneumatiche; nell’apertura al cristianesimo non più fondato sul linguaggio religioso.

Riferimenti

Benedetto XVI, Luce del Mondo. Il Papa, la Chiesae i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2010.
R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.
L. Meddi, Il Primo Annuncio. Questione di narrazioni e racconti, Elledici, Torino 2019

Propuesta de catequesis misioneira en el Nuevo Directorio

 

Intervención de Luciano Meddi al Seminario Nuevo Directorio para la Catequesis. “Desde una mirada teológica y local” organizzato dalla Pontificia Universidad Católica De Chile. Facultad De Theologia Y Direccion De Pastoral Y Cultura Cristiana, 20 agosto 2020.

MEDDI propuesta de catequesis misioneira
La proposta di Catechesi Missionaria nel DPC 2020

La proposta di Catechesi Missionaria nel DPC 2020

L. Meddi, La proposta di catechesi missionaria del nuovo Direttorio per la catechesi. Continuità e innovazioni. Intervento al Seminario Nuevo Directorio para la Catequesis. “Desde una mirada teológica y local” organizzato dalla Pontificia Universidad Católica De Chile. Facultad De Theologia Y Direccion De Pastoral Y Cultura Cristiana, 20 agosto 2020.

Pe rispondere alla domanda quale è la proposta di catechesi missionaria del nuovo direttorio e che raffronto si può avere con i direttori anteriori, farò quattro passaggi.

LA NOVITA’.
Credo che il merito più importante del DPC è di aver riequilibrato le due dimensioni che compongono l’espressione “catechesi missionaria”: l’annuncio e la risposta di fede. Queste due dimensioni sono state approfondire fin dall’inizio del XX secolo. Si sono intrecciate tra loro sottolineando a volte la prima, a volte la seconda. Dopo il Vaticano II questa prospettiva si era sviluppata con l’espressione catechesi evangelizzatrice (cf. Medellín 1968, c. VIII).

Il compito principale riguarda la risposta della fede. Con riferimento a questo secondo compito, la catechesi  è missionaria quando accompagna la risposta di fede con i dinamismi spirituali della persona (cf. Introduzione, nn. 3-4). Il problema  che questo compito deve affrontare e superare è la presentazione della fede solo intellettuale e separata dalla esperienza di vita comunitaria.

Tuttavia il successivo di DGC aveva proposto un nuovo schema legato alla pubblicazione del documento del 1972 dedicato alla Iniziazione Cristiana degli adulti (RICA). In questo modo la catechesi aveva perso il suo specifico ed era diventata solo uno strumento a servizio o annuncio o della Iniziazione Cristiana. DPC dice chiaramente che si tratta di recuperare la prospettiva battesimale del cammino di fede e di equilibrare il servizio alla fides quae con il servizio pastorale alla fides qua. Io aggiungerei che tiene meglio in conto la legge fondamentale della fedeltà a Dio e fedeltà all’uomo.

Di conseguenza DPC sottolinea di più la dimensione catecumenale e quella mistagogica. Questo riequilibrio è affermato chiaramente in Introduzione nn. 3-4: «Alla luce di queste linee che caratterizzano la catechesi in chiave missionaria, si riscopre anchelo scopo del processo catechistico. La comprensione contemporanea dei dinamismi formativi delle persone propone che l’unione intima con Cristo, obiettivo finale della proposta catechistica sempre indicato dal Magistero, non dovrebbe essere presentato solo come un grande valore in sé, ma deve essere realizzato con un processo di accompagnamento (EG 169-173)».

IL CARATTERE MISSIONARIO DEI DUE COMPITI.
Questi due compiti (servizio all’annuncio e servizio alla risposta di fede) sono descritti in modo adeguato dal DPC:

– il primo compito della catechesi missionaria riguarda il servizio all’annuncio e all’evangelizzazione. Il problema maggiore che l’evangelizzazione oggi deve affrontare è la cultura digitale che opera una semplificazione pericolosa del senso della vita, e separa le nuove generazioni dalla tradizione religiosa cristiana.

Per questo l’annuncio deve essere interiorizzato, non rimanere solo superficiale; cioè deve arrivare al cuore delle persone. Questo obiettivo si realizza concretamente con la pratica del Primo Annuncio. Il PA viene descritto con 4 scelte: sarà un annuncio kerygmatico; sarà centrato sul mistero della fede descritto dal CCC; sarà dialogico cioè presentato in forma dialogale per cui utilizzerà principalmente la narrazione e la via della bellezza; sarà inculturato cioè orientato ai bisogni di significato delle diverse culture e contesti.

– il secondo compito riguarda la risposta della fede. Con riferimento a questo secondo compito, la catechesi  è missionaria quando accompagna la risposta di fede con i dinamismi spirituali della persona (cf. Introduzione, nn. 3-4). Il problema  che questo compito deve affrontare e superare è la presentazione della fede solo intellettuale e separata dalla esperienza di vita comunitaria.

Ricordando l’esortazione di Papa Francesco Evangelii gaudium, DPC afferma con forza che la catechesi deve assumere il modello catecumenale che unisce lo sviluppo dell’annuncio kerygmatico e accompagnamento della vita cristiana fino alla professione di fede e al servizio della testimonianza (discepoli-missionari).

Questa finalità fa riferimento alla esperienza di fede e viene spiegata con diverse espressioni: fede interiorizzata, fede maturata, fede capace di sviluppare la mentalità cristiana, fede integrata con la vita. Per realizzare questa finalità il DPC propone due scelte principali: un rinnovato e accentuato modello di catechesi in stile catecumenale e una decisa attenzione e impegno per la catechesi mistagogica.

Per DPC catecumenato non è principalmente una organizzazione temporale ma soprattutto uno stile pedagogico: lo stile catecumenale. Catecumenale indica la catechesi che realizza il suo compito in collegamento con tutte le dimensioni cristiane: parola, liturgia, preghiera, comunità, testimonianza. Mistagogia è una espressione poco utilizzata dai Direttori precedenti. In DPC mistagogia assume un ruolo decisivo. Essa indica la scelta di far fare esperienza di vita cristiana durante la stessa catechesi. Queste due scelte vanno tenute insieme e forse il modello missionario proposto da DPC è proprio la catechesi mistagogica (cf. Indice tematico).

ALCUNE OSSERVAZIONI.
Queste due azioni sviluppano la proposta di catechesi missionaria. DPC sceglie di ispirare la catechesi allo schema della confessione battesimale (chiamata-risposta); in questo modo – e giustamente – relativizza la precedente visione troppo incentrata sulla prospettiva della pastorale liturgica della iniziazione cristiana. È stato detto che tale modello precedente è risultato un troppo rigido e formale perché si proponeva solo di articolare la formazione cristiana secondo i 4 passaggi del RICA.

Questo modello non viene annullato. Si conserva la prospettiva iniziatica della catechesi. I 4 passaggi del RICA – infatti – rimangono una delle possibilità organizzative del processo annuncio-risposta. Tuttavia in DPC prevale il modello catecumenale e mistagogico. Questo fa capire perchè per la realizzazione del processo catechistico, DPC utilizza quasi tutte le parole-chiave elaborate nei diversi rinnovamenti della catechesi nel XX secolo prima ricordate.

UNA CONSIDERAZIONE FINALE.
Forse la spiegazione che fa DPC del modello catecumenale e mistagogico è stata un po’ semplificata e ricondotta al principio unitario della presentazione della dottrina o verità della fede. Di conseguenza vengono poco sottolineate alcune idee importanti della recente riflessione del rinnovamento missionario.

Mi riferisco alla prospettiva della missione dello Spirito sottolineata da AG e GS. Questi documenti conciliari hanno introdotto la prospettiva rinnovata del significato della storia, della cultura e del valore salvifico delle religioni. Di conseguenza in DPC la catechesi per raggiungere le sue finalità – accompagnamento e sviluppo della risposta di fede – sembra utilizzare soprattutto la strumentazione della comunicazione. Invece, seguendo AG e GS, si poteva introdurre nella catechesi la prospettiva della attivazione delle risorse spirituali interiori della persona. Ho paura che nella traduzione pratica e catechistica del DPC, la catechesi rimanga nella prospettiva della persuasione e del convincimento più che della vera e libera generazione del vangelo nel cuore della persona.

Da ultimo: proprio per quanto detto, è necessario tornare a pensare la catechetica come un disciplina teologica specifica, di carattere trans-disciplinare e soprattutto pedagogica.

 

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