A tarefa missionària da familia na iniciagáo crista dos filhos

pastoral catequeticaA tarefa missionària da familia na iniciagáo crista dos filhos. Um modelo, in  Pastoral Catequética 13-14 (2017-2018) 39-40, 185-194

Em Itália, como em qualquer país de tradição cristã e de “cultura ocidental”, os processos iniciáticos e de socialização encontram-se modificados devido a alguns fenómenos sociais.1 Já não se desenvolvem de forma intergeracional, mas ao nível do grupo de pares, em que a transmissão de valores marginaliza a família e muitas vezes não ocorre ou ocorre de diferentes maneiras. Esta transmissão é marcada pela nova condição antropológica de subjetividade, liberdade e aprendizagem por experimentação. Modalidades que relativizam o modelo tradicional, centrado na autoridade de quem transmite, e acentuam a seleção e a aquisição horizontal desses valores.

Vedi

Il compito missionario della famiglia nella iniziazione cristiana dei ragazzi. Un modello.   Intervento al congresso della Equipe Européene de Catéchèse: La famille entre éducation chrétienne et proposition de la foi, Madrid 31 maggio-5 giugno 2017.

vedi anche: la tache missionnaire de la famille
la tarea misionera de la familia

Comunità parrocchiale in Missione

Comunità parrocchiale e Missione. Intervento al convegno diocesano di Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti. Lunedi 1 ottobre 2018.

Siamo tutti consapevoli che la chiesa deve cambiare alcuni aspetti dell’organizzazione della sua vita se vuole aiutare il vangelo a diffondersi nella nostra cultura. Si intende riassumere questa nuova situazione con la frase “tornare a essere missionari”. Il rapporto tra missione e parrocchia si realizza in molti modi. tra questi c’è la convinzione che il tradizionale modo di formare i cristiani non sia più adeguato. soprattutto non sia adeguato il momento iniziale, quello dedicato all’accoglienza del desiderio di essere discepoli di cristo. Questo momento viene chiamato iniziazione.

A quasi 15 anni dalla pubblicazione di “il volto missionario della parrocchia in un mondo che cambia” si sente forte il bisogno di riflettere ancora sulla necessità di ripensare la pastorale in termini di conversione missionaria. Come ci ricorda EG 24: pastorale per una chiesa in uscita.

La Chiesa “in uscita” è la comunità di discepoli missionari che prendono l’iniziativa, che si coinvolgono, che accompagnano, che fruttificano e festeggiano,

Il recupero del termine “missione” nella riflessione della Chiesa italiana nasce nella seconda metà degli anni ’80. A distanza di tempo si sente ancora il bisogno di chiarire, tuttavia, cosa intendere con tale termine. La nostra situazione non è uguale a quei Paesi, dove non si conosce Gesù Cristo. La missione non è neppure pensabile come semplice azione per il recupero di coloro che si sono allontanati. La missione, infatti, è annuncio del Regno e tale annuncio è strettamente collegato con il servizio alla promozione dell’uomo. Esistono dunque una serie di incertezze sull’uso di questo termine. Incertezze che rendono “equivoco” anche l’agire pastorale. Permane inoltre l’impressione che sarebbe più utile continuare a utilizzare il termine “evangelizzazione” per esprimere il contenuto dell’azione missionaria.

Ci troviamo di fronte a una situazione di modernità e post-modernità. In modo particolare si deve mettere in evidenza l’emergere della soggettività come fonte della decisione, ma anche dell’elaborazione del senso e dell’interpretazione dei significati. L’interpretazione del reale, poi, non avviene più come applicazione alla realtà di principi stabiliti in senso generale. La produzione di senso avviene dal “basso”, cioè appare “sensato” ciò che appare come soluzione ai problemi dell’uomo reale e si comprende a partire dalla dimensione antropologica. Iniziare, quindi, non può essere inteso come semplice azione di trasmissione dei simboli religiosi da una generazione all’altra.

 

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La natura epistemologica della catechetica. Prospettive italiane

La natura epistemologica della catechetica. Intervento di Luciano Meddi al seminario di studio dell’AICa, Bologna 23-24 marzo 2018

 

  1. Sembra difficile definire l’area di indagine perché “catechesi” sembra essere un oggetto pluriforme (Alberich 1997); sembrerebbe che abbia ragione G. Angelini 1985 che parla di confusione epistemologica; la definizione di catechetica differisce se centrata sulle esperienze, sulla tradizione ecclesiale o derivata dal confronto con le altre discipline teologiche o campo epistemologico. Come determinare l’oggetto? Un aiuto viene dalla delimitazione del campo di indagine.
  2. L’unica cosa in comune (successiva alla stagione dottrinale) sia ai documenti che agli autori è che la catechesi riguardi in prima istanza la cura della fede del catecumeno-battezzato. Non il servizio alla rivelazione (!?) che pure ne è la condizione, se non in quanto mediazione della risposta alla chiamata divina.

    Ma questo è anche il suo problema perché, a partire dal movimento kerigmatico (Meddi 2017) si pensa che il servizio alla fede coincida con il servizio alla rivelazione. Questo equivoco si evidenzia già nella Prefazione del Catechismo Romano (1566); segue in catecheti come Jungmann 1956, nel “Credo di Eichstätt” (1960 cf. Erdozain 1969) e nella descrizione della natura della catechesi di molti Direttori.

  3. Di conseguenza per definire il campo epistemologico della catechesi si deve disambiguare l’affermazione «servizio alla rivelazione» perchè l’esperienza di fede è frutto in primo luogo di una comunicazione interiore, della sua interiorizzazione e della abilitazione di vita cristiana.
  4. La mia prospettiva: la fides quae è compito della evangelizzazione (nelle sue forme: testimonianza, predicazione, annuncio, kerygma, rito e predicazione liturgica; nella linea di AG piuttosto che di RM, DGC 1997 e DPC 2018); mentre il compito della catechesi è la interiorizzazione della fede ed esercizio della vita cristiana (Meddi 1998; 2017). Molti autori giustamente si riferiscono alla fides qua. Per cui è la teologia della fede quella che presiede alla riflessione catechetica.
  5. Questa prospettiva esclude presunte pedagogie autoreferenziali o kerigmatiche (“pedagogia divina”) come anche l’ipotesi di pedagogie religiose o riduzionismi pedagogici.

 

Premesse

  1. il campo della catechetica
  2. il compito specifico della catechetica
  3. La natura trans-disciplinare del giudizio catechetico
  4. I sapéri
  5. Catechetica e/o teologiapastorale?

 

testo 
bibliografia

Do Concilio Vaticano II ao Directorio Catequístico General ao Catechismo da Igreja Católica

Do Concilio Vaticano II ao Directorio Catequístico General ao Catechismo da Igreja Católica

 

Introduçâo
O novo Catecismo da Igreja Católica é a última intervençâo do Magistério em matèria de catequese e de educaçâo da fé e tem como referéncia imediata o Concilio Vaticano II. Foi o Sínodo Extraordinário, a vinte anos do Concilio, que o propos como sugestáo e prende-se com a preocupaçâo desse Sínodo de desenvolver e dar plenitude à actuaçâo integral do Concilio.

Por outro lado, foi mesmo o debate conciliar a «recusar» a ideia de um catecismo universal, feito, porventura, imediatamente após a conclusao do evento conciliar. Os Padres conciliares manifestaram-se, pelo contràrio, favoráveis a um directorio (cf. CD 44); o que foi prontamente realizado em 1971.

Estas très referencias delimitam o objecto pròprio desta pesquisa: recuperar a ideia de catequese desde o Concilio até ao Catecismo da Igreja Católica. Existem ligaçôes internas? Como se desenvolveu
a autoconsciéncia da Igreja-magistério neste campo táo vilal para a vida da Igreja?

 

L. Meddi, Do Concilio Vaticano II ao Directorio Catequístico General ao Catechismo da Igreja Católica, in Um dom para hoje. Estudos sobre o catecismo da Igreja Católica, Edições Paulistas, Lisboa 1993, 71-92.

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