Grandi Parole: Morte – morire

Occorre “abbandonare anche nella catechesi più elementare le immagini di una cosmologia da gran tempo superata e sviluppare invece l’annuncio della risurrezione e della vita eterna a partire dalla conoscenza e dall’esperienza della salvezza che Dio opera in noi attraverso la nostra unione a Gesù Cristo. Ma è ancor più necessario tener fermo che questa unione non si interrompe con la morte e riguarda finalmente l’uomo nella sua integralità e nella pienezza della sua vita è questo il realismo della nostra fede, che non è da confondere con improprie e impossibili interpretazioni “fisiche” del modo di essere dell’uomo risorto, ma tanto meno riduce la nostra salvezza eterna a una metafora priva di realtà”

“Se, mossi e guidati dallo Spirito Santo, cerchiamo di vivere così la nostra vocazione battesimale, possiamo meglio comprendere il significato cristiano della stessa morte. Essa non cessa di incutere timore, non perde il suo carattere di sofferenza e di prova suprema, ma si rivela come il luogo della nostra più profonda configurazione a Cristo, che attraverso la sua morte ha redento il mondo. Così nella nostra morte si compie ciò che è stato significato e realizzato germinalmente nel nostro battesimo (cfr Rom 6,3-11), cioè il nostro aver parte alla risurrezione di Cristo, il nostro condividere la sua vita divina, come egli ha condiviso fino in fondo la nostra condizione umana. Il senso e l’esperienza cristiana della morte non possono dunque essere “rimossi”, o amputati dal senso e dall’esperienza cristiana della vita, se non vogliamo deviare dalla via della Croce e rinunciare al cuore stesso della nostra fede.”

C. Ruini 
Prolusione, 2004, 20 settembre

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