La formazione della famiglia. Prospettive sinodali

famigliaLa preparazione e la celebrazione del Sinodo “la vocazione e la missione della famiglia nella Chiesa e nel mondo contemporaneo” (4-25 ottobre 2015) sono stati due momenti di forte ricerca nella chiesa. Il Sinodo ha coinvolto moltissime realtà ecclesiali e non solo i partecipanti alla celebrazione vissuta in Roma. Si potrà dire, come del Vaticano II, che più ancora dei testi e delle discussioni, il messaggio fondamentale è racchiuso nella “esperienza sinodale”, nell’evento.

La chiesa, ancora una volta, ha attuato il metodo conciliare della assemblea radunata di tutto il popolo di Dio. Ha messo in pratica LG 12 e DV 8 che ricordano come la tradizione progredisce con il concorso di tutti i battezzati. Essi sono il soggetto della comprensione e della missione.

Il significato più chiaro si avrà nel futuro quando Papa Francesco e i Vescovi indicheranno le decisioni più utili, o quelle possibili, in questo momento della storia della chiesa. In attesa di un documento post-sinodale la nostra attenzione va al significato del documento finale votato in Aula[1].

Esso è articolato secondo la metodologia utilizzata da Gaudium et Spes: vedere, giudicare e agire. Nella prima il documento raccoglie l’ascolto delle diverse situazioni che i sinodali hanno portato a conoscenza di tutti. Nella seconda parte vengono presentati i principi teologici che possono illuminare la attuale situazione della famiglia. Nella terza parte si offrono le indicazioni che la assemblea ha ritenuto adatte per dare risposta alle situazioni descritte ma anche per riorganizzare la pastorale familiare nella chiesa.

Siamo particolarmente interessati a comprendere e attuare la terza parte (PIII) che descrive la missione della famiglia nella chiesa. Lo facciamo nel rispetto del testo ma anche dal particolare angolo di lettura che è la coppia, cuore della famiglia.

La Parte Terza contiene quattro capitoli:

Capitolo I La formazione della famiglia:  La preparazione al matrimonio, La celebrazione nuziale, I primi anni della vita familiare, La formazione dei presbiteri e di altri operatori pastorali; Capitolo II Famiglia, generatività, educazione: La trasmissione della vita, La responsabilità generativa, Il valore della vita in tutte le sue fasi, Adozione e affido, L’educazione dei figli; Capitolo III Famiglia e accompagnamento pastorale: Situazioni complesse, Accompagnamento in diverse situazioni, Discernimento e integrazione; Capitolo IV Famiglia ed evangelizzazione: La spiritualità familiare, La famiglia soggetto della pastorale, Il rapporto con le culture e con le istituzioni, L’apertura alla missione.

In sostanza il testo riguarda alcuni temi decisivi per il futuro della pastorale familiare: la famiglia luogo e soggetto missionario, i suoi compiti missionari, la sua preparazione e formazione, la responsabilità pastorale verso la famiglia. Questi temi appaiono sufficientemente definiti. Un tema trasversale, con affermazioni presenti nei diversi passaggi è quello dei mezzi e dei processi formativi per il sostegno della famiglia.

Una descrizione rapida della dimensione formativa proposta dalla Parte Terza metterebbe in luce queste affermazioni principali. 

  1. la famiglia va formata e non è solo frutto di socializzazione. L’intero documento e ancora di più la PIII trasmette un grido e un desiderio forte: che la famiglia non sia lasciata ad una semplice “cultura tradizionale” dove la sua abilitazione avviene solo per trasmissione spontanea a diffusione socializzante, ma include momenti precisi in cui la coppia e poi i futuri figli siano aiutati ad realizzare una azione riflessiva sugli scopi, i modelli, le difficoltà e le risorse che possono avere nello svolgere la propria missione. A tale scopo si invitano i soggetti familiari in primo luogo, i soggetti ecclesiali, le agenzia sociali e l’intero universo dei mass e new media. La famiglia, quindi, ha bisogno di cura sociale ed ecclesiale.
  2. la famiglia è destinataria ma anche luogo e soggetto missionario. La chiesa invita se stessa a riconoscere la famiglia come soggetto; come risorsa e non solo come problema. La sua missione nella quotidianità avviene per la testimonianza della famiglia, sia come singoli che come insieme (missio ad gentes).
  3. il compito della famiglia. Esso viene descritto fondamentalmente come vocazione, chiamata, e sviluppo della realtà battesimale. È espresso in due modalità convergenti. È insieme servizio alla vita e servizio al vangelo. È servizio alla generazione e alla cura dei figli, sia propri che di altri. È il primo soggetto della evangelizzazione e formazione cristiana (meglio sarebbe chiarire che è un servizio alla socializzazione religiosa o trasmissione del linguaggio religioso) delle NG. È servizio alla cura e crescita della coppia, nucleo fondante della famiglia, perché non cada nella abitudine, non si lasci prendere dalla cultura contemporanea ma – al contrario – sviluppi le sue qualità interiori. Queste dimensioni rappresentano la prima e fondamentale chiamata e vocazione: la collaborazione alla trasmissione della vita. Una seconda serie di dimensioni riguarda la collaborazione alla missione di Gesù. La famiglia è infatti soggetto di evangelizzazione ed è chiamata a farsi responsabile della Parola del Vangelo da comunicare sia in casa che nei luoghi di vita. Infine compito della famiglia è l’esercizio della testimonianza cristiana. Questa viene descritta in molti modi che riguardano la trasformazione della società e del cosmo nella logica fraterna del Vangelo.
  4. i processi formativi. La PIII descrive, in forma trasversale, anche il modello di formazione che ha in mente. Si desiderano processi o forme educative che superano il modello trasmettitivo e che includano la metodologia degli itinerari, l’interiorizzazione della dottrina ecclesiale, la valorizzazione delle culture, la metodologia di gruppo, la qualità della relazione, la pastorale integrata.
  5. i mezzi della formazione. La Relazione presenta principalmente beni educativi intra-ecclesiali come la attivazione della spiritualità familiare, la lectio, la vita liturgica e la vita comunitaria. Ma traspare spesso che la via principale è la attivazione della coscienza e della soggettività delle singole persone.
  6. la responsabilità pastorale. È la parte più descritta e anche più difficile tanto da richiedere numerosi interventi e mediazioni. La chiesa è chiamata non solo chiedere alla famiglia di essere se stessa; ma anche a dare il sostegno necessario. Deve riconoscere che la famiglia è “un già e non ancora”, che va curata lungo tutto il suo long life cycle. La cura riguarda particolarmente il discernimento nelle crisi e nei fallimenti e il sostegno ai diversi passaggi e compiti, ma anche l’attenzione ai fattori sociali che impediscono una piena realizzazione della vocazione della famiglia. È una responsabilità per ma da realizzare soprattutto con la famiglia nello stile della condivisione e dello sharing dei beni.

[1] Sinodo dei Vescovi,  Assemblea Generale Ordinaria. Relazione Finale del Sinodo dei Vescovi al Santo Padre Francesco (24 ottobre 2015), http://press.vatican.va/content/salastampa/it/bollettino/pubblico/2015/10/24/0816/01825.pdf

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