La catechesi per la formazione dei cristiani

Intervento di don Luciano Meddi al Seminario preparatorio del Sinodo 2019 «Verso il Sinodo Speciale per l’Amazzonia: dimensione regionale e universale». Roma 25-27 febbraio 2019 [testo breve]

Si può sintetizzare questo breve intervento nella espressione: la catechesi non si deve limitare al primo annuncio ma deve tornare ad essere l’agenzia ecclesiale per lo sviluppo della vita cristiana dei battezzati, attraverso una prospettiva che fa incontrare e interagire la dimensione del dono della fede e della risposta umana. Una prospettiva olistica e spirituale, cioè missionaria.

1. Il compito della catechesi nella missione ecclesiale

La vicenda della chiesa nello sviluppo della seconda modernità (e tardo modernità) ha reso necessario un ripensamento della catechesi (GE 4; CD 14). Relativizzando il compito di istruzione proprio della catechesi dottrinale, ha preso su di sé il compito di aiutare la risposta e la crescita dell’atto di fede, della educazione dei cristiani.

Per questo i compiti della catechesi oggi si allargano e includono soprattutto la testimonianza della vita cristiana e la presa in carico da parte di ogni battezzato del compito missionario; la catechesi ha come scopo di formare discepoli-missionari. Proprio per questo si deve sottolineare che la finalità della catechesi in questa stagione ecclesiale comporta la presa in cura della formazione degli adulti delle comunità perché esprimano ministeri e consapevolezze nuove.

2. I rischi della attuale stagione formativa

Come testimoniano i documenti alla catechesi è stato richiesto di sostenere la receptio del Vaticano II e a volte anche di interpretarlo con sapienza. Ci sembra ingiusta, quindi l’accusa rivolta alla catechesi da alcuni interventi ascoltati nel Sinodo 2012 secondo i quali lo tsunami di scristianizzazione in cui si trova la missione sia dovuto alla «catechesi veramente scarsa o incompleta» dei decenni precedenti.

Dobbiamo però evidenziare anche i limiti di alcuni modelli di catechesi. L’attuale organizzazione è guidata dal Direttorio Generale per la Catechesi (= Dcg 1997) che ha chiesto alla catechesi di sostenere il percorso di evangelizzazione (PI, c. II). La catechesi ha un suo compito specifico – si dice – la educazione (permanente) della fede; tuttavia in tutta la chiesa essa si fa carico di realizzare il compito di primo annuncio sempre necessario sia nella missio ad gentes sia per la vita cristiana; si fa inoltre carico di organizzare i percorsi formativi propri della iniziazione cristiana. Questa impostazione genericamente chiamata catecumenale porta con sé molti vantaggi ma può essere anche causa di un impoverimento delle comunità cristiane. In modo particolare perché vuol caricare sulla catechesi tutto il compito di evangelizzazione che spetta ad altre ministerialità ecclesiali.

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3. La catechesi a servizio del compito di evangelizzazione

Il primo compito della catechesi riguarda il primo annuncio (DGC 1997, 61-62). L’evangelizzazione tuttavia, non deve perdere di vista le prospettive missionarie del rapporto stretto con le culture e religioni; non deve inoltre essere pensata come attività che si sostituisce al desiderio di libera scelta da parte degli uomini del nostro tempo. Non si deve scambiare la evangelizzazione con la predicazione cristiana.

L’evangelizzazione è illuminata dalla teologia della rivelazione. È innanzitutto servizio alla continua azione della Trinità nella storia; alla sua continua autorivelazione per realizzare la piena umanizzazione. Una azione che è spirituale ed interiore alla coscienza. L’uomo con la sua Cultura accoglie l’illuminazione divina, non senza equivoci e opposizioni, come rivelazioni cioè sapienza. Tra queste ha un compito unico quella vissuta e annunciata da Gesù di Nazaret, raccontata e tramandata dai suoi discepoli (EN 22; DJ III).

L’evangelizzazione è prevalentemente azione spirituale. Attraverso di essa la chiesa va a cercare tutti i frammenti della rivelazione divina presenti nella cultura e nelle religioni. Li cerca per lodare Dio, per ampliare la sua sapienza, per utilizzarli come vie che portano a Dio, per purificare ed educare il cuor dell’uomo (LG 13.17; NA 2; GS 22). Per realizzare questo compito comunica (annuncia) la narrazione cristiana, ma prima ancora sostiene tutte quelle attività che permettono a Dio, attraverso lo Spirito, di sensibilizzare (aprire) il cuore dell’uomo alla porta che è il Suo Figlio (AG 13). Sono attività che fanno emergere nella coscienza dei gruppi umani le presenze divine; sono attività che aiutano la conversione all’amore di Dio e favoriscono l’annuncio di Cristo.

Nel futuro l’evangelizzazione è chiamata a sottolineare soprattutto il momento del reciproco dialogo con le culture, in modo da narrare e scambiarsi le vie spirituali che Dio suscita ancora oggi. Una prospettiva di evangelizzazione che mette l’attenzione sulla predisposizione del terreno perché possa generare frutti di vita cristiana. La prospettiva generativa della pastorale, infatti, nasce per affidare il seme del vangelo perché esso possa esprimere tutta la sua energia divina.

Questa prospettiva comporta anche la riformulazione dei soggetti della evangelizzazione che deve includere anche la testimonianza degli uomini di buona volontà perché si annunzi ai non credenti e non ai diversamente-credenti.

4. La catechesi a servizio della iniziazione alla\della vita cristiana

L’iniziazione cristiana è il secondo compito della catechesi. La pedagogia più adatta per realizzare il compito iniziatico sembra essere quella catecumenale. Si deve però seguire l’interpretazione di AG 14 quando definisce catecumenale l’insieme della attività che fanno fare esperienza della vita nuova (tirocinium) senza separare la dimensione sacramentale da quella pedagogica (la mistagogia). La iniziazione è quindi dono da sperimentare nel cammino catechistico. Il contenuto della esperienza iniziatica è il dono dello Spirito ma anche l’esercizio della vita nuova che diversi documenti conciliari riferiscono ai Tria munera Christi (LG 35-37; GE 2.4). Si deve allora parlare di Iniziazione alla Vita Cristiana attraverso la catechesi permanente (cf. Aparecida. Documento conclusivo, 2007, 6.3)

Questa prospettiva “compiuta” di iniziazione chiede di ripensare la collocazione della età più adatta per la conclusione della IC dei ragazzi nelle comunità cristiane. Non importante solo il riordino sacramentale (battesimo-cresima-eucaristia), ma anche il rapporto tra dono e risposta. La questione dell’età più adatta alla conclusione è questione missionaria decisiva. Pensiamo sia opportuno mantenere le indicazioni di Pio X Quam singulari (1910) e rafforzare invece che diminuire il valore di un vero e proprio catecumenato crismale per le nuove generazioni in età adolescenziale e giovanile. Come la chiesa ha già ritenuto opportuno fare con il noviziato per la vita religiosa e il seminario per il ministero ordinato.

5. La catechesi per la crescita della personale e comunitaria risposta di fede

Il compito principale della catechesi è la formazione cristiana. Già prima del Vaticano II i documenti invitavano la catechesi ad occuparsi della fides qua, dell’echo interiore oltre che della comunicazione del messaggio. CD 14 riassume questo invito con l’espressione “rendere la fede viva”; ma si sono usate anche le espressioni “maturità di fede” o “atteggiamento di fede”. Questa prospettiva di catechesi per la formazione cristiana è stata progressivamente disattesa. La catechesi adulta e degli adulti troppo spesso non si ritiene compito delle comunità.

Questa finalità ha bisogno di una configurazione unitaria ed integrata dell’azione catechistica; ha bisogno di tutte le dimensioni dell’agire ecclesiale e del coinvolgimento di tutti gli operatori pastorali; in primo luogo del ministero esplicito dei ministri ordinati. L’azione catechistica per realizzare questa finalità deve superare la tentazione di rimanere sul piano della comunicazione e istruzione. Deve entrare nel cuore della persona per purificare le cattive socializzazioni anche religiose; sostenere la guarigione delle ombre spirituali e integrare tutta la vita nella prospettiva del Vangelo di Gesù.

Sarà una catechesi mistica, centrata sul processo di conversione profonda i cui punti essenziali possono essere così descritti: aiutare a conoscere il proprio stile di vita; comprenderne gli esiti vicini e futuri; confrontarli con l’esperienza di fede di Gesù; individuare il cambiamento da realizzare; inculturare le espressioni nella tradizione cristiana. Sono necessarie pratiche mistiche. Pratiche formative che aiutano la persona a prendere coscienza della propria rappresentazione di vita, la confrontino con le realizzazioni e la aprano alla verità del vangelo (cf. Th. Groome). Pratiche che sviluppino la coscienza della presenza del Maestro interiore e delle Mozioni spirituali. Sono pratiche che hanno bisogno di accompagnamento (counselling-mentoring) e allenamento (coaching).

Questi passaggi e pratiche si potranno utilizzare nelle diverse esperienze di catechesi con giovani ed adulti: i gruppi di revisione di vita; la lectio divina e spirituale; le catechesi al popolo; catechesi di comunità; esercizi spirituali e anche nella letteratura spirituale oggi molto diffusa.

6. La catechesi per formare l’esercizio della vita cristiana in contesto

Grande desiderio del concilio è stato la nascita di una catechesi per l’esercizio della vita cristiana. La testimonianza riguarda la realizzazione delle Beatitudini e la vita nuova del battezzato (AG 11-12). Oggi possiamo definire questo aspetto come formazione delle competenze cristiane. Vaticano II usa con coraggio la terminologia educativa propria del tempo; educazione, formazione, tirocinio, esperienza, apprendimento. In Lumen gentium ha offerto una teologia della vita cristiana.

Un cammino ideale di formazione cristiana dovrebbe sviluppare cinque competenze di base (cf. Sinodo Straordinario 1985): acquisire la capacità di leggere in modo vitale (personale e sociale) la Scrittura (DV 8); maturare la decisione di sentirsi parte di una fraternità ecclesiale segno della fraternità universale (LG 1.9); comprendere il proprio ruolo e ministero all’interno della comunità ecclesiale (LG 35-37, AA 2.6); scoprire il proprio carisma di testimonianza all’amore di Dio  e servizio di promozione umana (GS 1, AA 7); interiorizzare la liturgia e la relazione personale con Dio (SC, c. II).

Lo sviluppo di queste competenze ha bisogno di pedagogie adatte perché non si cada in nuove forme di semplice istruzione catechistica. La educazione dei cristiani (le competenze) va ripensata in termini di processo e di progressione, individuando cioè i dinamismi spirituali attraverso cui la proposta cristiana diventa vita vissuta. Sarà quindi utile approfondire la natura antropologica dello sviluppo delle competenze di vita come anche i documenti e autori sociali sottolineano (cf. GE 1.4). Inoltre ha bisogno di criteri per assumere dalle ricchezze dei popoli (LG 13.17, AG 9) sia i contenuti sia le pedagogie adatte a tale compito; in modo particolare l’apporto missionario delle Scienze Umane (GS 44).

7. La catechesi per la costruzione di comunità capaci di profezia

La missione ecclesiale ha bisogno di comunità adulte nella fede capaci di testimonianza della parola cioè di profezia, la capacità di comprendere l’attuazione del desiderio di Dio in un contesto. Una finalità che richiede percorsi formativi centrati sullo sviluppo e l’esercizio del sensus fidei fidelium (LG 12).

La competenza profetica è un carisma individuale ma soprattutto comunitario (DV 8; LG 12b) Si realizza attraverso il discernimento dei segni per i tempi (GS 11) attraverso il quale si individuano le diverse presenze salvifiche di Dio nella storia. È una competenza che si acquisisce attraverso la attualizzazione delle grandi parole della scrittura e della tradizione. La lettura comunitaria della Bibbia aiuta a comprendere il cammino di fede della persona e della comunità quando illumina i diversi livelli dell’esistenza: il mondo interiore, la definizione di sé, la progettazione della vita, la trasformazione del tempo sociale, la realizzazione della speranza. Le diverse letture o approcci della tradizione biblica ed ecclesiale (cf. Pontificia Commissione Biblica, 1993) sono possibili se la profezia non si limita al solo linguaggio intra-ecclesiale ma utilizza in modo sapiente anche i diversi linguaggi umani (GS 44; EN 63) nella convinzione che lo Spirito di Dio suscita sapienza profetica in ogni tempo (Sap. 7,27).

La testimonianza e il discernimento profetico hanno bisogno di comunità ricche di ministerialità e leadership che siano espressione di fraternità. Per questo la catechesi sente molto forte il bisogno pastorale di una nuova immagine di chiesa locale che superi, integrandolo, il tradizionale ruolo della parrocchia (cf. Ch.L. 26; EG 26) e della stessa Ministeria quaedam (Paolo VI, 1972). Come si usa dire di forme di piccole comunità di vita cristiana (EN 58).

8. La natura antropologica e spirituale del servizio catechistico

La catechesi ha bisogno di elaborare una teologia dell’educazione senza limitarsi alla teologia fondamentale e alla teologia liturgica. Infatti la maturità di fede non può prescindere dall’educazione della libertà della persona e questa non è separabile dallo sviluppo dell’intero ciclo di vita umano (umanizzazione) in cui Dio ha impresso la sua immagine. Al cuore di tale long life cycle Dio ha posto la dimensione o atteggiamento religioso, il cui studio deve ormai essere riconosciuto come uno dei luoghi per la realizzazione della integrazione fede e vita (EN 18-20). La scienza catechetica studia questa progressiva trasformazione mettendo in evidenza che tali obiettivi e compiti si possono realizzare solo in un quadro trans-disciplinare (Veritatis Gaudium 2018, Proemio, 4c).

La catechetica ha il compito di individuare gli itinerari formativi più adatti come ha giustamente riaffermato il Documento finale del Sinodo dei Vescovi sui Giovani, la Fede ed il Discernimento Vocazionale (n. 133), ma non solo per annunciare la fede. La pedagogia degli itinerari (o parcours) non elimina il ruolo dei catechismi ma li inserisce nella prospettiva dinamica del cammino della risposta di fede. L’espressione itinerario può tornare ad essere giustamente utilizzata per indicare la pratica della catechesi. La costruzione degli itinerari comporta che la competenza catechetica ecclesiale si abiliti ad utilizzare il processo formativo unitario, trans-disciplinare. Deve dialogare intensamente con i sapéri delle scienze della comunicazione, dell’educazione, della formazione e della progettazione pedagogica.

In modo particolare la catechetica si dovrà impegnare nell’obiettivo di individuare i criteri per utilizzare le risorse spirituali già presenti nelle culture e nelle religioni di un preciso conteso (GS 11.22; NA 2) proprio sul piano della pedagogia della vita religiosa e cristiana. È questo un compito della Teologia dell’educazione.

 

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