IC in un interessante documento dei Vescovi del Triveneto

Ci sono diversi motivi per leggere e approfondire la Nota dei Vescovi del triveneto a cento anni dal decreto «Quam Singulari» voluto da S. Pio X (1910): “La Prima Comunione all’età dell’uso della ragione”.

Il primo è di natura storica. Il testo mostra le ragioni, le motivazioni e le strategie per cui Pio X, il Papa dell’Eucaristia, ha dato approvazione ad un documento che ha molto inciso nella pratica pastorale di tutta la Chiesa del XX secolo. Le scelte racchiuse in Quam Singulari Christus amore dell’8 agosto 1910 sono da comprendere come elemento si una vasta “azione riformatrice” tendente a “custodire la fede del suo popolo” in un contesto di conflitti sociali tra Chiesa e cultura (politica degli stati) (n.1). Una strategia tesa a “favorire e difendere la vita cristiana” attraverso la formazione alla comunione con Cristo presente nell’eucaristia (n.2).

Il secondo è legato alla riflessione in atto sul rapporto tra teologia e pedagogia in riferimento alla Iniziazione Cristiana dei ragazzi. Il documenti si riferisce a tale questione indirettamente, ma in vari passaggi.

L’età della prima comunione. Seguendo il Lateranense IV (1215), riaffermato da Trento nella sua 13ª Sessione (1551-1552), l’età più adatta è quella della discrezione che nella pratica post-tridentina veniva collocata (ritardata) verso i 12-14 anni (n.3) e che il Papa ripropone ai 7 anni quasi come un “ritorno alle origini”. Questa scelta comporta inevitabilmente una pedagogia di socializzazione o di introduzione alla “cultura religiosa” delle generazioni precedenti. Sopratutto comporta la scelta di lasciare alla mistagogia l’approfondimento (cioè la scelta, l’interiorizzazione e la integrazione vitale) della esperienza sacramentale (cfr. il complesso n. 10 “Il completamento dell’iniziazione cristiana”).

L’apprendimento della vita cristiana. Un analogo problema di pedagogia religiosa si pone in riferimento al (giusto) ampliamento delle finalità che vengono poste nella formazione della vita cristiana. E’ infatti la VC (nn. 2,5,-7.9) lo scopo principale della IC dei ragazzi. A tale proposito è significativo il riferimento che il documento fa al famoso n. 7 della nota Ucn del 1991. Il documento infatti riconosce che la VC non si raggiunge con una semplice conoscenza della dottrina ma che ha bisogno di fare sperimentare le diverse dimensioni e luoghi della esperienza cristiana. Si tratta quindi non solo di socializzare la VC ma di studiare le forme e i modi del suo apprendimento e questo non è possibile senza una riflessione sulle età e le condizioni psicosociali.

In terzo luogo il documento è di aiuto a fare sintesi sulle conversioni pastorali necessarie. Spesso e in diverse occasioni il magistero ne offre una lista. Qui i vescovi del triveneto. citando i nn. 26-37 della Seconda Nota della Cei sulla IC dei ragazzi del 1999,  si orientano verso  una triplice scelta pastorale: non limitare il cammino di iniziazione cristiana ai soli incontri settimanali di catechesi, ma di far vivere ai ragazzi una vera esperienza di vita cristiana (n.7); la partecipazione attiva dei genitori (n. 8); la qualità del soggetto comunitario (a comunità cristiana: “grembo materno” dell’iniziazione cristiana, n. 9).

Questa ridefinizione delle trasformazioni necessarie alla buona riuscita della IC dei ragazzi andrebbero studiate più attentamente nella loro completezza, priorizzazione e analisi dei contenuti.

Da ultimo, in quarto luogo, la lettura di questo documento è importante per comprendere il futuro della organizzazione ecclesiale circa il rinnovo della IC dei ragazzi. Il documento è molto equilibrato. Cita la definizione di IC (iniziazione come introduzione alla vita cristiana) della Nota del 1991 ma anche alcuni aspetti della Seconda Nota del 1999. Ricorda l’ordine dei sacramenti ma non dedica una riflessione propria a questo tema. Riconosce il valore della idea complessiva di IC per comprendere l’insieme della formazione alla fede dei ragazzi ma insiste sulla necessità del “post” sacramentale che per pudore chiama “mistagogia”. Lasciando così intendere non solo che questo è il problema ma soprattutto che da lì si deve partire per riorganizzare l’itinerario di IC dei ragazzi.

Ma si può pensare di ottenere l’obiettivo di una Iniziazione capace di far crescere l’adesione alla vita cristiana senza porsi l’interrogativo dell’età più adatta a tale finalità?

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