Grandi Parole: Salvezza nella storia

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1. Destinatari. Questo tema riguarda in modo particolare gli itinerari destinati alla Mistagogia, alla Comunità Profetica e agli Operatori pastorali. 

2. Dimensione biblica. alla base delle tradizioni che hanno costruito il testo dell’antico testamento non c’è come nelle altre religioni il mito di creazione. Sicuramente la Bibbia parla delle origini del mondo, ma in modo particolare riporta la fede del popolo di Israele con la convinzione che la sua storia sia frutto della volontà liberatrice del suo Dio. I testi più antichi, che sono raccolti nel libro dell’esodo ci parlano di un Dio preoccupato della situazione di non vita del proprio popolo e per questo interviene attraverso la missione di Mosé. I testi antichi sono convinti che Israele possa continuare quest’evento di salvezza attraverso l’osservanza civile e personale della legge, i 10 comandamenti. Essi portarono avanti la memoria di questo progetto attraverso le grandi liturgie come quella della Pasqua. I profeti agiscono per comprendere come l’antica salvezza si possa realizzare ai loro giorni. Aiutano il popolo a leggere i segni della storia, ma anche lo rimproverano se vedono come il medesimo popolo vive nella quotidianità. I profeti più recenti fanno tesoro delle diverse crisi d’Israele e arrivano ad intuire la necessità di un intervento definitivo di Dio. Egli lo farà attraverso un inviato definitivo, che si dedicherà alla sua missione nello stile di un servo sofferente.

È in questo orizzonte di costruzione della storia secondo il cuore di Dio che si colloca l’azione missionaria di Gesù. Egli spinto dallo spirito agisce con lo scopo di invitare alla fede nel regno di Dio. La sua prassi messianica è al tempo stesso contenuto e via per la realizzazione dei cieli nuovi e della terra nuova. Le autorità tentarono di eliminare questo messaggio dalla prospettiva religiosa del popolo d’Israele ma Dio con la risurrezione di Gesù di Nazaret proclamò la verità dei suoi insegnamenti e costituì Cristo centro e ricapitolatore del creato.

La Chiesa primitiva non conservò totalmente questa coscienza messianica preferendo centrare la sua missione sull’annuncio del mistero della persona di Gesù e sul dono dello spirito avvenuto con la Pasqua. In questo modo alla teologia della storia si sostituì una impostazione sacramentalistica e moralistica della fede.

3. La tradizione della chiesa. Progressivamente la Chiesa ritenne di essere essa stessa il luogo e il contenuto della piena realizzazione della salvezza. Interpretazioni eccessivamente liturgiche portarono a pensare che l’intervento di Dio nella storia coincideva con il battesimo e la prassi sacramentale. In alcuni casi fu portata ad identificare il potere politico e religioso con il desiderio di salvezza di Dio.

Anche in questa prospettiva il concilio Vaticano secondo viene a riequilibrare il doppio significato della parola salvezza. È intorno allo spirito che rende gli uomini  capaci di continuare la missione di Cristo. La Chiesa con il concilio torna a rivedere di nuovo il segno del Regno, sacramento dell’unità tra i popoli, strumento di Dio per portare in ogni cultura le gioie e le speranze che derivano dall’annuncio del Vangelo. Successivamente prende maggiore valore anche la dottrina sociale della Chiesa  per dare un significato globale e  integrale al concetto di salvezza.

4.  Attenzioni pastorali. Occorre riportare il concetto di salvezza dal cielo alla terra. Legando di nuovo la salvezza al Regno si comprende che questa si guadagna e, almeno in parte, si realizza in questa vita.

Tratto da

Barghiglioni E. e M.-Meddi L., Adulti nella comunità cristiana. Guida alla preparazione di itinerari per l’evangelizzazione, la crescita nella fede e la mistagogia della vita cristiana, Paoline, Milano 2008

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