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Servire lo Spirito che agisce nel mondo verso il suo compimento, compito della missione

Un doveroso e riconoscente “grazie” a don Carlo per la sua ultima riflessione, vera sintesi del suo lungo pensiero teologico: C. Molari, Il cammino spirituale del cristiano. La sequela di Cristo nel nuovo orizzonte planetario, Gabrielli Editore, San Pietro in Cariano 2020.

Ecco una sintesi del volume (550 pagg!) curata dell’editore:

Il libro si compone di cinque Parti. Ciascuna tratta e circoscrive un tema, e può essere letta in autonomia. Numerosi riferimenti incrociati a piè pagina consentono i collegamenti.

PARTE PRIMA – L’ESERCIZIO INTERIORE
A differenza delle altre dimensioni antropologiche – fisica, biologica e, in parte, psichica – la dimensione spirituale non si sviluppa autonomamente, lasciata a se stessa, ma deve essere acquisita attraverso un lavoro interiore che parte dalla consapevolezza della dipendenza e dall’apertura a un Principio altro da noi e più grande di noi, ma che è presente e operante in noi, e dal quale sentiamo dipendere il nostro compimento di esseri umani al quale siamo chiamati. Crescere nella vita spirituale significa diventare capaci di nuove forme di relazione con noi stessi e con gli altri; il che avviene per una reale modificazione delle strutture cerebrali indotte in noi dai primi stadi della nostra infanzia, e il cui sviluppo oggi le neuroscienze riescono a rilevare con chiarezza. Lo sviluppo della vita spirituale è un’esigenza di ogni persona, credente o meno, cristiano o di altra fede, che identifichi il Principio a cui orientare la propria vita come Dio o come un principio di Giustizia, o come la Vita stessa. In ogni caso, per tutti, un cammino di crescita nella nostra umanità nel quale realmente diventiamo ambiti di vita nuova, nuova capacità di bene, giustizia e verità. Quella cristiana è una delle forme di spiritualità che l’umanità ha sviluppato nell’ambito delle sue diverse tradizioni culturali e religiose, e tutte sono chiamate a concorrere al cammino verso quel grado di maturità oggi richiesta dalle sfide decisive che sul pianeta devono essere affrontate. È un lavoro che può avvenire solo a livello individuale, nel silenzio, attraverso il controllo delle proprie dinamiche interiori, e che fiorisce e si alimenta nelle relazioni interpersonali, comunitarie e poi globali. Per il cristiano è la via della preghiera; per tutti la via verso quel traguardo che, con la morte, porterà il nostro spirito a fiorire e aprirsi a una nuova, vera dimensione di vita.

PARTE SECONDA – NUOVI ORIZZONTI INTERPRETATIVI
Viene illustrato il quadro di riferimento culturale nel quale oggi, nell’epoca cosiddetta post-moderna, generalmente ci riconosciamo. A partire da quel processo di secolarizzazione che, nelle sue varie articolazioni, ha portato a riconoscere l’immanenza alla creazione dei principi e dei meccanismi che ne regolano i fenomeni e lo sviluppo, e a una sempre più marcata separazione, in generale, fra l’ambito religioso e l’ambito secolare. Nuova luce è stata fatta sui processi che hanno portato alla formazione, e che presiedono allo sviluppo, dei linguaggi. Il linguaggio è invenzione umana, con il quale non possiamo accedere pienamente alla realtà delle cose in modo immutabile e definitivo. Il linguaggio evolve, il significato delle parole si modifica e le formulazioni del passato non sono più interpretabili oggi secondo i significati di origine. Parallelamente si è compreso come anche l’interpretazione degli eventi della storia sia condizionata dai riferimenti culturali del tempo, per cui è possibile, e necessario, un approfondimento continuo per una più consapevole e autentica comprensione, con un evidente impatto sulla dottrina e sulle modalità di interpretazione delle formule di fede e delle Scritture. In senso più generale, il tutto si colloca nella prospettiva evolutiva, ormai acquisita in ambito scientifico e anche, con diverse articolazioni, nei documenti pontifici. La vita e tutto il creato sono soggetti di un’evoluzione verso livelli di complessità e di perfezione sempre maggiori.
Quest’ultima viene così a collocarsi non agli inizi della creazione, ma alla fine di un percorso che, per l’uomo, chiama in causa preminentemente la dimensione spirituale. Il limite, cioè il male, è conseguentemente intrinseco e parte del processo stesso, in radice ineliminabile. Il che porta a considerare le modalità con cui l’azione di Dio si manifesta nel creato secondo il concetto della creazione continua, già presente in Tommaso, che individua la condizione di creatura nella sua dipendenza da un Principio superiore, piuttosto che da un inizio, colloca l’insorgere dei fenomeni naturali all’interno del tempo e del creato, e ne attribuisce le cause a processi interni alla creazione stessa. Il tempo assume così una reale concretezza: è la progressione stessa dell’emergere di nuove modalità di vita, di nuove strutture e nuovi processi. Pur nella relatività del suo modo di manifestarsi, il tempo assume la consistenza di realtà nella quale questi processi hanno luogo, oggi colta e affermata dalla fisica e dalle neuroscienze, che si distaccano sia dal modello assoluto di Newton che da quello soggettivo della relatività einsteiniana. Per il credente, il tempo è l’ambito in cui realmente si esprime l’azione creatrice di Dio.
Questi nuovi modelli culturali hanno notevoli implicazioni per l’interpretazione dei testi scritturali e del significato salvifico degli eventi della storia degli uomini, che oggi possiamo leggere e interpretare con la ricchezza di sapere e di spirito che l’esperienza della vita e della storia ha depositato, e continua a depositare, nelle nostre menti. Questo perché l’evento salvifico, evento storico, ha in sé una ricchezza di significato che il processo di crescita dell’umanità nel tempo aiuta a far emergere. È la Rivelazione che continua nella storia come più profonda acquisizione di verità salvifica, che si alimenta del progredire nella storia della verità in tutti gli ambiti del sapere umano, e dell’arricchirsi dello spirito nelle diverse tradizioni culturali e religiose che si confrontano con la vita secondo molteplici e diversi riferimenti culturali.

PARTE TERZA – LIMITE, MALE, PECCATO
Per secoli il male è stato considerato un mistero: se Dio c’è, da dove viene il male? Nella prospettiva evolutiva il male è ricondotto alla natura di per sé limitata e incompiuta del creato, dove la componente della casualità si manifesta come imprevedibilità, nella creazione, e libertà nell’uomo. Il limite è costitutivo della creazione ed è di per se stesso l’ambito di quel processo evolutivo in cui l’azione creatrice si manifesta. In questo senso, dal punto di vista teorico, il male cessa di essere quel “problema” (Teilhard de Chardin) per la cui soluzione l’uomo è dovuto ricorrere a ipotesi che le conquiste del pensiero di oggi rendono impraticabili. La stessa “onnipotenza” di Dio trova un limite nella struttura della creatura e nella sua impossibilità ad accogliere tutta la perfezione offerta in un solo istante, proprio per la mancanza delle strutture necessarie e che richiedono tempo per il loro sviluppo. Se Dio crea non può creare che creature, per loro natura intrinsecamente limitate. Limitazioni che sono peraltro l’innesto che ci consente di stabilire relazioni vitali di crescita, alimentati dall’azione creatrice che continua a operare.
Una delle espressioni del limite della creatura, specificamente dell’uomo, è il peccato, la non accoglienza dei doni di vita possibili nel contesto specifico in cui ci si trova a vivere. È il sottrarsi, il porre ostacoli, se non il rifiuto, a quel cammino di crescita spirituale che ci mette in sintonia con l’azione creatrice che ci chiama a pienezza di vita. È una responsabilità di carattere personale che a livello comunitario allargato, e in riferimento al lascito di ogni generazione alla successiva, designiamo come peccato originale.
Se dal punto di vista teorico il male non presenta più un problema, dal punto di vista personale e psicologico il peso e la difficoltà del farvi fronte, e con esso il carico di sofferenza che da questo deriva, restano. Tuttavia, nella prospettiva di crescita e sviluppo vitale, nuovi traguardi esistenziali sono possibili: “portare il male” indica l’atteggiamento con cui vivere il limite, la precarietà, il disordine della creazione, sia a livello individuale che di comunità: continuando ad accogliere il dono della forza creatrice e a manifestarlo come gesti di amore, partecipazione, giustizia, fratellanza, sollecitudine, misericordia. Così continuiamo a sviluppare la nostra vita verso quel compimento cui siamo chiamati. Il male si dà come mancanza di bene, per cui l’unico modo per “portarlo” è riempire quel vuoto di bene, amore, giustizia con corrispondenti offerte di vita. In tutte le circostanze il Bene, che è, riuscirà sempre superiore a una sua mancanza, che non è.

PARTE QUARTA – LA SPIRITUALITÀ CRISTIANA
La spiritualità cristiana si caratterizza per l’orientamento a un Dio personale (in questo simile ad altre spiritualità) e per il riferimento a Gesù (in questo unica) che si esprime trinitariamente, radicandola nel tempo e nella storia. È il contributo specifico che essa offre all’umanità e alle altre tradizioni spirituali da cui, a sua volta, riceve doni che alimentano il suo stesso cammino, in un arricchimento reciproco in altre epoche impossibile, ma oggi necessario per il progresso, se non la sopravvivenza stessa, dell’umanità.
Noi sperimentiamo l’azione di Dio – che non conosciamo in quanto fuori dal tempo e dallo spazio, e dunque inaccessibile alle nostre stesse categorie mentali – per l’esperienza che ne facciamo se ci apriamo al dono di vita che continuamente ci viene offerto, ci alimenta e ci apre a nuove forme di amore e di conoscenza. Di qui nasce l’abbandono fiducioso, la componente essenziale della fede, che è esperienza del diventare capaci di nuove modalità di vita che l’azione creatrice fa fiorire in noi.
Gesù nella sua esistenza storica ha pienamente accolto e manifestato l’azione creatrice e misericordiosa di Dio nel tempo. Ha mostrato la via del regno, l’azione di Dio accolta nella storia, e del nostro compimento come figli di Dio nella nuova vita cui siamo chiamati. Un cammino profondamente umano alimentato da questa forza della vita, il Verbo eterno, accolta al punto di arrivare a esprimere amore in tutte le circostanze della vita, anche le più critiche e dolorose. La via della croce. Così Gesù è diventato paradigma di umanità piena e pienamente compiuta, secondo un cammino che porta a rileggerei termini, il percorso e il significato della redenzione che conduce a nuova vita, la resurrezione.
Lo sguardo fisso su Gesù ha caratterizzato l’esperienza dei primi cristiani, fin dagli inizi, in senso trinitario. Da subito, e lungo tutto il suo sviluppo, la vita spirituale cristiana si è dispiegata ad abbracciare tutto l’arco del tempo in quanto ambito dell’azione di Dio, che continuamente alimenta la storia delle creature con frammenti di perfezione che nel tempo vengono accolti. Da subito le prime comunità cristiane hanno espresso la loro fede nella parola che gli eventi salvifici hanno suscitato nel passato; hanno esercitato l’attesa di nuovi doni di vita che non mancheremo di cogliere se sapremo fare del futuro un avvento, la speranza; gratuitamente si sono scambiati nel momento presente quei doni che, offerti, diventano ricchezza nostra, l’agàpe.
Riconciliazione è il tratto specifico della spiritualità cristiana, e dunque il compito proprio dei cristiani. Indica il percorso di recupero del passato per redimerlo dagli elementi di male che vi abbiamo introdotto, noi e gli altri, anche inconsapevolmente. Un processo reso possibile dall’azione creatrice che, fuori dal tempo, continuamente offre possibilità di vita nuova nel tempo, in tutte le sue dimensioni, incluso il passato. Questo richiede accoglienza e apertura a quei doni di misericordia, di giustizia, di bene, di perdono, di fratellanza, di solidarietà che nel passato non potevano essere accolti, o sono stati trascurati, o respinti, ma che oggi possono fiorire in noi e che noi possiamo contribuire a far fiorire negli altri. Redimere il nostro male procede assieme al perdonare il male altrui: noi possiamo perdonare perché siamo amati e possiamo amare perché ci apriamo al perdono. La triade teologale è sottesa alla vita di tutta la comunità ecclesiale. Attraverso le relazioni si compie il nostro cammino di crescita spirituale, perché è solo attraverso le creature che ci possono pervenire i doni di amore, di giustizia, di condivisione, cioè di grazia, che l’azione di Dio fa fiorire nella storia.

PARTE QUINTA – LE TRE DINAMICHE DELLA VITA SPIRITUALE
Purificazione è il processo attraverso il quale progressivamente giungiamo a redimere le manifestazioni del limite e del male che ci accompagnano, recuperando il nostro passato e accogliendo l’azione di Dio per arrivare a esprimere misericordia, giustizia, amore anche nelle situazioni di negatività. È un processo che investe tutta la comunità attraverso l’offerta scambievole di doni, così da far fiorire tutto il tessuto delle nostre relazioni.
Illuminazione è la presa di contatto e di conoscenza più profonda della realtà, una maggiore penetrazione della vita anche dal punto di vista intellettivo, frutto dell’apertura ai doni di vita nuova che l’energia creatrice ci offre. È conoscenza vitale di verità salvifiche cui tutte le facoltà dello spirito concorrono. Ogni esperienza religiosa ha questo riferimento alla luce che si propaga dallo Spirito di Dio all’umanità e la guida a una comprensione sempre più profonda del mistero della vita.
Unione è il traguardo del cammino spirituale in questa vita perché si compia la speranza del ricongiungimento col Padre nella Vita che ci attende. Unione con se stessi, con gli altri, con gli eventi e le circostanze della vita, per arrivare a esprimere sempre nuove qualità di amore nonostante i limiti, le difficoltà, le situazioni dolorose e i fallimenti che sempre ci accompagneranno. Perché è così che rimaniamo nell’Amore che ci precede e dal quale nessuna circostanza potrà separarci.

IL NUOVO LIBRO DI CARLO MOLARI IL CAMMINO SPIRITUALE DEL CRISTIANO |  Gabrielli editori | Casa Editrice Verona

https://www.gabriellieditori.it/il-nuovo-libro-di-carlo-molari-il-cammino-spirituale-del-cristiano/

Rapporto Censis: fraternità, solidarietà, creatività, competenza di ruolo…

Censis, Considerazioni generali del 54° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese/2020, «censis.it», 4 dicembre 2020

Nel capitolo sintetico “Considerazioni generali” il Rapporto ci offre 12 spunti riflessione per la rinascita della società italiana dopo il Covid-19 e che noi abbiamo sintetizzano, a nostra volta, come l’espressione “fraternità, solidarietà, creatività, competenza di ruolo…”.

1. Cambiamenti che provocano un sentimento di estraniazione dalla realtà, spossessano dalla responsabilità di stare dentro le cose e comprenderne dinamiche, effetti, strategie di reazione. La pandemia globale di quest’anno è uno di questi improvvisi e imprevisti cambiamenti. È arrivata silenziosa e subdola.

Tutto questo non vale anche per la pastorale e la progettazione del compito della Chiesa in Italia nei prossimi anni? Vogliamo/possiamo ancora aspettare che tutto torni al tempo della cristianità, con scelte di poca incisività e appoggiandoci sul vago sentimento religioso e i poteri politici? Già in “I soggetti dell’Italia che c’è e il loro fronteggiamento della crisi” («censis.it», 2 luglio 2020) G. De Rita (9. L’impreparazione della Chiesa italiana) “lo attribuisce al disinteresse della chiesa italiana verso il sociale dagli inizi degli anni ’80 …nonostante tanti sacerdoti morti, l’impreparazione si manifesta nell’ “obbedienza alle dinamiche decisionali” (81-82) e suggeriva 4 capitoli di nuova pastorale: le giunture decisionali, le giunture comunicazionali, le giunture di riflessione interna, e si dovrebbe aggiungere attenzione anche a quelle particolari “giunture viventi”.”

5. In tutte le epoche di crisi, la società italiana ha resistito e rilanciato grazie a un curioso e originale intreccio dei suoi tessuti costituenti.

6. Viene naturale chiedersi se è questa la grande frattura, il sisma devastante che, finalmente secondo molti, costringa il nostro Paese a dotarsi di un progetto collettivo che spazzi via la soggettività egoistica e proterva in cui per decenni abbiamo creduto, a cui ci siamo affidati con sempre minore convinzione e alla quale, senza alternative, alla fine ci siamo dovuti consegnare prigionieri

7. In questa drammatica condizione, il nostro Paese non può restare intrappolato in parole tanto rassicuranti quanto povere di significato

9. In questa prospettiva, si impone una selezione degli ambiti d’intervento. In primo luogo, sul sistema delle entrate. In secondo luogo, sul sistema delle uscite. In terzo luogo, appare urgente e necessario un ripensamento strutturale dei sistemi e sottosistemi territoriali. Infine, l’anno che si va chiudendo obbliga a rivedere le attribuzioni di ruolo, identità, funzioni e responsabilità di quello che, impropriamente, chiamiamo terzo settore.

11. La classe politica ha scelto di non vedere il pericolo di regressione che, superata la fase più acuta dell’emergenza, la concessione a pioggia di bonus di ogni genere e natura veniva accrescendo…

12. Nel timore e con cautela, il nostro Paese aspetta e sa in filigrana di avere risorse, competenze, intuizione ed esperienza per ripensare e ricostruire a freddo i sistemi portanti dello sviluppo, che dal suo geniale fervore traspira rapido il nuovo.

 

Leggi tutte le Considerazioni Generali” del Rapporto Censi 2020

Direttorio per la Catechesi. Guida alla lettura 1. Necessità e scopi del nuovo DPC

R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.

Mons. Rino Fisichella nella sua importante Guida alla lettura premessa alla pubblicazione del nuovo Direttorio per la Catechesi (2020 = DPC) ci offre alcune chiavi di lettura per una adeguata comprensione del nuovo documento. Un testo prezioso, organizzato in 4 paragrafi (5-38): Per una memoria storica, Le fondamenta, La struttura architettonica, La catechesi: un incontro fecondo. Ci soffermiamo sul primo paragrafo: per una memoria storica. Questa sezione ci sembra organizzata su tre passaggi.

La prima parte della Guida, ci offre uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

  1. Il nuovo DPC (5-7) si inserisce nel cammino di attuazione del Vaticano II, «nuova tappa nella sua [della chiesa] opera di evangelizzazione», che in questo modo intraprendeva «una strada interrotta per secoli», e di cui considera come fonte di rinnovamento principalmente la liturgia che stabilisce un rinnovato rapporto con la Parola di Dio (6). Anche la catechesi ha sviluppato questo rinnovamento che – a nostro avviso aveva contribuito a costruire già in precedenza. L’autore ne segnala le tappe: il Dcg 1971 e il Dgc 1997. Soprattutto di quest’ultimo ricorda l’apporto decisivo per una nuova metodologia e pedagogia con l’introduzione del catecumenato e della mistagogia. Non ricorda invece l’enorme influsso che sulla catechesi ha avuto la pubblicazione dell’OICa nel 1972.
  2. Nel secondo passaggio si sofferma sulla motivazione (socio-culturale) che ha generato la pubblicazione del terzo Direttorio: la grande sfida della cultura digitale e la necessaria inculturazione della catechesi (7-10). Lo sviluppo della cultura digitale favorita dalla progressiva globalizzazione comporta un radicale cambio antropologico soggiacente i nuovi modelli comunicativi; un cambio che incide sul compito e competenza ecclesiale di dire la verità e la libertà all’uomo e sull’uomo. Una situazione che chiede alla chiesa un cambio di metodo comunicativo o inculturazione. Compito del DPC sarà suggerire «quali percorsi effettuare perché la catechesi diventi una proposta che trovi l’interlocutore in grado di comprenderla [la fede] e di vederne l’adeguatezza con il proprio mondo» (9). Questo compito è stato illuminato dalla pubblicazione del CCC che Porta fidei, 8, descrive come strumento per «rendere più consapevole e a rinvigorire la loro adesione al Vangelo».
  3. Ma la pubblicazione è stata richiesta anche da motivi teologici cioè dal rinnovato contesto ecclesiale (10-16) che per l’Autore è segnato dalla continuità tra il Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (2012 con la pubblicazione di Evangelii gaudium (2013) e la celebrazione del XXV della pubblicazione del CCC (11). Da questi due riferimenti ecclesiali sembrano scaturire due affermazioni.
    1. Nella prima (11-14) si ricordano i tre contesti della missione contemporanea: la pastorale dei credenti e praticanti; dei battezzati che non vivono le esigenze del battesimo, di coloro che non conoscono o hanno rifiutato Gesù Cristo. Questi contesti sono stati ricordati dal Sinodo 2012 ma si dovrà puntualizzare che nascono da RM (1990) 33-36, e trovano il suo fondamento in AG 6. Una lettura che mette in evidenza come l’azione missionaria sia il paradigma di ogni opera della chiesa (13; cf. EG 14-15) e come l’evangelizzazione ne occupi il posto primario (13). «La catechesi, quindi, va intimamente unita all’opera di evangelizzazione e non può prescindere da essa. Ha bisogno di assumere in sé le caratteristiche stesse dell’evangelizzazione, senza cadere nella tentazione di diventarne un sostituto o di voler imporre all’evangelizzazione le proprie premesse pedagogiche. In questo rapporto il primato spetta all’evangelizzazione non alla catechesi» 13-14.  Ciò permette di comprendere perché alla luce di Evangelii gaudium  si può parlare di una catechesi kerygmatica come tutto il Direttorio  lascia chiaramente trasparire» (13-14).
    2. Nella seconda affermazione (14-16) si prende in considerazione il ruolo del CCC per la inculturazione che si vuole affidare alla catechesi. La Chiesa è «impegnata a presentare la fede come la risposta significativa per l’esistenza umana in questo particolare momento storico». Un compito che viene inteso come «esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella Parola di Dio, non sono ancora venute alla luce» (p. 15, con citazione di Papa Francesco nel Discorso nel XXV del Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 2017). Con citazione indiretta della Prefazione del Catechismo Romano (1566, n. 5) l’autore attribuisce al CCC questa possibilità quando si considerasse il fine ultimo della esposizione della (dottrina della) fede la esplorazione e iniziazione dell’amore di Dio (16). Questa scelta, quindi, per la catechesi «comporta una conseguenza di inestimabile valore pedagogico, quale il rimando all’amore come forma di conoscenza» (16).

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La prima parte della Guida, ci offre quindi uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

Certamente la catechetica e la teologia tutta potrà riflettere sul valore della comunicazione digitale, della conseguente trasformazione antropologica e della cultura contemporanea; se risulta davvero essere un ostacolo alla evangelizzazione o una opportunità. Sembra infatti che in questa prospettiva non si debba includere il processo di ermeneutica delle fonti proprio di molta teologia contemporanea. Si potrà riflettere cioè se il problema missionario nasce dalla opposizione della cultura o dal perdurare di una interpretazione troppo ecclesiocentrica della proposta cristiana.

Allo stesso modo si potrà approfondire l’analisi dell’interessante affermazione di p. 6 circa la «strada interrotta per secoli» a cui il Vaticano II ha voluto rimediare. Probabilmente l’Autore si riverisce alla separazione chiesa-mondo o al dottrinalismo e sacramentalismo post-tridentino.

Si potrà inoltre riflettere se davvero le scelte operative che sembrano emergere (evangelizzare con il CCC; più avanti si farà riferimento anche alla prospettiva catecumenale, narrativa e alla via pulchritudinis) esprimano davvero una continuità con tutto il rinnovamento catechetico del XX secolo, le posizioni del Vaticano II (DV 2.7; GE 2.4; CD 14; AG 14) e la prima proposta catechistica (Dcg 1971). Così come sarà utile approfondire se tra Sinodo 2012 ed Evangeli gaudium ci sia una vera continuità come sembra affermare l’importante testo di Mons. Fisichella.

Annunciare la vita eterna

Annunciare la vita eterna. Prospettiva pastorale.
Intervento di don Luciano Meddi al Convegno del Centro Volontari della Sofferenza e Lega Sacerdotale Mariana «Credo la vita eterna, vita risorta». Roma 23 gennaio 2018

 

 

Introduzione

La sociologia religiosa ci fa sapere che esiste un elevato livello di incertezza sul destino finale. Questo vale anche per il campione dei “cattolici dichiarati”; anche nei praticanti gli incerti o non credenti sono il 40%, cioè quasi la metà di chi partecipa ad una liturgia (A. Castegnaro, Gli uomini d’oggi credono ancora nella vita eterna?, «CredereOggi », (2009) 172,5, 6-18).  Le possibili Interpretazioni:  una perdita irreparabile? Una secolarizzazione totale? Oppure una risorsa per l’annuncio? Una semplice ricerca su Google immagini, ma anche una ricerca su Amazon e lo stesso YouTube, ci aiuta a comprendere la pluralità delle interpretazioni.

Un dato culturale

Ma nella cultura il tema della vita eterna non sta scomparendo, si sta trasformando. Nella simbolica esso sta assumendo diverse interpretazioni: la ricerca della vita dell’eterno in noi e nel cosmo; il mistero del dono di Cristo; la vocazione all’unione universale; l’invocazione della presenza di Dio e del dono della sua energia… una ricerca interpretativa sempre presente nella chiesa, come ci ricorda l’immagine dell’incontro tra Dio e l’uomo di Michelangelo  

Le possibili Interpretazioni

Fine del cristianesimo? Fine del linguaggio religioso «pre-scientifico»? Anche il magistero riconosce la necessità di ricomprendere il messaggio racchiuso nel XII articolo del credo apostolico: la situazione attuale è segno della necessità di un linguaggio nuovo per i «novissimi» (L.F. Ladaria; J.Ratzinger-Benedetto XVI; Papa Francesco).

Questo apre la porta alla possibilità di una interpretazione teologica più profonda e all’allargamento dei significati. Ne segnalo almeno tre: la Vita eterna come contenuto del «credo nello Spirito santo» nella interpretazione di Giovanni (spostare il XII articolo del credo?); La vita eterna come segreto della esistenza umana (principio divino in noi); Vita eterna per la rilettura dell’economia sacramentale; Vita eterna come vocazione e destino finale: la comunione con Dio

Il cuore di questo ampliamento è la duplice possibile collocazione di Art. XII «credo la vita eterna»: ri-collegato all’Art. VIII «credo nello Spirito santo» e separato da «credo la risurrezione della carne» di Art. XI