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Servire lo Spirito che agisce nel mondo verso il suo compimento, compito della missione

Un doveroso e riconoscente “grazie” a don Carlo per la sua ultima riflessione, vera sintesi del suo lungo pensiero teologico: C. Molari, Il cammino spirituale del cristiano. La sequela di Cristo nel nuovo orizzonte planetario, Gabrielli Editore, San Pietro in Cariano 2020.

Ecco una sintesi del volume (550 pagg!) curata dell’editore:

Il libro si compone di cinque Parti. Ciascuna tratta e circoscrive un tema, e può essere letta in autonomia. Numerosi riferimenti incrociati a piè pagina consentono i collegamenti.

PARTE PRIMA – L’ESERCIZIO INTERIORE
A differenza delle altre dimensioni antropologiche – fisica, biologica e, in parte, psichica – la dimensione spirituale non si sviluppa autonomamente, lasciata a se stessa, ma deve essere acquisita attraverso un lavoro interiore che parte dalla consapevolezza della dipendenza e dall’apertura a un Principio altro da noi e più grande di noi, ma che è presente e operante in noi, e dal quale sentiamo dipendere il nostro compimento di esseri umani al quale siamo chiamati. Crescere nella vita spirituale significa diventare capaci di nuove forme di relazione con noi stessi e con gli altri; il che avviene per una reale modificazione delle strutture cerebrali indotte in noi dai primi stadi della nostra infanzia, e il cui sviluppo oggi le neuroscienze riescono a rilevare con chiarezza. Lo sviluppo della vita spirituale è un’esigenza di ogni persona, credente o meno, cristiano o di altra fede, che identifichi il Principio a cui orientare la propria vita come Dio o come un principio di Giustizia, o come la Vita stessa. In ogni caso, per tutti, un cammino di crescita nella nostra umanità nel quale realmente diventiamo ambiti di vita nuova, nuova capacità di bene, giustizia e verità. Quella cristiana è una delle forme di spiritualità che l’umanità ha sviluppato nell’ambito delle sue diverse tradizioni culturali e religiose, e tutte sono chiamate a concorrere al cammino verso quel grado di maturità oggi richiesta dalle sfide decisive che sul pianeta devono essere affrontate. È un lavoro che può avvenire solo a livello individuale, nel silenzio, attraverso il controllo delle proprie dinamiche interiori, e che fiorisce e si alimenta nelle relazioni interpersonali, comunitarie e poi globali. Per il cristiano è la via della preghiera; per tutti la via verso quel traguardo che, con la morte, porterà il nostro spirito a fiorire e aprirsi a una nuova, vera dimensione di vita.

PARTE SECONDA – NUOVI ORIZZONTI INTERPRETATIVI
Viene illustrato il quadro di riferimento culturale nel quale oggi, nell’epoca cosiddetta post-moderna, generalmente ci riconosciamo. A partire da quel processo di secolarizzazione che, nelle sue varie articolazioni, ha portato a riconoscere l’immanenza alla creazione dei principi e dei meccanismi che ne regolano i fenomeni e lo sviluppo, e a una sempre più marcata separazione, in generale, fra l’ambito religioso e l’ambito secolare. Nuova luce è stata fatta sui processi che hanno portato alla formazione, e che presiedono allo sviluppo, dei linguaggi. Il linguaggio è invenzione umana, con il quale non possiamo accedere pienamente alla realtà delle cose in modo immutabile e definitivo. Il linguaggio evolve, il significato delle parole si modifica e le formulazioni del passato non sono più interpretabili oggi secondo i significati di origine. Parallelamente si è compreso come anche l’interpretazione degli eventi della storia sia condizionata dai riferimenti culturali del tempo, per cui è possibile, e necessario, un approfondimento continuo per una più consapevole e autentica comprensione, con un evidente impatto sulla dottrina e sulle modalità di interpretazione delle formule di fede e delle Scritture. In senso più generale, il tutto si colloca nella prospettiva evolutiva, ormai acquisita in ambito scientifico e anche, con diverse articolazioni, nei documenti pontifici. La vita e tutto il creato sono soggetti di un’evoluzione verso livelli di complessità e di perfezione sempre maggiori.
Quest’ultima viene così a collocarsi non agli inizi della creazione, ma alla fine di un percorso che, per l’uomo, chiama in causa preminentemente la dimensione spirituale. Il limite, cioè il male, è conseguentemente intrinseco e parte del processo stesso, in radice ineliminabile. Il che porta a considerare le modalità con cui l’azione di Dio si manifesta nel creato secondo il concetto della creazione continua, già presente in Tommaso, che individua la condizione di creatura nella sua dipendenza da un Principio superiore, piuttosto che da un inizio, colloca l’insorgere dei fenomeni naturali all’interno del tempo e del creato, e ne attribuisce le cause a processi interni alla creazione stessa. Il tempo assume così una reale concretezza: è la progressione stessa dell’emergere di nuove modalità di vita, di nuove strutture e nuovi processi. Pur nella relatività del suo modo di manifestarsi, il tempo assume la consistenza di realtà nella quale questi processi hanno luogo, oggi colta e affermata dalla fisica e dalle neuroscienze, che si distaccano sia dal modello assoluto di Newton che da quello soggettivo della relatività einsteiniana. Per il credente, il tempo è l’ambito in cui realmente si esprime l’azione creatrice di Dio.
Questi nuovi modelli culturali hanno notevoli implicazioni per l’interpretazione dei testi scritturali e del significato salvifico degli eventi della storia degli uomini, che oggi possiamo leggere e interpretare con la ricchezza di sapere e di spirito che l’esperienza della vita e della storia ha depositato, e continua a depositare, nelle nostre menti. Questo perché l’evento salvifico, evento storico, ha in sé una ricchezza di significato che il processo di crescita dell’umanità nel tempo aiuta a far emergere. È la Rivelazione che continua nella storia come più profonda acquisizione di verità salvifica, che si alimenta del progredire nella storia della verità in tutti gli ambiti del sapere umano, e dell’arricchirsi dello spirito nelle diverse tradizioni culturali e religiose che si confrontano con la vita secondo molteplici e diversi riferimenti culturali.

PARTE TERZA – LIMITE, MALE, PECCATO
Per secoli il male è stato considerato un mistero: se Dio c’è, da dove viene il male? Nella prospettiva evolutiva il male è ricondotto alla natura di per sé limitata e incompiuta del creato, dove la componente della casualità si manifesta come imprevedibilità, nella creazione, e libertà nell’uomo. Il limite è costitutivo della creazione ed è di per se stesso l’ambito di quel processo evolutivo in cui l’azione creatrice si manifesta. In questo senso, dal punto di vista teorico, il male cessa di essere quel “problema” (Teilhard de Chardin) per la cui soluzione l’uomo è dovuto ricorrere a ipotesi che le conquiste del pensiero di oggi rendono impraticabili. La stessa “onnipotenza” di Dio trova un limite nella struttura della creatura e nella sua impossibilità ad accogliere tutta la perfezione offerta in un solo istante, proprio per la mancanza delle strutture necessarie e che richiedono tempo per il loro sviluppo. Se Dio crea non può creare che creature, per loro natura intrinsecamente limitate. Limitazioni che sono peraltro l’innesto che ci consente di stabilire relazioni vitali di crescita, alimentati dall’azione creatrice che continua a operare.
Una delle espressioni del limite della creatura, specificamente dell’uomo, è il peccato, la non accoglienza dei doni di vita possibili nel contesto specifico in cui ci si trova a vivere. È il sottrarsi, il porre ostacoli, se non il rifiuto, a quel cammino di crescita spirituale che ci mette in sintonia con l’azione creatrice che ci chiama a pienezza di vita. È una responsabilità di carattere personale che a livello comunitario allargato, e in riferimento al lascito di ogni generazione alla successiva, designiamo come peccato originale.
Se dal punto di vista teorico il male non presenta più un problema, dal punto di vista personale e psicologico il peso e la difficoltà del farvi fronte, e con esso il carico di sofferenza che da questo deriva, restano. Tuttavia, nella prospettiva di crescita e sviluppo vitale, nuovi traguardi esistenziali sono possibili: “portare il male” indica l’atteggiamento con cui vivere il limite, la precarietà, il disordine della creazione, sia a livello individuale che di comunità: continuando ad accogliere il dono della forza creatrice e a manifestarlo come gesti di amore, partecipazione, giustizia, fratellanza, sollecitudine, misericordia. Così continuiamo a sviluppare la nostra vita verso quel compimento cui siamo chiamati. Il male si dà come mancanza di bene, per cui l’unico modo per “portarlo” è riempire quel vuoto di bene, amore, giustizia con corrispondenti offerte di vita. In tutte le circostanze il Bene, che è, riuscirà sempre superiore a una sua mancanza, che non è.

PARTE QUARTA – LA SPIRITUALITÀ CRISTIANA
La spiritualità cristiana si caratterizza per l’orientamento a un Dio personale (in questo simile ad altre spiritualità) e per il riferimento a Gesù (in questo unica) che si esprime trinitariamente, radicandola nel tempo e nella storia. È il contributo specifico che essa offre all’umanità e alle altre tradizioni spirituali da cui, a sua volta, riceve doni che alimentano il suo stesso cammino, in un arricchimento reciproco in altre epoche impossibile, ma oggi necessario per il progresso, se non la sopravvivenza stessa, dell’umanità.
Noi sperimentiamo l’azione di Dio – che non conosciamo in quanto fuori dal tempo e dallo spazio, e dunque inaccessibile alle nostre stesse categorie mentali – per l’esperienza che ne facciamo se ci apriamo al dono di vita che continuamente ci viene offerto, ci alimenta e ci apre a nuove forme di amore e di conoscenza. Di qui nasce l’abbandono fiducioso, la componente essenziale della fede, che è esperienza del diventare capaci di nuove modalità di vita che l’azione creatrice fa fiorire in noi.
Gesù nella sua esistenza storica ha pienamente accolto e manifestato l’azione creatrice e misericordiosa di Dio nel tempo. Ha mostrato la via del regno, l’azione di Dio accolta nella storia, e del nostro compimento come figli di Dio nella nuova vita cui siamo chiamati. Un cammino profondamente umano alimentato da questa forza della vita, il Verbo eterno, accolta al punto di arrivare a esprimere amore in tutte le circostanze della vita, anche le più critiche e dolorose. La via della croce. Così Gesù è diventato paradigma di umanità piena e pienamente compiuta, secondo un cammino che porta a rileggerei termini, il percorso e il significato della redenzione che conduce a nuova vita, la resurrezione.
Lo sguardo fisso su Gesù ha caratterizzato l’esperienza dei primi cristiani, fin dagli inizi, in senso trinitario. Da subito, e lungo tutto il suo sviluppo, la vita spirituale cristiana si è dispiegata ad abbracciare tutto l’arco del tempo in quanto ambito dell’azione di Dio, che continuamente alimenta la storia delle creature con frammenti di perfezione che nel tempo vengono accolti. Da subito le prime comunità cristiane hanno espresso la loro fede nella parola che gli eventi salvifici hanno suscitato nel passato; hanno esercitato l’attesa di nuovi doni di vita che non mancheremo di cogliere se sapremo fare del futuro un avvento, la speranza; gratuitamente si sono scambiati nel momento presente quei doni che, offerti, diventano ricchezza nostra, l’agàpe.
Riconciliazione è il tratto specifico della spiritualità cristiana, e dunque il compito proprio dei cristiani. Indica il percorso di recupero del passato per redimerlo dagli elementi di male che vi abbiamo introdotto, noi e gli altri, anche inconsapevolmente. Un processo reso possibile dall’azione creatrice che, fuori dal tempo, continuamente offre possibilità di vita nuova nel tempo, in tutte le sue dimensioni, incluso il passato. Questo richiede accoglienza e apertura a quei doni di misericordia, di giustizia, di bene, di perdono, di fratellanza, di solidarietà che nel passato non potevano essere accolti, o sono stati trascurati, o respinti, ma che oggi possono fiorire in noi e che noi possiamo contribuire a far fiorire negli altri. Redimere il nostro male procede assieme al perdonare il male altrui: noi possiamo perdonare perché siamo amati e possiamo amare perché ci apriamo al perdono. La triade teologale è sottesa alla vita di tutta la comunità ecclesiale. Attraverso le relazioni si compie il nostro cammino di crescita spirituale, perché è solo attraverso le creature che ci possono pervenire i doni di amore, di giustizia, di condivisione, cioè di grazia, che l’azione di Dio fa fiorire nella storia.

PARTE QUINTA – LE TRE DINAMICHE DELLA VITA SPIRITUALE
Purificazione è il processo attraverso il quale progressivamente giungiamo a redimere le manifestazioni del limite e del male che ci accompagnano, recuperando il nostro passato e accogliendo l’azione di Dio per arrivare a esprimere misericordia, giustizia, amore anche nelle situazioni di negatività. È un processo che investe tutta la comunità attraverso l’offerta scambievole di doni, così da far fiorire tutto il tessuto delle nostre relazioni.
Illuminazione è la presa di contatto e di conoscenza più profonda della realtà, una maggiore penetrazione della vita anche dal punto di vista intellettivo, frutto dell’apertura ai doni di vita nuova che l’energia creatrice ci offre. È conoscenza vitale di verità salvifiche cui tutte le facoltà dello spirito concorrono. Ogni esperienza religiosa ha questo riferimento alla luce che si propaga dallo Spirito di Dio all’umanità e la guida a una comprensione sempre più profonda del mistero della vita.
Unione è il traguardo del cammino spirituale in questa vita perché si compia la speranza del ricongiungimento col Padre nella Vita che ci attende. Unione con se stessi, con gli altri, con gli eventi e le circostanze della vita, per arrivare a esprimere sempre nuove qualità di amore nonostante i limiti, le difficoltà, le situazioni dolorose e i fallimenti che sempre ci accompagneranno. Perché è così che rimaniamo nell’Amore che ci precede e dal quale nessuna circostanza potrà separarci.

IL NUOVO LIBRO DI CARLO MOLARI IL CAMMINO SPIRITUALE DEL CRISTIANO |  Gabrielli editori | Casa Editrice Verona

https://www.gabriellieditori.it/il-nuovo-libro-di-carlo-molari-il-cammino-spirituale-del-cristiano/

Catechesi in tempo di covid19

La parrocchia rimane il primo luogo di evangelizzazione di questo tempo. Certamente abbiamo avuto l’accompagnamento prezioso di Papa Francesco e le parole e la testimonianza dei nostri Vescovi. Essi ci hanno evangelizzato cioè ci hanno aiutato a vedere le presenze di Dio in questo tempo, il dono del Suo Spirito. ma è la parrocchia il luogo ordinario perché il cammino di evangelizzazione continui e diventi orientamento (atteggiamento) stabile della nostra vita. la parrocchia aiuta questa possibilità in diversi modi e principalmente con la catechesi.

La catechesi sostiene l’elaborazione spirituale di questi giorni. La catechesi dovrà seguire un metodo che permetta alla persona (ragazzo, giovane o adulto) di avere coscienza e verbalizzare le sensazioni e rappresentazioni religiose con cui sta vivendo questo tempo.

  • In un primo momento aiutare a scoprire la domanda su Dio che ci portiamo dentro. Forse essa è nascosta o solo intuita; forse si manifesta come soluzione oppure come problema.
  • In secondo momento aiutare a portare a consapevolezza e verbalizzazione la raffigurazione di Dio, e soprattutto come questa parola agisce e funziona nella nostra spiritualità interiore.
  • In un terzo momento le persone possono essere aiutate a comprendere le radici e le motivazioni del nostro dialogo interiore
  • Infine il momento di evangelizzazione: confrontare le nostre rappresentazioni e le conseguenze che hanno nel nostro mondo interiore con la narrazione di Dio fatta da Gesù.

La catechesi aiuta il battezzato a vivere la vita cristiana nei suoi diversi momenti di vita. Come ci ricordano sempre i documenti della chiesa, la catechesi ha il compito di sostenere la risposta di fede delle persone, di farla crescere in modo che il Vangelo possa diventare il loro centro dell’esistenza e guidare il progetto di vita di ciascuno; ha il compito di formare la vita cristiana in modo che ciascuno possa essere abilitato a viverla quotidianamente. Come ci ricorda il documento conciliare Gravissimum educationis (2), la catechesi è un diritto del battezzato perché il suo cammino per diventare uomo nuovo sia sostenuto da tutta la comunità.

La catechesi in questa fase può aiutare molto. Cosa può fare, cosa non deve fare?

La catechesi può aiutare perché ha il compito di sostenere la riflessività interiore della esperienza religiosa. Altre dimensioni della missione hanno il compito di tramandare, suggerire, spiegare, difendere, approfondire. Sono attività missionarie che hanno il compito di annunciare. Ma il compito principale della catechesi è quello di accompagnare l’echo interiore, Il cammino che la parola o l’intuizione di Dio percorre dentro di noi.

 

catechesi in tempo di Covid19breve

catequesis en tiempo de coronavisus
traducito por  Hna. Gladys De la Cruz Castañón HCJC
https://catequistasjc.org

Primo annuncio. Bilancio della ricerca

L. Meddi, Il Primo Annuncio. Questione di narrazioni e racconti, Elledici, Torino 2019

  • Si è diffusa l’idea che il problema della Nuova Evangelizzazione (NE) sia solo la modalità di presentare il messaggio cristiano. Per questo l’accento viene messo sull’annunciare, sull’ardore missionario. Il dibattito e la pratica missionaria mettono in evidenza, al contrario, che il problema è l’annuncio stesso, il suo significato.
  • Un uso affrettato e non riflesso dell’espressione Primo Annuncio genera l’attuale situazione di semplificazione missionaria di tutto il processo di Evangelizzazione-azione. L’Evangelizzazione infatti è compito ecclesiale che si realizza e porta il suo frutto rispettando tutte le sue dimensioni: testimonianza, dialogo culturale, condivisione dello sviluppo umano… Soprattutto che essa, l’Evangelizzazione della Chiesa, segue e non precede quella di Dio-Trinità.
  • L’Evangelizzazione della Chiesa inizia quando essa riconosce che il primo e vero evangelizzatore è Dio. La prima preoccupazione è Sua!, non della Chiesa. Quando interviene, la Chiesa scopre, riconosce, accoglie, rilancia, fa comprendere e serve il processo di Evangelizzazione che Dio sta realizzando dalla fondazione del mondo.
  • L’Evangelizzazione è simile alla sceneggiatura di un film. Il copione descrive le parole degli attori, ma soprattutto descrive lo sviluppo di una storia: personaggi, azioni, sentimenti, passaggi, svolte. In modo particolare descrive l’esito, la promessa, la salvezza. Il Primo Annuncio corrisponde alle parole dei protagonisti, l’esito e la promessa sono riassunte nel Kerygma. L’Evangelizzazione è la descrizione dell’insieme del processo: la sceneggiatura, il racconto o narrazione. Il suo compito è dare senso all’insieme.

Il grande racconto della fede che sembra essere in crisi riguarda il senso della Morte e Risurrezione di Gesù! È necessaria una nuova narrazione del Mistero Pasquale? Confidiamo nella riflessione di Benedetto XVI che dopo aver tentato in tutti i modi di contenere lo spirito giovanneo dell’aggiornamento, proprio su questo tema sente il bisogno di andare oltre la prospettiva della semplice ri-spiegazione della fede ed aprire profondamente al tema della inculturazione.

  • Il Primo Annuncio proprio per questo è fondamentalmente interpretazione fondamentale della fede in Gesù di Nazaret, cioè del Kerygma. Si faccia attenzione che il Kerygma è sostantivo plurale; una semplificazione nell’uso di questa parola può chiudere il cuore, invece che aprirlo all’azione di Dio.
  • La narrazione cristiana sembra essere in crisi profonda, è anch’essa uno dei grandi racconti che non interessano più gli uomini del nostro mondo occidentale. Si crede che di notte ci sia qualcuno che sistematicamente elimini il prodotto “religione” negli scaffali dei centri commerciali… Ma forse è la storia del film che non interessa più; forse la pubblicità non è convincente; forse le persone hanno cambiato esigenze e hanno altri problemi.
  • La crisi dell’annuncio è esplosa nel XIX secolo, un tempo molto difficile per la Chiesa caratterizzato dalla progressiva separazione tra religione e cultura. In verità la Chiesa non si accorse che il rifiuto non riguardava Dio ma il suo linguaggio dottrinale che impediva di rendere significativo il Vangelo; non si accorse che non era tanto la Cultura a rifiutare la Chiesa quanto essa stessa che si allontanava da lei.
  • Se la rivelazione prima di essere una proprietà della Chiesa è una azione che Dio suscita in diverse culture, allora bisogna avere il coraggio di affermare che l’importanza e la funzione principale della rivelazione scritta (la Bibbia), di cui la Chiesa è custode ed ermeneuta, sia il ruolo ri-capitolativo e non sostitutivo… Con la conseguenza che il Primo Annuncio avrà il compito di ripensare la presentazione del Mistero Pasquale in modo che includa il ministero messianico di Gesù e le altre manifestazioni dell’agire dello Spirito nel mondo. L’esperienza pastorale e la teologia del XX secolo fanno emergere nuove narrazioni, cioè interpretazioni fondamentali del Kerygma utili per la Evangelizzazione.
  • La narrazione messianica: la vocazione, la formazione nel deserto, la predicazione, la inaugurazione del regno di Dio, la costituzione di fraternità solidali con i poveri, la realizzazione di segni prodigiosi che testimoniano l’amore di Dio, la polemica con le false teologie del Tempio, fino alla provocazione dell’ingresso messianico a Gerusalemme, la scelta di donarsi totalmente alla volontà di Dio, la sua piena trasformazione e trasfigurazione nella risurrezione.
  • La narrazione spirituale permette la crescita nella vita nuova che consiste nella morte dell’io egoico. Lasciando operare lo Spirito trasformiamo l’acqua in vino, veniamo dissetati, iniziamo a rinascere perché lasciamo zampillare il suo Spirito in noi; cresciamo nella liberazione spirituale mangiando cioè nutrendoci dell’esperienza spirituale di Gesù, quella esperienza che produce risurrezione, l’acquisizione di una vista nuova sulla realtà frutto della guarigione degli occhi che è la illuminazione-rivelazione e che produce il passaggio dalla morte spirituale alla vita spirituale.
  • La narrazione psico-Spirituale entra nel cuore della persona per purificare le cattive socializzazioni anche religiose; sostenere la guarigione delle ombre spirituali e integrare tutta la vita nella prospettiva del Vangelo di Gesù. È una narrazione mistica, centrata sul processo di conversione profonda i cui punti essenziali possono essere così descritti: aiutare a conoscere il proprio stile di vita; comprenderne gli esiti vicini e futuri; confrontarli con l’esperienza di fede di Gesù; individuare il cambiamento da realizzare; inculturare le espressioni nella tradizione cristiana.
  • La narrazione secolare e a-religiosa ricorda che evangelizzare Gesù significa anzitutto presentarlo nella sua esistenza concreta e nel suo messaggio…Egli appare come “l’Uomo perfetto”, che “ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo”. “Nessun uomo ha mai parlato come parla costui”, con autorità, con libertà e dolcezza, indicando le vie dell’amore, della giustizia, della sincerità.
  • La pratica di pastorale Kerygmatica, infine, chiede di rinnovare il modo di narrare; in modo particolare la sintassi cioè il modo di far dialogare l’annuncio e le diverse persone e situazioni umane attraverso la pedagogia del narrare e raccontare organizzata secondo cinque passaggi: la coscientizzazione della propria matrice culturale, l’analisi del rapporto tra la propria dimensione culturale e il proprio vissuto, l’approfondimento critico di tale vissuto, il confronto con le fonti della fede cristiana, la rielaborazione anche linguistica della propria fede.

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Primo annuncio…in sintesi

L. Meddi, Il Primo Annuncio. Questione di narrazioni e racconti, Elledici, Torino 2019

Si è diffusa l’idea che il problema della Nuova Evangelizzazione (NE) sia solo la modalità di presentare il messaggio cristiano. Un uso affrettato e non riflesso dell’espressione Primo Annuncio genera l’attuale situazione di semplificazione missionaria di tutto il processo di Evangelizzazione-azione.

L’Evangelizzazione della Chiesa inizia quando essa riconosce che il primo e vero evangelizzatore è Dio. L’Evangelizzazione è simile alla sceneggiatura di un film. Il copione descrive le parole degli attori, ma soprattutto descrive lo sviluppo di una storia: personaggi, azioni, sentimenti, passaggi, svolte.

 

Se la rivelazione prima di essere una proprietà della Chiesa è una azione che Dio suscita in diverse culture, allora bisogna avere il coraggio di affermare che l’importanza e la funzione principale della rivelazione scritta (la Bibbia), di cui la Chiesa è custode ed ermeneuta, sia il ruolo ri-capitolativo e non sostitutivo… Con la conseguenza che il Primo Annuncio avrà il compito di ripensare la presentazione del Mistero Pasquale in modo che includa il ministero messianico di Gesù e le altre manifestazioni dell’agire dello Spirito nel mondo. L’esperienza pastorale e la teologia del XX secolo fanno emergere nuove narrazioni, cioè interpretazioni fondamentali del Kerygma utili per la Evangelizzazione

L’Evangelizzazione è la descrizione dell’insieme del processo: la sceneggiatura, il racconto o narrazione. Il suo compito è dare senso all’insieme. Il Primo Annuncio proprio per questo è fondamentalmente interpretazione fondamentale della fede in Gesù di Nazaret, cioè del Kerygma. Kerygma è sostantivo plurale.

La narrazione cristiana sembra essere in crisi profonda, è anch’essa uno dei grandi racconti che non interessano più gli uomini del nostro mondo occidentale. La crisi dell’annuncio è esplosa nel XIX secolo, un tempo molto difficile per la Chiesa caratterizzato dalla progressiva separazione tra religione e cultura. Il grande racconto della fede che sembra essere in crisi riguarda il senso della Morte e Risurrezione di Gesù! È necessaria una nuova narrazione del Mistero Pasquale?

L’esperienza pastorale e la teologia del XX secolo fanno emergere nuove narrazioni, cioè interpretazioni fondamentali del Kerygma utili per la Evangelizzazione.

La narrazione messianica; la narrazione spirituale; la narrazione psico-Spirituale; la narrazione secolare e a-religiosa

La pratica di pastorale Kerygmatica chiede di rinnovare il modo di narrare; in modo particolare la sintassi cioè il modo di far dialogare l’annuncio e le diverse persone e situazioni umane attraverso la pedagogia del narrare e raccontare.

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