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Servire lo Spirito che agisce nel mondo verso il suo compimento, compito della missione

Un doveroso e riconoscente “grazie” a don Carlo per la sua ultima riflessione, vera sintesi del suo lungo pensiero teologico: C. Molari, Il cammino spirituale del cristiano. La sequela di Cristo nel nuovo orizzonte planetario, Gabrielli Editore, San Pietro in Cariano 2020.

Ecco una sintesi del volume (550 pagg!) curata dell’editore:

Il libro si compone di cinque Parti. Ciascuna tratta e circoscrive un tema, e può essere letta in autonomia. Numerosi riferimenti incrociati a piè pagina consentono i collegamenti.

PARTE PRIMA – L’ESERCIZIO INTERIORE
A differenza delle altre dimensioni antropologiche – fisica, biologica e, in parte, psichica – la dimensione spirituale non si sviluppa autonomamente, lasciata a se stessa, ma deve essere acquisita attraverso un lavoro interiore che parte dalla consapevolezza della dipendenza e dall’apertura a un Principio altro da noi e più grande di noi, ma che è presente e operante in noi, e dal quale sentiamo dipendere il nostro compimento di esseri umani al quale siamo chiamati. Crescere nella vita spirituale significa diventare capaci di nuove forme di relazione con noi stessi e con gli altri; il che avviene per una reale modificazione delle strutture cerebrali indotte in noi dai primi stadi della nostra infanzia, e il cui sviluppo oggi le neuroscienze riescono a rilevare con chiarezza. Lo sviluppo della vita spirituale è un’esigenza di ogni persona, credente o meno, cristiano o di altra fede, che identifichi il Principio a cui orientare la propria vita come Dio o come un principio di Giustizia, o come la Vita stessa. In ogni caso, per tutti, un cammino di crescita nella nostra umanità nel quale realmente diventiamo ambiti di vita nuova, nuova capacità di bene, giustizia e verità. Quella cristiana è una delle forme di spiritualità che l’umanità ha sviluppato nell’ambito delle sue diverse tradizioni culturali e religiose, e tutte sono chiamate a concorrere al cammino verso quel grado di maturità oggi richiesta dalle sfide decisive che sul pianeta devono essere affrontate. È un lavoro che può avvenire solo a livello individuale, nel silenzio, attraverso il controllo delle proprie dinamiche interiori, e che fiorisce e si alimenta nelle relazioni interpersonali, comunitarie e poi globali. Per il cristiano è la via della preghiera; per tutti la via verso quel traguardo che, con la morte, porterà il nostro spirito a fiorire e aprirsi a una nuova, vera dimensione di vita.

PARTE SECONDA – NUOVI ORIZZONTI INTERPRETATIVI
Viene illustrato il quadro di riferimento culturale nel quale oggi, nell’epoca cosiddetta post-moderna, generalmente ci riconosciamo. A partire da quel processo di secolarizzazione che, nelle sue varie articolazioni, ha portato a riconoscere l’immanenza alla creazione dei principi e dei meccanismi che ne regolano i fenomeni e lo sviluppo, e a una sempre più marcata separazione, in generale, fra l’ambito religioso e l’ambito secolare. Nuova luce è stata fatta sui processi che hanno portato alla formazione, e che presiedono allo sviluppo, dei linguaggi. Il linguaggio è invenzione umana, con il quale non possiamo accedere pienamente alla realtà delle cose in modo immutabile e definitivo. Il linguaggio evolve, il significato delle parole si modifica e le formulazioni del passato non sono più interpretabili oggi secondo i significati di origine. Parallelamente si è compreso come anche l’interpretazione degli eventi della storia sia condizionata dai riferimenti culturali del tempo, per cui è possibile, e necessario, un approfondimento continuo per una più consapevole e autentica comprensione, con un evidente impatto sulla dottrina e sulle modalità di interpretazione delle formule di fede e delle Scritture. In senso più generale, il tutto si colloca nella prospettiva evolutiva, ormai acquisita in ambito scientifico e anche, con diverse articolazioni, nei documenti pontifici. La vita e tutto il creato sono soggetti di un’evoluzione verso livelli di complessità e di perfezione sempre maggiori.
Quest’ultima viene così a collocarsi non agli inizi della creazione, ma alla fine di un percorso che, per l’uomo, chiama in causa preminentemente la dimensione spirituale. Il limite, cioè il male, è conseguentemente intrinseco e parte del processo stesso, in radice ineliminabile. Il che porta a considerare le modalità con cui l’azione di Dio si manifesta nel creato secondo il concetto della creazione continua, già presente in Tommaso, che individua la condizione di creatura nella sua dipendenza da un Principio superiore, piuttosto che da un inizio, colloca l’insorgere dei fenomeni naturali all’interno del tempo e del creato, e ne attribuisce le cause a processi interni alla creazione stessa. Il tempo assume così una reale concretezza: è la progressione stessa dell’emergere di nuove modalità di vita, di nuove strutture e nuovi processi. Pur nella relatività del suo modo di manifestarsi, il tempo assume la consistenza di realtà nella quale questi processi hanno luogo, oggi colta e affermata dalla fisica e dalle neuroscienze, che si distaccano sia dal modello assoluto di Newton che da quello soggettivo della relatività einsteiniana. Per il credente, il tempo è l’ambito in cui realmente si esprime l’azione creatrice di Dio.
Questi nuovi modelli culturali hanno notevoli implicazioni per l’interpretazione dei testi scritturali e del significato salvifico degli eventi della storia degli uomini, che oggi possiamo leggere e interpretare con la ricchezza di sapere e di spirito che l’esperienza della vita e della storia ha depositato, e continua a depositare, nelle nostre menti. Questo perché l’evento salvifico, evento storico, ha in sé una ricchezza di significato che il processo di crescita dell’umanità nel tempo aiuta a far emergere. È la Rivelazione che continua nella storia come più profonda acquisizione di verità salvifica, che si alimenta del progredire nella storia della verità in tutti gli ambiti del sapere umano, e dell’arricchirsi dello spirito nelle diverse tradizioni culturali e religiose che si confrontano con la vita secondo molteplici e diversi riferimenti culturali.

PARTE TERZA – LIMITE, MALE, PECCATO
Per secoli il male è stato considerato un mistero: se Dio c’è, da dove viene il male? Nella prospettiva evolutiva il male è ricondotto alla natura di per sé limitata e incompiuta del creato, dove la componente della casualità si manifesta come imprevedibilità, nella creazione, e libertà nell’uomo. Il limite è costitutivo della creazione ed è di per se stesso l’ambito di quel processo evolutivo in cui l’azione creatrice si manifesta. In questo senso, dal punto di vista teorico, il male cessa di essere quel “problema” (Teilhard de Chardin) per la cui soluzione l’uomo è dovuto ricorrere a ipotesi che le conquiste del pensiero di oggi rendono impraticabili. La stessa “onnipotenza” di Dio trova un limite nella struttura della creatura e nella sua impossibilità ad accogliere tutta la perfezione offerta in un solo istante, proprio per la mancanza delle strutture necessarie e che richiedono tempo per il loro sviluppo. Se Dio crea non può creare che creature, per loro natura intrinsecamente limitate. Limitazioni che sono peraltro l’innesto che ci consente di stabilire relazioni vitali di crescita, alimentati dall’azione creatrice che continua a operare.
Una delle espressioni del limite della creatura, specificamente dell’uomo, è il peccato, la non accoglienza dei doni di vita possibili nel contesto specifico in cui ci si trova a vivere. È il sottrarsi, il porre ostacoli, se non il rifiuto, a quel cammino di crescita spirituale che ci mette in sintonia con l’azione creatrice che ci chiama a pienezza di vita. È una responsabilità di carattere personale che a livello comunitario allargato, e in riferimento al lascito di ogni generazione alla successiva, designiamo come peccato originale.
Se dal punto di vista teorico il male non presenta più un problema, dal punto di vista personale e psicologico il peso e la difficoltà del farvi fronte, e con esso il carico di sofferenza che da questo deriva, restano. Tuttavia, nella prospettiva di crescita e sviluppo vitale, nuovi traguardi esistenziali sono possibili: “portare il male” indica l’atteggiamento con cui vivere il limite, la precarietà, il disordine della creazione, sia a livello individuale che di comunità: continuando ad accogliere il dono della forza creatrice e a manifestarlo come gesti di amore, partecipazione, giustizia, fratellanza, sollecitudine, misericordia. Così continuiamo a sviluppare la nostra vita verso quel compimento cui siamo chiamati. Il male si dà come mancanza di bene, per cui l’unico modo per “portarlo” è riempire quel vuoto di bene, amore, giustizia con corrispondenti offerte di vita. In tutte le circostanze il Bene, che è, riuscirà sempre superiore a una sua mancanza, che non è.

PARTE QUARTA – LA SPIRITUALITÀ CRISTIANA
La spiritualità cristiana si caratterizza per l’orientamento a un Dio personale (in questo simile ad altre spiritualità) e per il riferimento a Gesù (in questo unica) che si esprime trinitariamente, radicandola nel tempo e nella storia. È il contributo specifico che essa offre all’umanità e alle altre tradizioni spirituali da cui, a sua volta, riceve doni che alimentano il suo stesso cammino, in un arricchimento reciproco in altre epoche impossibile, ma oggi necessario per il progresso, se non la sopravvivenza stessa, dell’umanità.
Noi sperimentiamo l’azione di Dio – che non conosciamo in quanto fuori dal tempo e dallo spazio, e dunque inaccessibile alle nostre stesse categorie mentali – per l’esperienza che ne facciamo se ci apriamo al dono di vita che continuamente ci viene offerto, ci alimenta e ci apre a nuove forme di amore e di conoscenza. Di qui nasce l’abbandono fiducioso, la componente essenziale della fede, che è esperienza del diventare capaci di nuove modalità di vita che l’azione creatrice fa fiorire in noi.
Gesù nella sua esistenza storica ha pienamente accolto e manifestato l’azione creatrice e misericordiosa di Dio nel tempo. Ha mostrato la via del regno, l’azione di Dio accolta nella storia, e del nostro compimento come figli di Dio nella nuova vita cui siamo chiamati. Un cammino profondamente umano alimentato da questa forza della vita, il Verbo eterno, accolta al punto di arrivare a esprimere amore in tutte le circostanze della vita, anche le più critiche e dolorose. La via della croce. Così Gesù è diventato paradigma di umanità piena e pienamente compiuta, secondo un cammino che porta a rileggerei termini, il percorso e il significato della redenzione che conduce a nuova vita, la resurrezione.
Lo sguardo fisso su Gesù ha caratterizzato l’esperienza dei primi cristiani, fin dagli inizi, in senso trinitario. Da subito, e lungo tutto il suo sviluppo, la vita spirituale cristiana si è dispiegata ad abbracciare tutto l’arco del tempo in quanto ambito dell’azione di Dio, che continuamente alimenta la storia delle creature con frammenti di perfezione che nel tempo vengono accolti. Da subito le prime comunità cristiane hanno espresso la loro fede nella parola che gli eventi salvifici hanno suscitato nel passato; hanno esercitato l’attesa di nuovi doni di vita che non mancheremo di cogliere se sapremo fare del futuro un avvento, la speranza; gratuitamente si sono scambiati nel momento presente quei doni che, offerti, diventano ricchezza nostra, l’agàpe.
Riconciliazione è il tratto specifico della spiritualità cristiana, e dunque il compito proprio dei cristiani. Indica il percorso di recupero del passato per redimerlo dagli elementi di male che vi abbiamo introdotto, noi e gli altri, anche inconsapevolmente. Un processo reso possibile dall’azione creatrice che, fuori dal tempo, continuamente offre possibilità di vita nuova nel tempo, in tutte le sue dimensioni, incluso il passato. Questo richiede accoglienza e apertura a quei doni di misericordia, di giustizia, di bene, di perdono, di fratellanza, di solidarietà che nel passato non potevano essere accolti, o sono stati trascurati, o respinti, ma che oggi possono fiorire in noi e che noi possiamo contribuire a far fiorire negli altri. Redimere il nostro male procede assieme al perdonare il male altrui: noi possiamo perdonare perché siamo amati e possiamo amare perché ci apriamo al perdono. La triade teologale è sottesa alla vita di tutta la comunità ecclesiale. Attraverso le relazioni si compie il nostro cammino di crescita spirituale, perché è solo attraverso le creature che ci possono pervenire i doni di amore, di giustizia, di condivisione, cioè di grazia, che l’azione di Dio fa fiorire nella storia.

PARTE QUINTA – LE TRE DINAMICHE DELLA VITA SPIRITUALE
Purificazione è il processo attraverso il quale progressivamente giungiamo a redimere le manifestazioni del limite e del male che ci accompagnano, recuperando il nostro passato e accogliendo l’azione di Dio per arrivare a esprimere misericordia, giustizia, amore anche nelle situazioni di negatività. È un processo che investe tutta la comunità attraverso l’offerta scambievole di doni, così da far fiorire tutto il tessuto delle nostre relazioni.
Illuminazione è la presa di contatto e di conoscenza più profonda della realtà, una maggiore penetrazione della vita anche dal punto di vista intellettivo, frutto dell’apertura ai doni di vita nuova che l’energia creatrice ci offre. È conoscenza vitale di verità salvifiche cui tutte le facoltà dello spirito concorrono. Ogni esperienza religiosa ha questo riferimento alla luce che si propaga dallo Spirito di Dio all’umanità e la guida a una comprensione sempre più profonda del mistero della vita.
Unione è il traguardo del cammino spirituale in questa vita perché si compia la speranza del ricongiungimento col Padre nella Vita che ci attende. Unione con se stessi, con gli altri, con gli eventi e le circostanze della vita, per arrivare a esprimere sempre nuove qualità di amore nonostante i limiti, le difficoltà, le situazioni dolorose e i fallimenti che sempre ci accompagneranno. Perché è così che rimaniamo nell’Amore che ci precede e dal quale nessuna circostanza potrà separarci.

IL NUOVO LIBRO DI CARLO MOLARI IL CAMMINO SPIRITUALE DEL CRISTIANO |  Gabrielli editori | Casa Editrice Verona

https://www.gabriellieditori.it/il-nuovo-libro-di-carlo-molari-il-cammino-spirituale-del-cristiano/

Un modello di catechesi ispirato al Direttorio 2020

L. Meddi, La proposta missionaria del nuovo Direttorio per la Catechesi. Intervento di don Luciano Meddi al webinar della diocesi di Teggiano-Policastro, 3 febbraio 2021.

Il Direttorio per la Catechesi pubblicato dal Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, incaricato da Papa Benedetto XVI, (16 gennaio 2013 con il documento Fides per doctrinam) ha tentato di dare una definizione delle finalità e dei compiti tenendo in conto non solo di tutti i documenti catechetici post conciliari ma anche di quasi tutte le parole della riflessione catechetica del XX secolo (cf. L. Meddi, Considerazioni sulla proposta catechistica del nuovo Direttorio. Punti consolidati, intuizioni da verificare e nuove prospettive, «Salesianum», 82 (2020) 4, 837-867). Dialogando con il DC 2020 si può delineare un modello di catechesi adatto per il futuro della missione. Ho provato a descriverlo in un recente webinar

Ci sembra di poter dire che in riferimento alla definizione di catechesi, il DC: riequilibria alcuni difetti propri di DGC riguardanti l’incerto ingresso della categoria processo di evangelizzazione centrato sulla iniziazione cristiana, ricolloca la catechesi nel primato epistemologico della fede, aggiunge o rafforza il tema della vita cristiana

1.Il cammino di rinnovamento della catechesi nel Vaticano II
2.Gli scopi del Direttorio 2020 (=DC 2020)
3.Le recenti indicazioni di Papa Francesco
4.Il compito di iniziare alla vita cristiana
5.La via kerygmatica
6.La via catecumenale
7.La via mistagogica
8.Una catechesi nella missione dello Spirito

Il compito di Primo annuncio nel DPC

direttrio per la catechesi1. Il sorgere del primo annuncio

L’espressione Primo annuncio (=PA) è abbastanza recente. A Partire dagli anni ’60 e per tutti gli anni ’70-‘80 l’espressione più usata è stata evangelizzazione che sostituiva la precedente predicazione missionaria o evangelii precones. Evangelizzazione (=E.) a sua volta integrava l’espressione Kerygma.

Questa impostazione era incentrata sul kerygma paolino della redenzione, ma subito dopo il Vaticano II e per effetto del recupero pieno delle scienze bibliche la catechesi prese la via dello stretto rapporto con il kerygma pre-pasquale: l’annuncio del regno e la prassi di liberazione di Gesù. Così Medellin (c. 8) scriverà che la catechesi è evangelizzatrice perché proclama il progetto di Dio per l’umanità e la storia tutta. Il concetto di e. legato strettamente a umanizzazione fu sottolineato abbondantemente dalla Evangelii nuntiandi di Paolo VI (1975).

La crisi della Evangelizzazione (soprattutto nelle chiese di antica istituzione e di cultura occidentale) infatti non è recente e non riguarda solo l’ardore comunicativo. Essa ha molte radici e la più importante è la separazione tra messaggio e cultura. Una separazione o meglio una progressiva auto-separazione della Chiesa dalla cultura stessa. È crisi di significazione del messaggio. Il grande racconto della fede che sembra essere in crisi riguarda il senso della Morte e Risurrezione di Gesù! È necessaria una nuova narrazione del Mistero Pasquale?

Ma il perdurare della crisi del cristianesimo nei paesi di antica cristianità nella ultima parte del XX secolo e attribuita proprio all’eccessivo uso della Scrittura[2], ha provocato interpretazioni diverse concentrate nella formula Nuova Evangelizzazione che può essere riassunta nella espressione svolta veritativa.

2. Il primo annuncio nella prospettiva missionaria e catechetica del DPC

DPC considera l’E. in tre grandi ambiti: come processo missionario (processo di evangelizzazione), come azione missionaria (primo annuncio), come compito contestuale (evangelizzazione della cultura e nuova evangelizzazione.

1. Il PA come espressione della evangelizzazione e concretizzazione del kerygma. DPC con l’espressione PA (cf. nn. 66-68) descrive fondamentalmente l’azione dell’annuncio: esso è finalizzato alla conversione come effetto della conoscenza della fede (nn. 31.33.66.78.240). Il PA come azione è azione di evangelizzazione è uno dei termini che esprimono l’azione divina della sua comunicazione. La teologia dell’evangelizzazione di DPC è derivata forse in modo semplificato dalla rinnovata teologia della rivelazione (= riv.) propria del Vaticano II. È da questa prospettiva che DPC n. 14 esplicita i contenuti della rivelazione e dell’E. L’annuncio cristiano riguarda il mistero d’amore di Dio verso gli uomini; lo svelamento della verità intima di Dio come Trinità e vocazione dell’uomo; l’offerta di salvezza, il dono della grazia e della misericordia; la riunificazione dell’umanità. In questa prospettiva pasquale DPC ricomprende l’annuncio di Gesù come inaugurazione del Regno di Dio (n. 14) e il mandato missionario opera dello Spirito (n.15). È una presentazione che si limita ad una prospettiva semplificata di DV; che esalta la visione missionaria di SC 6 e non tiene presente altri luoghi del Vaticano II.  Completa l’analisi del contenuto e della natura del PA il legame stretto con l’espressione kerygma (=K.). Secondo Mons. Fisichella «alla luce di Evangelii gaudium, questo Direttorio si qualifica per sostenere una “catechesi kerygmatica”». L’importanza del testo è rafforzata dal riconoscimento, sempre al n. 58, che il NT presenta diverse formulazioni del K., cioè diverse comprensioni della salvezza secondo le esigenze delle culture e delle persone; anche la Chiesa di oggi deve presentare il K. secondo le esigenze. Ma anche qui con due lunghe e inusuali note (note 4 e 5) si afferma con decisione che si deve sottolineare la comprensione pasquale del K. Sembrano qui riecheggiare le discussioni in Aula sinodale del Sinodo per la Nuova Evangelizzazione del 2012.

2. Il PA e inculturazione della fede. L’evangelizzazione, il PA e tutta la catechesi è impegnata nel compito principale della nuova tappa dell’evangelizzazione: l’inculturazione della fede. Ci sembra che DPC segua qui alcuni riferimenti: il grido di Paolo VI (EN 18-20) e le indicazioni di CT 53. Tuttavia abbiamo qualche perplessità perché a ben vedere questi riferimenti esprimono il bisogno di una evangelizzazione profonda più che una vera inculturazione. Ci sembra che l’espressione inculturazione debba esprimere, invece, il riconoscimento teologico del valore delle culture e delle religioni al fine di comprendere meglio e arricchire la stessa fede cristiana (LG 13-17). In questo aspetto inculturazione si riferisce di più al rapporto con le scienze umane e scienze della religione (cf. GS 44). Tuttavia possiamo riconoscere che poiché DPC non cita mai esplicitamente la Dominus Jesus probabilmente apre ad un possibile e futuro dialogo salvifico (cf. NA 2) con le esperienze religiose dell’uomo e dei diversi contesti.

3. Il PA e la sua pedagogia: ricerca, narrazione e via pulchritudinis. DPC – seguendo EG n. 167 – afferma che il PA ha una sua pedagogia: il laboratorio di dialogo (nn 53-54), la narrazione e narratività (nn. 207-208), la via della bellezza (nn. 61-62). Queste indicazioni raccolgono molte innovazioni introdotte nella catechesi recente ed esprimono significative proposte metodologiche. I catechisti e i predicatori dovranno fare attenzione ad alcuni equivoci. In riferimento alla metodologia del laboratorio si deve ricordare che il tema della ricerca non può essere finalizzato alla sola interiorizzazione della verità cristiana ma alla riespressione e personalizzazione; non è solo ad una tecnica di convincimento. La narrazione-narratività troppo facilmente può essere usato come strumento in mano all’emittente se non è rispettoso del gioco comunicativo e non include il ruolo del destinatario, la sua biografia. In ogni caso sembra una ulteriore riconciliazione con la questione dei metodi attivi nella catechesi. Una pedagogia di comunicazione, quindi, ambigua se non è finalizzata a sviluppare il compito di receptio e sensus fidei dei destinatari. Si rischia di affascinare ma di non creare i presupposti per una evangelizzazione integrata con i processi vitali e decisionali della persona e gruppi sociali, ma finalizzata a sostituirli.

3. Verso nuove narrazioni della proposta cristiana

Ci permettiamo alcune osservazioni finali su tutto il tema del Primo Annuncio. La crisi della Evangelizzazione (soprattutto nelle chiese di antica istituzione e di cultura occidentale) infatti non è recente e non riguarda solo l’ardore comunicativo. Essa ha molte radici e la più importante è la separazione tra messaggio e cultura. Una separazione o meglio una progressiva auto-separazione della Chiesa dalla cultura stessa. È crisi di significazione del messaggio. Il grande racconto della fede che sembra essere in crisi riguarda il senso della Morte e Risurrezione di Gesù! È necessaria una nuova narrazione del Mistero Pasquale?  Il Primo Annuncio avrà il compito di ripensare la presentazione del Mistero Pasquale in modo che includa il ministero messianico di Gesù e le altre manifestazioni dell’agire dello Spirito nel mondo. Ci permettiamo di invitare ad una attenta riflessione che sappia presentare il mistero di Gesù di Nazaret secondo altre prospettive narrative che meglio interagiscono con le culture contemporanee: nella sua messianicità, nell’accoglienza interiore dello Spirito, nel riconoscimento delle altre forme trasformative e pneumatiche; nell’apertura al cristianesimo non più fondato sul linguaggio religioso.

Riferimenti

Benedetto XVI, Luce del Mondo. Il Papa, la Chiesae i segni dei tempi. Una conversazione con Peter Seewald, Libreria editrice vaticana, Città del Vaticano 2010.
R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.
L. Meddi, Il Primo Annuncio. Questione di narrazioni e racconti, Elledici, Torino 2019

Il ritorno del DB! Orientamenti pastorali della CEI 2020

Conferenza Episcopale Italiana. Consiglio Permanente, Prima gli Orientamenti. Sessione invernale (20-22 gennaio 2020), «Il Regno», (2020) 2, 74-78.

Sono state ufficializzate le conclusioni del Consiglio Permanente della Conferenza Episcopale Italiana dedicate in parte alla preparazione dei prossimi Orientamenti Pastorali per il decennio. I Vescovi hanno affrontato alcuni temi (Vivere il tempo della speranza; Condividere la gioia del Vangelo; Mediterraneo, frontiera di pace; Tutela dei minori e operatività del Servizio nazionale;
Verso la Settimana sociale di Taranto). I primi due temi riguardano l’Evangelizzazione,la Catechesi. e la Testimonianza. Sono queste le indicazioni utili per affrontare il “cambiamento di epoca” o “fine di cristianità” richiamato con forza da Papa Francesco.

In questi due paragrafi si condensano alcune scelte che condividiamo. Non appare più l’insistenza sulla riorganizzazione della iniziazione cristiana dei ragazzi. Segno questo – forse – che si prende atto delle sue ambiguità. Ma soprattutto si chiede di ritornare al Documento Base per ripensare il Primo annuncio (a cui erano già stati dedicati gli orientamenti 2001!). Il PA deve ripensare il Kerigma con itinerari formativi nuovi. A tale proposito si richiama DB 129 che chiedeva di “aiutare i fedeli a interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo”. Questa impostazione, presente in “Annuncio e Catechesi per la vita cristiana”, 2010, n. 15, era stata marginalizzata nei successivi e attuali orientamenti “Incontriamo Gesù” (2014).

 

Ecco alcuni passaggi significativi:

Vivere il tempo della speranza. 

  • Questo è il tempo della speranza. Su un terreno fertile il nuovo deve ancora compiersi, a volte a fatica, ma, pur nelle sue criticità, questo è senz’altro il tempo della speranza.
  • Il richiamo a riscoprire «la centralità della Parola» e «l’appartenenza alla Parola»: è il fulcro del Documento di base (Il rinnovamento della catechesi) pubblicato cinquant’anni fa – il 2 febbraio 1970 – sotto la spinta del concilio Vaticano II…
  • La sinodalità, che può assumere varie declinazioni e modalità attuative – è stato ribadito –, è la strada da percorrere…
  • L’analisi dei vescovi ha dato voce, poi, alle domande che salgono dai territori: sono domande di opportunità per i giovani, …. Ancora, sono domande di conoscenza di questo momento storico, fortemente caratterizzato dalla rivoluzione digitale, che influenza anche il modo di pensare.
  • Al riguardo, i vescovi hanno chiesto di ritornare e, allo stesso tempo, ripensare il kerygma (primo annuncio) con scelte pastorali e itinerari formativi nuovi che potrebbero avere un ritorno positivo sugli stili di vita. «È compito della catechesi – si legge nel Documento di base – aiutare i fedeli a interpretare i segni dei tempi alla luce del Vangelo, in modo adatto a ciascuna generazione, così che essi possano rispondere ai perenni interrogativi dell’uomo» (n. 129).
  • Ritornano le parole del santo padre… «Quella che stiamo vivendo non è semplicemente un’epoca di cambiamenti, ma è un cambiamento di epoca….il Consiglio permanente ha sottolineato il valore antropologico del mutamento in atto, con la richiesta conseguente di un impegno maggiore a sentirsi portatori della speranza evangelica di fronte alle grandi sfide….
    I vescovi sono convinti che, nonostante tutto, nella coscienza individuale di non poche persone sia in atto una nuova fioritura spirituale;…
  • È essenziale non puntare tanto sul piano organizzativo quanto sulla testimonianza, proponendo anche la riscoperta di figure profetiche della storia ecclesiale e sociale del paese.

Condividere la gioia del Vangelo

  • Per comprendere meglio e realizzare tale vocazione, i vescovi intendono «intercettare» attese e sfide che oggi interpellano il paese riguardo alla «buona notizia» della gioia offerta agli uomini in Cristo…
  • vogliono poi accostare l’annuncio con la parola e con la vita, testimoniando la gioia della fraternità; infine, intendono essere collaboratori della gioia di tutti. …
  • Alla base c’è un’esperienza di Chiesa che sul territorio si fa comunità di prossimità, luogo di crescita spirituale, capace di intercettare le domande di senso che abitano il cuore di ciascuno…. I vescovi hanno sottolineato anche il cammino compiuto dalla Chiesa in Italia dal dopo-Concilio a oggi, con l’invito a «riprenderne il filo» e a «rivalorizzarne le tappe».
  • Gli Orientamenti – è stato detto – ruotino attorno ad alcune scelte prioritarie, con sinteticità e incisività. Soprattutto, è decisivo l’uso di un linguaggio narrativo, che tenga conto dei destinatari del documento.
  • È necessario poi trovare strumenti e metodi per «graffiare» la realtà, coinvolgere maggiormente laici e religiosi e offrire prospettive comuni che sostengano il cammino delle diocesi, con l’offerta di proposte e percorsi pastorali

 

Il testo del Messaggio

L. Meddi, La pratica dei segni dei\per i tempi, cuore della pastorale missionaria?, in «Catechesi», 86 (2017) 2, 15-32.
L. Meddi, Bilancio critico del rinnovamento della catechesi italiana, in «Catechetica ed Educazione», 4 (2019) 1, 91-119
Il Primo Annuncio. Questione di narrazioni e di racconti, 2019