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Direttorio per la Catechesi. Guida alla lettura 1. Necessità e scopi del nuovo DPC

R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.

Mons. Rino Fisichella nella sua importante Guida alla lettura premessa alla pubblicazione del nuovo Direttorio per la Catechesi (2020 = DPC) ci offre alcune chiavi di lettura per una adeguata comprensione del nuovo documento. Un testo prezioso, organizzato in 4 paragrafi (5-38): Per una memoria storica, Le fondamenta, La struttura architettonica, La catechesi: un incontro fecondo. Ci soffermiamo sul primo paragrafo: per una memoria storica. Questa sezione ci sembra organizzata su tre passaggi.

La prima parte della Guida, ci offre uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

  1. Il nuovo DPC (5-7) si inserisce nel cammino di attuazione del Vaticano II, «nuova tappa nella sua [della chiesa] opera di evangelizzazione», che in questo modo intraprendeva «una strada interrotta per secoli», e di cui considera come fonte di rinnovamento principalmente la liturgia che stabilisce un rinnovato rapporto con la Parola di Dio (6). Anche la catechesi ha sviluppato questo rinnovamento che – a nostro avviso aveva contribuito a costruire già in precedenza. L’autore ne segnala le tappe: il Dcg 1971 e il Dgc 1997. Soprattutto di quest’ultimo ricorda l’apporto decisivo per una nuova metodologia e pedagogia con l’introduzione del catecumenato e della mistagogia. Non ricorda invece l’enorme influsso che sulla catechesi ha avuto la pubblicazione dell’OICa nel 1972.
  2. Nel secondo passaggio si sofferma sulla motivazione (socio-culturale) che ha generato la pubblicazione del terzo Direttorio: la grande sfida della cultura digitale e la necessaria inculturazione della catechesi (7-10). Lo sviluppo della cultura digitale favorita dalla progressiva globalizzazione comporta un radicale cambio antropologico soggiacente i nuovi modelli comunicativi; un cambio che incide sul compito e competenza ecclesiale di dire la verità e la libertà all’uomo e sull’uomo. Una situazione che chiede alla chiesa un cambio di metodo comunicativo o inculturazione. Compito del DPC sarà suggerire «quali percorsi effettuare perché la catechesi diventi una proposta che trovi l’interlocutore in grado di comprenderla [la fede] e di vederne l’adeguatezza con il proprio mondo» (9). Questo compito è stato illuminato dalla pubblicazione del CCC che Porta fidei, 8, descrive come strumento per «rendere più consapevole e a rinvigorire la loro adesione al Vangelo».
  3. Ma la pubblicazione è stata richiesta anche da motivi teologici cioè dal rinnovato contesto ecclesiale (10-16) che per l’Autore è segnato dalla continuità tra il Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (2012 con la pubblicazione di Evangelii gaudium (2013) e la celebrazione del XXV della pubblicazione del CCC (11). Da questi due riferimenti ecclesiali sembrano scaturire due affermazioni.
    1. Nella prima (11-14) si ricordano i tre contesti della missione contemporanea: la pastorale dei credenti e praticanti; dei battezzati che non vivono le esigenze del battesimo, di coloro che non conoscono o hanno rifiutato Gesù Cristo. Questi contesti sono stati ricordati dal Sinodo 2012 ma si dovrà puntualizzare che nascono da RM (1990) 33-36, e trovano il suo fondamento in AG 6. Una lettura che mette in evidenza come l’azione missionaria sia il paradigma di ogni opera della chiesa (13; cf. EG 14-15) e come l’evangelizzazione ne occupi il posto primario (13). «La catechesi, quindi, va intimamente unita all’opera di evangelizzazione e non può prescindere da essa. Ha bisogno di assumere in sé le caratteristiche stesse dell’evangelizzazione, senza cadere nella tentazione di diventarne un sostituto o di voler imporre all’evangelizzazione le proprie premesse pedagogiche. In questo rapporto il primato spetta all’evangelizzazione non alla catechesi» 13-14.  Ciò permette di comprendere perché alla luce di Evangelii gaudium  si può parlare di una catechesi kerygmatica come tutto il Direttorio  lascia chiaramente trasparire» (13-14).
    2. Nella seconda affermazione (14-16) si prende in considerazione il ruolo del CCC per la inculturazione che si vuole affidare alla catechesi. La Chiesa è «impegnata a presentare la fede come la risposta significativa per l’esistenza umana in questo particolare momento storico». Un compito che viene inteso come «esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella Parola di Dio, non sono ancora venute alla luce» (p. 15, con citazione di Papa Francesco nel Discorso nel XXV del Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 2017). Con citazione indiretta della Prefazione del Catechismo Romano (1566, n. 5) l’autore attribuisce al CCC questa possibilità quando si considerasse il fine ultimo della esposizione della (dottrina della) fede la esplorazione e iniziazione dell’amore di Dio (16). Questa scelta, quindi, per la catechesi «comporta una conseguenza di inestimabile valore pedagogico, quale il rimando all’amore come forma di conoscenza» (16).

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La prima parte della Guida, ci offre quindi uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

Certamente la catechetica e la teologia tutta potrà riflettere sul valore della comunicazione digitale, della conseguente trasformazione antropologica e della cultura contemporanea; se risulta davvero essere un ostacolo alla evangelizzazione o una opportunità. Sembra infatti che in questa prospettiva non si debba includere il processo di ermeneutica delle fonti proprio di molta teologia contemporanea. Si potrà riflettere cioè se il problema missionario nasce dalla opposizione della cultura o dal perdurare di una interpretazione troppo ecclesiocentrica della proposta cristiana.

Allo stesso modo si potrà approfondire l’analisi dell’interessante affermazione di p. 6 circa la «strada interrotta per secoli» a cui il Vaticano II ha voluto rimediare. Probabilmente l’Autore si riverisce alla separazione chiesa-mondo o al dottrinalismo e sacramentalismo post-tridentino.

Si potrà inoltre riflettere se davvero le scelte operative che sembrano emergere (evangelizzare con il CCC; più avanti si farà riferimento anche alla prospettiva catecumenale, narrativa e alla via pulchritudinis) esprimano davvero una continuità con tutto il rinnovamento catechetico del XX secolo, le posizioni del Vaticano II (DV 2.7; GE 2.4; CD 14; AG 14) e la prima proposta catechistica (Dcg 1971). Così come sarà utile approfondire se tra Sinodo 2012 ed Evangeli gaudium ci sia una vera continuità come sembra affermare l’importante testo di Mons. Fisichella.

Direttorio per la Catechesi: il compito della catechesi missionaria

Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2020

E’ stata presentata la nuova edizione del Direttorio per la Catechesi a 23 anni dal Direttorio Generale per la catechesi. Il Direttorio vuole conservare le linee guida per la competenza catechistica che dal Vaticano II è giunta fino a noi, ma al tempo stesso riformulare tale compito nella prospettiva delle riflessioni contemporanee. Circa la definizione del compito della catechesi, il documento usa l’espressione catechesi missionaria che viene descritta ai nn.- 3-4 della Introduzione

3. Alla luce di queste linee che caratterizzano la catechesi in chiave missionaria, si riscopre anche lo scopo del processo catechistico. La comprensione contemporanea dei dinamismi formativi delle persone propone che l’unione intima con Cristo, obiettivo finale della proposta catechistica sempre indicato dal Magistero, non dovrebbe essere presentato solo come un grande valore in sé, ma deve essere realizzato con un processo di accompagnamento (EG 169-173).

In effetti, il complesso processo di interiorizzazione del Vangelo coinvolge l’intera persona nella tua esperienza di vita. Solo una catechesi che si concentra sulla risposta alla fede che ogni persona dovrebbe dare, può focalizzare lo scopo indicato. Questo è il motivo per cui il presente Direttorio insiste nella importanza della catechesi che accompagna la maturazione di mentalità di fede con una dinamica di trasformazione, che è sicuramente un’azione spirituale. Questa sarebbe la forma corretta e necessaria di inculturazione della fede.

4. Pertanto, nel rileggere la natura e lo scopo della catechesi, questo Direttorio presenta alcune prospettive che sono il frutto del discernimento realizzato nel contesto ecclesiale degli ultimi decenni e che attraversa tutto il documento e costituisce il suo quadro principale.

– Si riafferma la completa fiducia nello Spirito Santo, che è presente e agisce nella Chiesa, nel mondo e nei cuori delle persone. Questa convinzione dà al compito catechistico una nota di gioia, serenità e di responsabilità.
– L’atto di fede nasce dall’amore che desidera conosce ogni volta di più il Signore Gesù, vivo nella Chiesa;  per questo iniziare i credenti alla vita cristiana equivale a portarli in un incontro vivente con Lui.
– La Chiesa, mistero della comunione, guidata dallo Spirito Santo, genera una nuova vita. Con questo sguardo di fede si riafferma il ruolo della comunità cristiana come luogo adatto per la generazione e la maturazione della vita cristiana.
– Il processo di evangelizzazione insieme a quello di catechesi costituiscono un’azione spirituale. Ciò richiede che i catechisti siano veri “evangelizzatori dallo Spirito” (EG 259-283) e fedeli collaboratori dei pastori.
– Viene riconosciuto il ruolo fondamentale dei battezzati. Nella loro dignità propri dei figli di Dio, tutti i credenti lo sono soggetti attivi della proposta catechistica, non sono ospiti passivi o semplici destinatari. di un servizio e quindi sono chiamati ad essere veri discepoli missionari.
– Vivere il mistero della fede in termini di relazione con il Signore ha conseguenze per l’annuncio del Vangelo. Chiede di superare ogni contrasto tra contenuto e metodo, tra fede e vita.

(Traduzione dal testo spagnolo)

si vedano gli interventi nella conferenza stampa di Presentazione del 25 giugno
R. Fisichella\  J.O. Ruiz ArenasF.-P. Tebartz

Pastorale di evangelizzazione e primo annuncio

Interventi di don Luciano Meddi al seminario di formazione del clero. Torre Artale (PA), 24-25 settembre 2019.

Negli ultimi tre secoli si è sviluppato un lungo dibattito tra fede e cultura. Cultura indica i percorsi di “salvezza” e di interpretazione del mondo. Abbiamo avuto una strategia ecclesiale altalenante.

Una imperniata sulla contrapposizione alla cultura: le due stagioni antimoderniste di Pio IX e Pio X e la “strumentalizzazione culturale” di Papa Woytila; questa prospettiva si manifesta come rifiuto di alcune “culture o linguaggi”: la soggettività, la democrazia sociale, la libertà, l’analisi psicosociale della vita, la crisi del linguaggio religioso, l’emergere della religione come spiritualità.

L’altra è la prospettiva del dialogo e ripensamento della fede attraverso la categoria Giovannea (Mission de France) dell’aggiornamento. Il Vaticano II nasce proprio dal riconoscimento della opportunità di questa strategia utilizzando la distinzione tra secolarismo e secolarizzazione. Il Vaticano II si conclude con la prospettiva del valore missionario della cultura e il dialogo con il mondo (secolarizzazione) come “via”.

La crisi del cristianesimo dovrebbe essere interpretata come crisi di significato del linguaggio religioso tradizionale che non risponde più alla umanizzazione contemporanea. Le diverse pratiche pastorali devono mettere al centro la questione del senso della religione e dei processi di formazione della risposta di fede.

La fine dei grandi racconti non è stata la “rivincita di Dio”. Una seconda situazione è emersa recentemente. Tra il XIX e XX secolo la cultura ha relativizzato le diverse derive dei grandi racconti o ideologie (o filosofie): quelle del potere, della falsa democrazia, dello scientismo, del naturalismo spirituale, dello psicologismo; ma questo (1979; 1989) non ha segnato il ritorno alla cultura religiosa precedente perché le persone hanno preso distacco dalle ideologie, ma non dalle “aspirazioni” (GS 4; 6; 8; 9; 10; 11; AG 8; 12; 15) che le avevano generate.

La frattura tra fede e cultura ha messo in evidenza la insufficienza del racconto tradizionale incapace di dialogare con i nuovi linguaggi e dare risposta alle aspirazioni della storia.  In modo particolare la crisi dell’annuncio si manifesta nella crisi “irreversibile” del racconto redentivo (la salvezza come perdono dei peccati) e – paradossalmente – nella sua ostinata riaffermazione politica da parte di un settore della chiesa.

I. Pa come problema: c’è crisi di annuncio?
1.Lettura della situazione
2.Strategie di primo annuncio
3.Teologia del PA

II.Il compito del PA: quale è il «lieto annuncio»?
1.La narrazione cristiana oggi
2.Nuove narrazioni
3.Pastorale del PA

sintesi dell’intervento

Francesco: la missione come evangelizzazione

FRANCESCO, Incontro internazionale in occasione del 50° anniversario dell’inizio del Cammino Neocatecumenale, “vatican.va”, 5 maggio 2018.

  • Sento di dirvi qualcosa dal cuore proprio sulla missione, sull’evangelizzazione, che è la priorità della Chiesa oggi.
  • Perché missione è dare voce all’amore fedele di Dio, è annunciare che il Signore ci vuole bene e che non si stancherà mai di me, di te, di noi e di questo nostro mondo, del quale forse noi ci stanchiamo. Missione è donare ciò che abbiamo ricevuto. …
  • Per annunciare bisogna rinunciare. Solo una Chiesa che rinuncia al mondo annuncia bene il Signore. Solo una Chiesa svincolata da potere e denaro, libera da trionfalismi e clericalismi testimonia in modo credibile che Cristo libera l’uomo….

La missione è l’evangelizzazione dell’amore di Dio per ogni persona; fatta con povertà e distacco dai poteri; senza imporre il proprio modello di vita cristiana; rispettando la cultura dei popoli e scoprendo quello che lo Spirito sta realizzando prima dell’arrivo del missionario.

  • “Andate” è il verbo della missione e ci dice ancora una cosa: che si coniuga al plurale. Il Signore non dice: “vai tu, poi tu, poi tu…”, ma “andate”, insieme! Pienamente missionario non è chi va da solo, ma chi cammina insieme. ….
  • Occorre piuttosto accompagnare e attendere, ricordando che il cammino dell’altro non è identico al mio. …
  • Ecco la missione. Non dice: conquistate, occupate, ma “fate discepoli”, cioè condividete con gli altri il dono che avete ricevuto, l’incontro d’amore che vi ha cambiato la vita….
  • Non mettono in prima fila gli aspetti negativi e le cose da cambiare, ma “vedono col cuore”, con uno sguardo che apprezza, un approccio che rispetta, una fiducia che pazienta.
  • Andate così in missione, pensando di “giocare in casa”. Perché il Signore è di casa presso ciascun popolo e il suo Spirito ha già seminato prima del vostro arrivo….

http://w2.vatican.va/content/francesco/it/events/event.dir.html/content/
vaticanevents/it/2018/5/5/50anniversario-camminoneocat.html

 

 

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