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La responsabilità dell’annuncio

Intervento alla 10ª Settimana nazionale di formazione e spiritualità missionaria
Loreto, 30 agosto 2012

La responsabilità dell’annuncio. 1. Il compito dell’annuncio

Realizzerò la mia riflessione in cinque passaggi. Una breve considerazione sul compito dell’annuncio (1); la mia comprensione del valore degli “scenari” che oggi caratterizzano il compito dell’annuncio (2) e i ripensamenti che questi comportano. In primo luogo – non appaia immediatamente strano – lo stesso ripensamento del kerigma, non solo delle tecniche comunicative, dei processi comunicativi, ma della sua stessa identificazione nella pluralità delle interpretazioni neotestamentarie dell’unica esperienza salvifica di Cristo (3). Segue la riflessione sulle pratiche comunicative ripensate a partire dalla costruzione della persona e da come le persone entrano in comunicazione (4). Da ultimo offro la descrizione di  una nuova pastorale di annuncio intesa non come azione specifica, ma come elemento che interagisce con tutta la pastorale.

La responsabilità dell’annuncio. 2. Nuovi scenari per l’annuncio oggi.

La storia della chiesa ha visto diversi contesti o scenari entro cui realizzare il proprio mandato[1]. La evangelizzazione di Gesù fu una predicazione messianica centrata sul dare avvio al regno di Dio. Ma successivamente l’accento venne posto sul confronto con le religioni e le culture differenti. Questo ha portato gli autori del NT a sviluppare diversi aspetti della azione e del mistero della persona di Gesù. Una svolta decisiva fu l’incontro con la cultura ellenista e il rapporto tra fede e politica che portò l’attenzione più sulla definizione teorica della fede e a metter l’accento sulla unità più che sulla pluralità delle interpretazioni. La crisi dell’impero romano favorì la nascita della cristianità dove l’evangelizzazione quasi perse il suo ruolo. La chiesa si limitò a sacramentalizzare e quindi ad occuparsi solo della dottrina. L’identificazione tra evangelizzazione e dottrina si accentuò con la crisi luterana nella quale si rese necessaria una ri-definizione di ciò che propriamente si può intendere con cattolico (o protestante) e quindi necessario per la salvezza. Una visione dottrinale della fede e della esistenza cristiana, questa,  ancora più sottolineata nella predicazione successiva all’Illuminismo e al Vaticano I, nel tempo dell’antimodernismo, con l’intento di negare il valore della modernità e delle scienze[2].

La responsabilità dell’annuncio. 3. La necessità di un ripensamento del kerigma

Quanto affermato [La responsabilità dell’annuncio. 2. Nuovi scenari per l’annuncio oggi] porta a concludere che nuova evangelizzazione, rinnovato annuncio o compito dell’annuncio, chiede un ripensamento della formulazione del kerigma stesso. L’annuncio oggi deve dialogare le radici e prospettive culturali del nostro tempo. Il processo di evangelizzazione e di inculturazione del messaggio è segnato dalle caratteristiche che possono essere lette alla luce della presenza di Dio nella storia.

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