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Formare alla misericordia

Intervento al convegno dei catechisti della diocesi di Oppido Mamertina-Palmi.
25 ottobre 2019 

Ancora oggi, troppo spesso, la catechesi viene intesa solo come azione comunicativa. In realtà Il compito di annunciare e proporre la fede richiede una attività missionaria differente: l’evangelizzazione e il primo annuncio.

Il compito principale della catechesi consiste nel sostenere la risposta della fede fino alla sua maturità. Più esattamente il compito della catechesi è formare la vita cristiana; un compito che possiamo giustamente collegare alla mistagogia.

Mistagogia a significa esercizio per la trasformazione della vita. Questo esercizio diventa cristiano quando vengono superati e completati i cammini delle religioni centrati sui dieci comandamenti.

La mistagogia cristiana prende il compito di realizzare nella vita quotidiana il discorso della montagna, il discorso finale – la rivelazione finale – di Gesù, secondo il Vangelo di Matteo; oppure come ci sta ricordando l’evangelista Luca, fa riferimento al cammino di Gesù verso Gerusalemme.

La finalità della mistagogia quindi non è quella di spiegare gli effetti dei sacramenti; piuttosto è quella di preparare percorsi di apprendistato e trasformazione dell’esistenza. Iniziazione, catechesi e mistagogia coincidono!

1.La misericordia, via della evangelizzazione
2. catechesi formazione misericordia
3.Il catechista animatore dei soggetti missionari

 

Pastorale di evangelizzazione e primo annuncio

Interventi di don Luciano Meddi al seminario di formazione del clero. Torre Artale (PA), 24-25 settembre 2019.

Negli ultimi tre secoli si è sviluppato un lungo dibattito tra fede e cultura. Cultura indica i percorsi di “salvezza” e di interpretazione del mondo. Abbiamo avuto una strategia ecclesiale altalenante.

Una imperniata sulla contrapposizione alla cultura: le due stagioni antimoderniste di Pio IX e Pio X e la “strumentalizzazione culturale” di Papa Woytila; questa prospettiva si manifesta come rifiuto di alcune “culture o linguaggi”: la soggettività, la democrazia sociale, la libertà, l’analisi psicosociale della vita, la crisi del linguaggio religioso, l’emergere della religione come spiritualità.

L’altra è la prospettiva del dialogo e ripensamento della fede attraverso la categoria Giovannea (Mission de France) dell’aggiornamento. Il Vaticano II nasce proprio dal riconoscimento della opportunità di questa strategia utilizzando la distinzione tra secolarismo e secolarizzazione. Il Vaticano II si conclude con la prospettiva del valore missionario della cultura e il dialogo con il mondo (secolarizzazione) come “via”.

La crisi del cristianesimo dovrebbe essere interpretata come crisi di significato del linguaggio religioso tradizionale che non risponde più alla umanizzazione contemporanea. Le diverse pratiche pastorali devono mettere al centro la questione del senso della religione e dei processi di formazione della risposta di fede.

La fine dei grandi racconti non è stata la “rivincita di Dio”. Una seconda situazione è emersa recentemente. Tra il XIX e XX secolo la cultura ha relativizzato le diverse derive dei grandi racconti o ideologie (o filosofie): quelle del potere, della falsa democrazia, dello scientismo, del naturalismo spirituale, dello psicologismo; ma questo (1979; 1989) non ha segnato il ritorno alla cultura religiosa precedente perché le persone hanno preso distacco dalle ideologie, ma non dalle “aspirazioni” (GS 4; 6; 8; 9; 10; 11; AG 8; 12; 15) che le avevano generate.

La frattura tra fede e cultura ha messo in evidenza la insufficienza del racconto tradizionale incapace di dialogare con i nuovi linguaggi e dare risposta alle aspirazioni della storia.  In modo particolare la crisi dell’annuncio si manifesta nella crisi “irreversibile” del racconto redentivo (la salvezza come perdono dei peccati) e – paradossalmente – nella sua ostinata riaffermazione politica da parte di un settore della chiesa.

I. Pa come problema: c’è crisi di annuncio?
1.Lettura della situazione
2.Strategie di primo annuncio
3.Teologia del PA

II.Il compito del PA: quale è il «lieto annuncio»?
1.La narrazione cristiana oggi
2.Nuove narrazioni
3.Pastorale del PA

sintesi dell’intervento

Annunciare la vita eterna

Annunciare la vita eterna. Prospettiva pastorale.
Intervento di don Luciano Meddi al Convegno del Centro Volontari della Sofferenza e Lega Sacerdotale Mariana «Credo la vita eterna, vita risorta». Roma 23 gennaio 2018

 

 

Introduzione

La sociologia religiosa ci fa sapere che esiste un elevato livello di incertezza sul destino finale. Questo vale anche per il campione dei “cattolici dichiarati”; anche nei praticanti gli incerti o non credenti sono il 40%, cioè quasi la metà di chi partecipa ad una liturgia (A. Castegnaro, Gli uomini d’oggi credono ancora nella vita eterna?, «CredereOggi », (2009) 172,5, 6-18).  Le possibili Interpretazioni:  una perdita irreparabile? Una secolarizzazione totale? Oppure una risorsa per l’annuncio? Una semplice ricerca su Google immagini, ma anche una ricerca su Amazon e lo stesso YouTube, ci aiuta a comprendere la pluralità delle interpretazioni.

Un dato culturale

Ma nella cultura il tema della vita eterna non sta scomparendo, si sta trasformando. Nella simbolica esso sta assumendo diverse interpretazioni: la ricerca della vita dell’eterno in noi e nel cosmo; il mistero del dono di Cristo; la vocazione all’unione universale; l’invocazione della presenza di Dio e del dono della sua energia… una ricerca interpretativa sempre presente nella chiesa, come ci ricorda l’immagine dell’incontro tra Dio e l’uomo di Michelangelo  

Le possibili Interpretazioni

Fine del cristianesimo? Fine del linguaggio religioso «pre-scientifico»? Anche il magistero riconosce la necessità di ricomprendere il messaggio racchiuso nel XII articolo del credo apostolico: la situazione attuale è segno della necessità di un linguaggio nuovo per i «novissimi» (L.F. Ladaria; J.Ratzinger-Benedetto XVI; Papa Francesco).

Questo apre la porta alla possibilità di una interpretazione teologica più profonda e all’allargamento dei significati. Ne segnalo almeno tre: la Vita eterna come contenuto del «credo nello Spirito santo» nella interpretazione di Giovanni (spostare il XII articolo del credo?); La vita eterna come segreto della esistenza umana (principio divino in noi); Vita eterna per la rilettura dell’economia sacramentale; Vita eterna come vocazione e destino finale: la comunione con Dio

Il cuore di questo ampliamento è la duplice possibile collocazione di Art. XII «credo la vita eterna»: ri-collegato all’Art. VIII «credo nello Spirito santo» e separato da «credo la risurrezione della carne» di Art. XI

Evangelizzare: compito e compiti della chiesa

Evangelizzare: compito e compiti della chiesa. Lettura missiologica. Intervento di don Luciano Meddi al seminario Missio-Cum-Tom: «Nuovi e antichi Ministeri per la Missione». Verona 6 luglio

Il senso di una evoluzione del termine. In questo tempo la missione e l’esperienza pastorale mostrano un desiderio di approfondire i termini che compongono il tema della evangelizzazione , questo significa incertezza.

Predicare, evangelizzare, annunciare, proporre, trasmettere, comunicare…sono termini che indicano l’esistenza di una evoluzione, una problematizzazione ma anche una polarizzazione proprio sul senso di missione. Essa oscilla tra testimonianza, conquista, dialogo, umanizzazione (concilium nota sulla evangelizza).

Si deve inoltre ricordare la discussione che ha generato EN sul rapporto tra evangelizzazione e promozione umana che, in profondità, si collega al tema del valore e importanza del mistero pasquale in rapporto alle culture e alla storia. Quali sono i signa Dei?

Disambiguare la tradizione? «Guai a me se predicassi il Vangelo!» (1Cor 9,16); «Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito santo…» (Mt 24,19); «Andate in tutto il mondo e predicate il vangelo ad ogni creatura. Chi crederà e sarà battezzato sarà salvo, ma chi non crederà sarà condannato» (Mc 16, 15-16)

Sarà utile partire dalla intuizione racchiusa nella radice semantica del termine: eu-anghelion.

Questo significa che sarà utile riportare il termine ev. all’interno della esperienza di salvezza (integrale) delle persone più che nel primato della interpretazione filosofica della stessa. Riportare la evangelizzazione al Vangelo! (come insegna Evangelii gaudium)

Si deve assolutamente riconsiderare l’evangelizzazione come verbo, come azione dinamica prima che come attività della chiesa. Questa prospettiva è presente in LG e in AG e permette a GS di dare una visione di missione molte legata alla trasformazione della cultura.

Essa ha come soggetto Dio-Trinità nel suo mistero-disegno di compimento della creazione attraverso la libertà della persona. Occorre recuperare la capacità di vedere Dio all’opera mentre evangelizza nella storia e nel cuore dell’uomo. Occorre avere un quadro teologico-missionario.

La Chiesa trova qui diversi e importanti aiuti per definire il compito della evangelizzazione, circa i contenuti e circa i soggetti.

 

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