Category Archives: Francesco I

Essere catechisti, servizio stabile nella Chiesa

L. Meddi, Essere catechisti, servizio stabile nella Chiesa, in Antiquum Ministerium, Elledici, Torino 2021

Il catechista missionario

L. Meddi, Il catechista missionario, non solo un supplente nel campo dell’evangelizzazione

Città del Vaticano (Agenzia Fides) – In occasione della pubblicazione del Motu Proprio “Antiquum ministerium” (=AM) con cui Papa Francesco istituisce il ministero dei catechisti, l’Agenzia Fides ha chiesto al Prof. D. Luciano Meddi, Ordinario di Catechesi Missionaria alla Pontificia Università Urbaniana, di tratteggiare la figura del catechista con particolare riguardo al suo servizio ecclesiale nei territori di missione.

“Il Motu Proprio “Antiquum ministerium” riconosce la dignità e l’importanza di questa figura per la missione della Chiesa. Ma riconosce anche la specifica figura del catechista-missionario. Questo riconoscimento è un momento importante per il cammino missionario, perché fa del catechista un vero agente missionario e non solo un supplente.

Papa Francesco: una catechesi “italiana” per costruire comunità testimoni del vangelo

In occasione del 60° anniversario della istituzione dell’Ufficio Catechetico Nazionale italiano, sabato 30 gennaio Papa Francesco ha rivolto alcune indicazioni per dare slancio alla catechesi italiana anche in vista di un sinodo nazionale.

Il discorso dedicato ad un modello di catechesi per una chiesa sinodale e capace di testimonianza, si è articolato su tre passaggi:

Dopo cinque anni, la Chiesa italiana deve tornare al Convengo di Firenze, e deve incominciare un processo di Sinodo nazionale, comunità per comunità, diocesi per diocesi: anche questo processo sarà una catechesi. Nel Convegno di Firenze c’è proprio l’intuizione della strada da fare in questo Sinodo. Adesso, riprenderlo: è il momento. E incominciare a camminare

  • vorrei condividere tre punti che spero possano aiutarvi nei lavori dei prossimi anni.
    Il primo: catechesi e kerygma.

    • La catechesi è l’eco della Parola di Dio. Nella trasmissione della fede la Scrittura – come ricorda il Documento di Base – è «il Libro; non un sussidio, fosse pure il primo»…La catechesi è dunque l’onda lunga della Parola di Dio per trasmettere nella vita la gioia del Vangelo….
    • Grazie alla narrazione della catechesi, la Sacra Scrittura diventa “l’ambiente” in cui sentirsi parte della medesima storia di salvezza, incontrando i primi testimoni della fede.
    • La catechesi è prendere per mano e accompagnare in questa storia….Suscita un cammino, in cui ciascuno trova un ritmo proprio, perché la vita cristiana non appiattisce né omologa, ma valorizza l’unicità di ogni figlio di Dio.
    • La catechesi è anche un percorso mistagogico, che avanza in costante dialogo con la liturgia, ambito in cui risplendono simboli che, senza imporsi, parlano alla vita e la segnano con l’impronta della grazia.
    • Il cuore del mistero è il kerygma, e il kerygma è una persona: Gesù Cristo. La catechesi è uno spazio privilegiato per favorire l’incontro personale con Lui.
    • Perciò [la catechesi] va intessuta di relazioni personali. Non c’è vera catechesi senza la testimonianza di uomini e donne in carne e ossa. I primi protagonisti della catechesi sono loro, messaggeri del Vangelo, spesso laici
    • Per fare questo, è bene ricordare «alcune caratteristiche dell’annuncio che oggi sono necessarie in ogni luogo: che esprima l’amore salvifico di Dio previo all’obbligazione morale e religiosa… questa è la porta, che non imponga la verità e che faccia appello alla libertà – come faceva Gesù –, che possieda qualche nota di gioia, stimolo, vitalità, e un’armoniosa completezza che non riduca la predicazione a poche dottrine a volte più filosofiche che evangeliche. …
    • Questo esige dall’evangelizzatore alcune disposizioni che aiutano ad accogliere meglio l’annuncio…. vicinanza, apertura al dialogo, pazienza, accoglienza cordiale che non condanna» (Esort. ap. Evangelii gaudium, 165). Gesù aveva questo.
    • È l’intera geografia dell’umanità che il kerygma, bussola infallibile della fede, aiuta a esplorare.
      la fede va trasmessa “in dialetto”. Ma con il dialetto non mi riferisco a quello linguistico, di cui l’Italia è tanto ricca, no, al dialetto della vicinanza, al dialetto che possa capire, al dialetto dell’intimità.
  • Direttorio per la Catechesi. Guida alla lettura 1. Necessità e scopi del nuovo DPC

    R. Fisichella, Guida alla Lettura, in Pontificio Consiglio per la Nuova Evangelizzazione, Direttorio per la Catechesi, San Paolo, Cinisello Balsamo 2020, 5-38.

    Mons. Rino Fisichella nella sua importante Guida alla lettura premessa alla pubblicazione del nuovo Direttorio per la Catechesi (2020 = DPC) ci offre alcune chiavi di lettura per una adeguata comprensione del nuovo documento. Un testo prezioso, organizzato in 4 paragrafi (5-38): Per una memoria storica, Le fondamenta, La struttura architettonica, La catechesi: un incontro fecondo. Ci soffermiamo sul primo paragrafo: per una memoria storica. Questa sezione ci sembra organizzata su tre passaggi.

    La prima parte della Guida, ci offre uno studio delle motivazioni ma anche delle scelte operate dal DPC. La motivazione appare duplice: il contesto di comunicazione mediatica (rafforzato dalla possibilità digitale e dalla globalizzazione) e l’esigenza di inserire nella pratica catechistica le scelte e le direzioni proposte dal recente magistero.

  • Il nuovo DPC (5-7) si inserisce nel cammino di attuazione del Vaticano II, «nuova tappa nella sua [della chiesa] opera di evangelizzazione», che in questo modo intraprendeva «una strada interrotta per secoli», e di cui considera come fonte di rinnovamento principalmente la liturgia che stabilisce un rinnovato rapporto con la Parola di Dio (6). Anche la catechesi ha sviluppato questo rinnovamento che – a nostro avviso aveva contribuito a costruire già in precedenza. L’autore ne segnala le tappe: il Dcg 1971 e il Dgc 1997. Soprattutto di quest’ultimo ricorda l’apporto decisivo per una nuova metodologia e pedagogia con l’introduzione del catecumenato e della mistagogia. Non ricorda invece l’enorme influsso che sulla catechesi ha avuto la pubblicazione dell’OICa nel 1972.
  • Nel secondo passaggio si sofferma sulla motivazione (socio-culturale) che ha generato la pubblicazione del terzo Direttorio: la grande sfida della cultura digitale e la necessaria inculturazione della catechesi (7-10). Lo sviluppo della cultura digitale favorita dalla progressiva globalizzazione comporta un radicale cambio antropologico soggiacente i nuovi modelli comunicativi; un cambio che incide sul compito e competenza ecclesiale di dire la verità e la libertà all’uomo e sull’uomo. Una situazione che chiede alla chiesa un cambio di metodo comunicativo o inculturazione. Compito del DPC sarà suggerire «quali percorsi effettuare perché la catechesi diventi una proposta che trovi l’interlocutore in grado di comprenderla [la fede] e di vederne l’adeguatezza con il proprio mondo» (9). Questo compito è stato illuminato dalla pubblicazione del CCC che Porta fidei, 8, descrive come strumento per «rendere più consapevole e a rinvigorire la loro adesione al Vangelo».
  • Ma la pubblicazione è stata richiesta anche da motivi teologici cioè dal rinnovato contesto ecclesiale (10-16) che per l’Autore è segnato dalla continuità tra il Sinodo su La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana (2012 con la pubblicazione di Evangelii gaudium (2013) e la celebrazione del XXV della pubblicazione del CCC (11). Da questi due riferimenti ecclesiali sembrano scaturire due affermazioni.
    1. Nella prima (11-14) si ricordano i tre contesti della missione contemporanea: la pastorale dei credenti e praticanti; dei battezzati che non vivono le esigenze del battesimo, di coloro che non conoscono o hanno rifiutato Gesù Cristo. Questi contesti sono stati ricordati dal Sinodo 2012 ma si dovrà puntualizzare che nascono da RM (1990) 33-36, e trovano il suo fondamento in AG 6. Una lettura che mette in evidenza come l’azione missionaria sia il paradigma di ogni opera della chiesa (13; cf. EG 14-15) e come l’evangelizzazione ne occupi il posto primario (13). «La catechesi, quindi, va intimamente unita all’opera di evangelizzazione e non può prescindere da essa. Ha bisogno di assumere in sé le caratteristiche stesse dell’evangelizzazione, senza cadere nella tentazione di diventarne un sostituto o di voler imporre all’evangelizzazione le proprie premesse pedagogiche. In questo rapporto il primato spetta all’evangelizzazione non alla catechesi» 13-14.  Ciò permette di comprendere perché alla luce di Evangelii gaudium  si può parlare di una catechesi kerygmatica come tutto il Direttorio  lascia chiaramente trasparire» (13-14).
    2. Nella seconda affermazione (14-16) si prende in considerazione il ruolo del CCC per la inculturazione che si vuole affidare alla catechesi. La Chiesa è «impegnata a presentare la fede come la risposta significativa per l’esistenza umana in questo particolare momento storico». Un compito che viene inteso come «esprimere le novità del Vangelo di Cristo che, pur racchiuse nella Parola di Dio, non sono ancora venute alla luce» (p. 15, con citazione di Papa Francesco nel Discorso nel XXV del Catechismo della Chiesa Cattolica, 11 ottobre 2017). Con citazione indiretta della Prefazione del Catechismo Romano (1566, n. 5) l’autore attribuisce al CCC questa possibilità quando si considerasse il fine ultimo della esposizione della (dottrina della) fede la esplorazione e iniziazione dell’amore di Dio (16). Questa scelta, quindi, per la catechesi «comporta una conseguenza di inestimabile valore pedagogico, quale il rimando all’amore come forma di conoscenza» (16).
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