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Nuova Evangelizzazione a Roma? Ritorniamo al 1990

Roma neve 022A nostro parere è ormai evidente che nella diocesi di Roma va a terminare una stagione pastorale e si debba fare attento discernimento per orientare il futuro.

La stagione che si chiude può essere riassunta nella espressione pastorale missionaria dove il “missionario” veniva inteso come: riconquista, apologia del passato, discredito di ogni espressione della cultura contemporanea, centralizzazione decisionale, marginalizzazione di ogni opinione diversa, ricerca di consensi e appoggi politici.

Il compito iniziatico della comunità oggi

caritasSempre la chiesa ha fatto fatica a proporre alle nuove generazioni la speranza inaugurata da Gesù e a generare credenti. Troppo spesso si è limitata a reclutare  aderenti che si riconoscono nel bisogno religioso. Il nostro tempo non è diverso dagli altri, ma certamente è più complesso. La trasmissione del messaggio, infatti, e la crescita nella adesione e  risposta coraggiosa al Vangelo è sempre più nelle mani della libertà di ciascuno.

Quello che nella pastorale tradizionale era un compito semplice, ora è costruito di tanti passaggi uno legato all’altro. Oltre il trasmettere la propria testimonianza e fede, i credenti devono farsi carico di molte azioni perché la decisione per il Vangelo vinca queste proposte culturali. Iniziare e far crescere sono azioni che si collocano dentro altri passaggi. Si tratta di proporre, pubblicizzare, far aderire, spiegare, confrontare, difendere, far sperimentare, sostenere, guarire,  accompagnare, sviluppare competenze… Se prima si trattava solo di amministrare il battesimo perché la domanda era assicurata, oggi le comunità devono non solo spiegare il rito o istruire i fedeli, ma soprattutto attirarli e far sperimentare la “vita buona del vangelo” perché possa essere desiderata e scelta.

Meddi L., Proporre e formare la vita cristiana. Il compito iniziatico della comunità oggi, in © Caritas Diocesana di Roma, Programma Pastorale 2014-2015, Caritas Diocesana , Roma  2014, 23-30.

 

Generare credenti

logobreveMeddi L., Generare credenti. La complessa realtà pastorale dell’iniziazione cristiana, in Insieme Catechisti, 1991,41, II-XIV. 

Chissà se ce ne siamo accorti. Nella seconda pagina dopo la copertina i nuovi catechismi presentano una nuova «dicitura». In precedenza erano definiti semplicemente catechismi per la vita cristiana. Ora, i nuovi testi, presentano una frase più articolata: Catechismo della
Conferenza Episcopale Italiana: catechismi per la vita cristiana e seguono 4 articolazioni: Documento Base, catechismo per gli adulti, per i giovani e per …l’iniziazione cristiana.

Sono cambiati i catechismi? Non esattamente. Piuttosto si desidera ripresentare l’itinerario catechistico (che ha come finalità la maturità della fede secondo le età evolutive, RdC, c. III) all’interno dell’azione pastorale più vasta che chiamiamo iniziazione cristiana. In questo modo si offre alla catechesi viva una organizzazione più ampia e articolata; un vero e proprio progetto. È necessario però ricostruire l’intero quadro del progetto. 

Il compito di educare nuovi credenti si realizza in un itinerario paziente di continua ri-proposta dell’evangelo. È rivolto a chi crede e ha scoperto la chiamata di Dio, come Abramo. Concretamente si organizza come progressivo incontro con la comunità e il progetto di vita
cristiana. È una iniziazione.

Indice:

1. UNA PAROLA NUOVA?
1.1. Sono cambiati i catechismi? 1.2. Non tutti sono d ’accordo.

2. INIZIAZIONE
2.1. Una riproposta ecclesiale.
2.2. La nota 1. La IC riguarda l’intero processo del divenire cristiani. 2. Deve essere inteso come un processo globale.  3. Diffuso nel tempo. 4. Che ha per soggetti agenti la comunità…
5. …ma soprattutto l’azione trinitaria. 6. Si rivolge a credenti.

3. INIZIARE OGGI

Leggi tutto l’articolo qui.

Annuncio e catechesi per il futuro missionario di Roma

vicariatoQuale catechesi e annuncio per rendere la chiesa di Roma capace di nuova evangelizzazione?

La domanda ne contiene un’altra. Perchè dopo la svolta imposta alla tradizione romana e l’imposizione della metodologia veritativa e apologetica degli anni tra il 1990 e oggi, si deve ancora cercare una soluzione alla difficoltà missionaria dei processi di evangelizzazione e formazione cristiana?

Sono convinto che la prospettiva migliore sia ancora quella proposta al Sinodo della fine degli anni ’80. Essa fu ampiamente discussa e accettata dalle forze vive della Diocesi, ma inaspettatamente non arrivò alla celebrazione finale del sinodo stesso.

La ripropongo qui, sottolineando la modernità della riflessione, la praticità e la adeguatezza delle proposte, perchè possa essere messa a tema nel prossimo convegno diocesano di giugno.

Ecco le affermazioni principali:

      • Da questi interventi emerge una duplice scelta: la priorità dell’evangelizzazione e la catechesi quale itinerario per la formazione di cristiani adulti nella fede.
      • Crescita qualitativa. L’analisi della situazione (nb. il testo si riferisce alla situazione del 1989) lascia emergere un dato positivo: la crescita qualitativa della catechesi che, da isolati momenti in preparazione ai sacramenti della Eucaristia e della Cresima, è passata ad una pluralità di interventi educativi che hanno investito la preparazione a tutti i sacramenti.
      • Elementi critici.  Nonostante ciò, emerge che non tutte le parrocchie hanno recepito le indicazioni del rinnovamento, a tal punto che rimane una sfasatura tra gli orientamenti pastorali del Magistero e della Diocesi…
      • Valutazioni.  Per avviare un progetto pastorale capace di rispondere alle sfide del nostro tempo, occorre precisare che la catechesi deve inserirsi in un contesto di evangelizzazione. In ordine a una visione pastorale, anzitutto: la parrocchia deve recuperare una sua identità, divenendo «scuola di fede», più che semplice luogo nel quale esplicitare un non definito bisogno religioso, incarnandosi nel territorio;
      • In ordine alla catechesi: è indispensabile superare la logica dei corsi catechistici per la recezione dei sacramenti; in questo senso la catechesi non deve fornire solo informazioni su contenuti di fede, ma accompagnare la maturazione umana e cristiana delle persone
      • è importante rivisitare la dinamica della iniziazione cristiana (1989!) . Ciò significa rendere la catechesi meno “scolastica” e più vicina al cammino evolutivo dei fanciulli e dei ragazzi, preparando itinerari differenziati. In questo contesto la catechesi va intesa come «scommessa educativa», in grado di offrire un progetto
        di vita che sappia coniugare fede e cultura, vangelo e concreti orientamenti di vita;
      • Prospettive. La lettura fin qui fatta dei tentativi di questi ultimi anni in ordine alla evangelizzazione e la catechesi, conferma che una catechesi intesa come “itinerario per la vita cristiana” richiede di stabilire priorità irrinunciabili:
        • un’efficace programmazione pastorale che non è un elenco di attività o calendario di iniziative ecclesiali, ma chiara definizione di mete ed obiettivi. Ciò significa operare un’analisi della situazione del territorio; determinare le mete pastorali; individuare correttamente gli obiettivi; selezionare contenuti, mezzi e strategie, scegliendo anche persone adatte per realizzare le scelte individuate; verificare progressivamente lo sviluppo e/o limiti dell’azione pastorale da realizzare con gli organi di partecipazione della comunità cristiana (presbiterio, Consiglio pastorale);
        • una scelta decisa e consapevole di catechesi degli adulti, che sappia evidenziare il progetto di vita di Gesù Cristo come criterio di lettura ed interpretazione dei progetti di vita della cultura contemporanea;
        • un nuovo progetto di iniziazione cristiana che investa l’esistenza, piuttosto che puntare sulla socializzazione religiosa. Il fatto che gli adolescenti vengano lasciati soli nel momento di rendere concreto e operativo il cammino di fede, in un periodo così importante per la loro crescita umana e cristiana, esige che la catechesi punti di più sulla conversione personale, sulla esperienza di fede, sull’ascolto attento della parola di Dio, sulla convinta celebrazione dei sacramenti, sul servizio concreto agli ultimi. Questo motiva l’indicazione circa l’opportunità di conferire il sacramento della Confermazione all’interno di un cammino di fede che si sviluppi non prima della seconda adolescenza (14-18 anni);
        • una formazione sistematica e spirituale dei catechisti che li porti a diventare testimoni, maestri ed educatori.

Qui trovi il testo completo di

Annuncio e catechesi, in Per un Sinodo di popolo. Quindici itinerari di ricerca nella vita della comunità di Roma, Vicariato di Roma, Roma 1989, 29-36.

 

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